Due parole sul “liceo breve”

Liceo quadriennale

Sembra che stavolta non sia né un falso allarme né una bufala: c’è gente che sta seriamente parlando, sia pure come mera sperimentazione, di liceo quadriennale. Sarò diretto: è un’idea demenziale tirata fuori solo per risparmiare qualche spicciolo. Più demenziale di tutto è l’idea che facendo un anno in meno si possano aiutare i ragazzi a entrare prima nel mondo del lavoro. Il mondo del lavoro non è affatto inaccessibile perché le persone si diplomano tardi, è inaccessibile perché manca la formazione (vedi a questo proposito questo articolo di qualche giorno fa). Quando i ragazzi escono dal liceo, non sanno dove sbattere la testa perché non è stato dato loro alcun orientamento. Continua a leggere “Due parole sul “liceo breve””

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Due parole sul “liceo breve”

Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti

In questi anni mi è capitato spessissimo di affrontare con amici e colleghi l’argomento “soldi e cultura”, e da quel che ho capito esistono due scuole di pensiero a riguardo.
C’è chi pensa che fare soldi con la cultura significhi principalmente investire sul turismo, un punto di vista con il quale io ho dei problemi perché la stessa definizione di “turismo” non è chiarissima. “Turista” è chiunque viaggi per diletto, e di conseguenza investire sul turismo significa rendere un luogo piacevole in modo che la gente sia disposta a venire a spenderci dei soldi, cosa che di certo male non fa. Credo tuttavia che perché il turismo sia un’attività realmente lucrativa non si possa prescindere dall’immagine niente affatto edificante di frotte di stranieri cafoni venuti a fotografare un monumento attratti solo dal nome famoso. Mettendo da parte ogni giudizio etico/estetico, il problema di questo scenario dal punto di vista economico è che il principio su cui si basa è unicamente quello dello spillare quanti più soldi possibile ai villeggianti, e pertanto è un sistema che va a vantaggio solo di quei pochi che possono permettersi di mandare avanti un’attività in una zona di interesse turistico. Quella che in gergo si chiama “speculazione”. Continua a leggere “Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti”

Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti

Andate a vedere “Il giovane favoloso”! È, come dice il nome, favoloso!

Scopo del critico è dare a chi lo legge i mezzi per scoprire se vale la pena o meno di andare a vedere un film. Ed è per questo che vi dico senza mezzi termini che il film “Il giovane favoloso”, basato sulla vita di Giacomo Leopardi, merita di essere visto.

No perché uno pensa che, siccome la saga de “La storia infinita” non è infinita (anzi, sarebbe stato meglio se fosse finita subito dopo il primo film) e “Il nome della rosa” non parla di una che si chiama Rosa allora “Il giovane favoloso” non è favoloso. Così non è! La pellicola di Mario Martone è una delle migliori uscite al cinema in questi anni. Una delle poche, in effetti, che all’uscita dalla sala mi spinto a ruggire selvaggiamente e senza alcuna riserva “Due ore ben spese!”.

Il giovane-favolosoSvariati sono i motivi per cui dovreste andare a vedere questo film. Prima di tutto c’è il fatto che, pur essendo un film biografico, di quelli che si propongono di raccontare la vita di un personaggio e non una vicenda legata ad esso (per esempio “Amadeus” racconta la leggenda dell’omicidio del compositore, “Io e Beethoven” la stesura della Nona sinfonia ecc.), e per giunta prodotto dalla RAI, non possiede i difetti tipici dei film biografici. Non c’è un eroe insicuro e incompreso da tutti, non si indugia solo sugli aspetti più conosciuti della sua vita…
Poi ci sono la regia di Martone, il quale indubbiamente è un personaggio che sa che cosa sia il cinema e non si limita a mettere una macchina da presa davanti alla scena come fanno altri, bensì cerca di creare un prodotto godibile per occhi e orecchie, e l’interpretazione di Elio Germano.

“Il giovane favoloso” è inoltre un film che ha il merito di rendere giustizia a un personaggio troppo spesso dipinto in maniera stereotipata come un depresso capace solo di piangersi addosso (anche per colpa di professori che esauriscono il personaggio in due lezioncine su “L’Infinito” e “A Silvia”). Niente di più sbagliato. Leopardi fu un personaggio rivoluzionario, così rivoluzionario da diventare scomodo persino ai suoi contemporanei più rivoluzionari. Ed è stato un sollievo vederlo descritto così nel film.

Concludo quindi l’articolo con uno spezzone di un’altra bellissima pellicola che affronta proprio quest’argomento.

Andate a vedere “Il giovane favoloso”! È, come dice il nome, favoloso!