Chiamatele “bufale”, non “fake news”

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Si sta parlando in questi giorni di una possibile legge contro chi pubblica bufale su internet. Una proposta su cui è lecito avere delle perplessità ma a tal proposito rimando a questo articolo, che le illustra tutte molto bene. In questa sede mi interessa affrontare un altro argomento.

Giornalisti, politici, legislatori, semplici commentatori e quant’altro: piantatela di riferirvi alle bufale con il termine “fake news”. È una cosa inutile, per non dire dannosa.

Inutile perché, se al posto di “fake news” diceste “notizie false”, il senso dei vostri discorsi rimarrebbe inalterato. Non si capisce, quindi, che senso abbia schiaffare un termine in inglese in mezzo a un discorso in italiano. È come se io, di punto in bianco, decidessi di sostituire una parola di questo articolo col suo equivalente rumeno. Sarebbe quantomeno ciudat, non credete? Continua a leggere “Chiamatele “bufale”, non “fake news””

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Chiamatele “bufale”, non “fake news”

Recensione doverosa di “Quo vado?”

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Sono appena stato a vedere l’ultimo film di Checco Zalone e – come da titolo – credo che recensirlo sia quasi un dovere.
Questo perché sono giorni che “Quo vado?” viene citato di sfuggita come un film orribile, senza mai spiegare quali siano esattamente i suoi difetti, come se fossero talmente evidenti da rendere ogni spiegazione superflua.
Per me, che i film di Luca Medici li ho sempre visti con piacere, pur non trovandoli mai da Oscar, tanto evidenti questi difetti non sono e amerei leggere recensioni che entrassero nel merito. Segue la mia.

La storia raccontata nel film è quella di un impiegato statale che, quando una riforma impone l’abolizione delle province, accetta un’infinità di trasferimenti nei luoghi più remoti di Italia (e persino al Polo Nord, in una base italiana di ricerca scientifica) pur di non rinunciare al posto fisso (che “è sacro”, come viene detto più volte nel film).

Il film è nel complesso gradevole, anche se ammetto che trovo fuori luogo le file chilometriche che ho visto al botteghino.
Come i film precedenti di Zalone, “Quo vado?” racconta i difetti della società italiana in un modo che si rivela spesso più arguto e più coraggioso di quanto potrebbe sembrare (pensate alla scena della conferenza stampa di “Sole a catinelle” o – se avete già visto “Quo vado?” – a quelle in cui i genitori di Checco si trovano allibiti di fronte al progressismo della società norvegese).

Quello che manca nel film è la voglia di stupire che era invece presente nei film precedenti. Ricordo che sia durante la proiezione di “Che bella giornata” sia durante quella di “Sole a catinelle” il pubblico in sala rise per tutto il film, sia grazie alle battute sferzanti e imprevedibili che grazie a un ritmo che non troviamo in questo film, dove quasi mai il pedale dell’assurdo viene spinto fino in fondo e in cui una regia alquanto moscia non riesce mai a sottolineare come dovrebbe i momenti salienti.
La trama è abbastanza prevedibile e il tema viene trattato in maniera piuttosto superficiale (francamente penso che l’italianità, anche nella sua incarnazione peggiore, non sia semplicemente macchine parcheggiate in seconda fila) e molto meno genuina rispetto ai lavori precedenti di Zalone. Per tacere della partecipazione straordinaria di uno straordinariamente annoiato Lino Banfi, che nel film interpreta un ex-senatore corrotto.

In definitiva, un film da vedere se non avete di meglio da fare. Con qualche limite, ma è assolutamente sbagliato definirlo – come è stato fatto – “il nuovo cinepanettone”. Ha molto più senso paragonarlo ai film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Fuori luogo anche l’indignazione di coloro che se la sono presa perché il film, al botteghino, ha battuto l’ultimo “Guerre Stellari” o “Harry Potter e i doni della morte – parte 2”. “Quo vado?” è un lavoro di gran lunga migliore rispetto a questi due film, anche se a dire il vero lo è anche “Alex l’ariete”.

Resta però da vedere se con il prossimo film Zalone deciderà di fare il salto di qualità come fecero Aldo, Giovanni e Giacomo al tempo di “Chiedimi se sono felice” o si accontenterà del ruolo – pur dignitosisismo – di macchina per fare soldi.

Recensione doverosa di “Quo vado?”