Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo molto interessante. Così interessante che ho deciso di tradurlo in italiano. L’argomento è il film Disney del 1991 “La Bella e la Bestia”, e dal momento che sta per uscire la versione per ritardati di questo capolavoro ho pensato di cogliere l’occasione per pubblicarlo. Continua a leggere “Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma”

Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma

“FIFA” apre alle nazionali femminili: la reazione del pubblico

Tanto tuonò che piovve. Sembra che dopo averlo annunciato per non so quanti anni di fila i dirigenti della EA Games abbiano deciso di inserire nel nuovo FIFA le nazionali di calcio femminile.
È interessante notare come diverse testate giornalistiche hanno accolto la notizia. Riporto di seguito alcuni commenti.

“Sdoganate per sempre. E sarà la volta buona che anche in Italia il calcio femminile conquisti spazio e considerazione e tifosi. Ma sì partiamo dalla fiction, partiamo dalla fine, anche se nel nostro Paese le donne che giocano a pallone da un bel po’ sono realtà e non finzione.”

(Corriere dello Sport)

“È un passo decisivo per l’identificazione, oltre che per lo scardinamento del pregiudizio.”

(Metro)

“Una bella risposta dall’universo del gaming alle infelici uscite recenti di alcuni rappresentati nostrani del mondo del pallone [in riferimento a una dichiarazione del presidente della LND Belloli].”

“Rappresenta un significativo primo passo nella giusta direzione, finalizzato non solo a garantire la presenza delle quote rosa nella serie di EA Sports, ma anche ad attirare verso la passione videoludica un numero sempre crescente di donne e ragazze.”

(Webnews)

“È la prima volta che il calcio femminile entra in un videogioco. Anche una svolta in attesa che arrivi quella del rispetto da parte dei vertici del calcio.”

(VanityFair)

“FIFA 16 si tinge (finalmente) di rosa.”

(International Business Times)

Non sono mancate le critiche. Diverse persone hanno commentato dicendo che FIFA ha milioni di difetti la cui risoluzione sarebbe molto più urgente rispetto all’introduzione delle nazionali femminili, mentre secondo altri commenti questa innovazione sarebbe uno specchietto per le allodole per nascondere il fatto che il titolo di punta della EA Games avrebbe ormai perso smalto da diversi anni.

Queste critiche sono state bocciate senza appello e bollate come sessismo becero. Su Multiplayer.it i detrattori del nuovo FIFA sono stati definiti “rozzi, infantili e maschilisti” mentre in un già citato articolo uscito su “Metro” Maurizio Baruffaldi afferma che il calcio femminile è bellobellobellobellobello, in quanto “Le caratteristiche femminili sono spudoratamente adatte al calcio. E i maschietti escono dal campo sconfitti in ogni caso.”.

Del resto negli ultimi anni è stato fatto un grosso sforzo per promuovere il calcio femminile. Si va dalla presenza sempre più massiccia di donne e ragazze negli spot televisivi dedicati al calcio (come quello della Coca Cola andato in onda durante l’ultima Coppa del Mondo, o la clip che apriva “Notti Mondiali” nel corso della stessa edizione del trofeo) fino al CT della Nazionale che si presenta a Sanremo con due maglie azzurre da regalare alle conduttrici “perché non bisogna dimenticare il calcio femminile, che è molto importante, e speriamo che in Italia prenda sempre più piede”, passando attraverso esperimenti sociali di dubbio gusto come quello realizzato dal programma “Fattore Umano”, in cui una calciatrice professionista sfidava un gruppo di ragazzini stracciandoli.

Stendiamo un pietoso velo sul fatto che il calcio femminile stia avendo successo grazie a campagne pubblicitarie e a opinionisti che accusano chiunque non lo ami di essere un retrogrado maschilista reazionario, cosa non molto diversa dal vincere un concorso corrompendo tutta la giuria per poi dire di aver vinto grazie alla propria bravura. Quello che mi stupisce in tutto questo è la presenza ricorrente di espressioni quali “la buona volta”, “passo decisivo”, “finalmente”, “una svolta”, “speriamo che prenda piede”, “la giusta direzione”… sembrerebbe che il successo del calcio femminile sia qualcosa di auspicabile per il bene per tutti noi.
“Il calcio femminile è molto importante!” esclama Antonio Conte a Sanremo. Domanda: ma importante per chi? Oggettivamente… cui prodest? Chi sente realmente un disperato bisogno di vedere diffuso il calcio femminile? Io no, sinceramente. Potranno sentirne il bisogno le ragazze che giocano a calcio o quelli che investono nel calcio femminile, ma non ha senso parlarne come di un “bisogno” di tutti noi.

A me questa roba sembra solo marketing. Ed è una delle caratteristiche principali del marketing quella di creare nelle persone bisogni che in realtà non hanno.
Parliamoci chiaro, quello che sta succedendo in questi anni con il calcio femminile è esattamente quello che è successo nel 1929 quando l’American Tobacco Company ampliò il proprio mercato lanciando l’immagine della donna fumatrice emancipata e indipendente. Né più né meno, con l’aggravante che questo sta succedendo oggi. Perché, voglio dire, posso capire che una persona che vive nei primi decenni del ‘900 si faccia infinocchiare da un mucchio di spacciatori di tabacco che le dicono che se comprerà la loro merce sarà più libera, ma da allora sono stati scritti libri su libri sul marketing e sulla propaganda, sono stati prodotti film e documentari, sono stati istituiti dei corsi universitari. Possibile che la gente sia ancora così gnucca da non capire quando le vengono fatti discorsi fintamente ideologici col solo scopo di venderle qualcosa? O addirittura da parlare di teoria del complotto – perché so che alcuni di voi ci stanno pensando – di fronte a un discorso come questo, nonostante la teoria della comunicazione sia un campo di studi universalmente riconosciuto?

Con questo non voglio dire che bisognerebbe vietare alle donne di giocare a calcio. Se qualche ragazza sentisse il bisogno insopprimibile di giocare a calcio o qualche novello Billy Elliot quello di fare danza classica, io non ho nulla in contrario. Però sarebbe giusto farlo, secondo me, nel modo più corretto possibile.

Cito, a questo proposito, l’articolo di una collega blogger che affronta il tema “donne e videogiochi” (si tratta di una videogiocatrice, quindi sa di cosa parla).

“Non sono una psicologa, ma per inserirsi in un gruppo già ben formato e coeso bisognerebbe farlo in punta di piedi. Inoltre a mio avviso, non bisogna pretendere rispetto, in quanto donna, se prima non lo si è guadagnato sul campo.”

Sono d’accordo. Così come se voglio entrare in casa di qualcuno non lo faccio sbattendo la porta, buttando le scarpe in un angolo e stravaccandomi sul divano, se da donna voglio giocare a calcio a fianco degli uomini non impongo la mia presenza con arroganza come se un posto nel panorama calcistico internazionale mi fosse dovuto, non li chiamo “maschietti”, non li sfido con l’intenzione di stracciarli e dare “un calcio al loro onore” (mi sto riferendo all’esperimento sociale di “Fattore Umano”), non li obbligo a volermi con loro pena il marchio di maschilisti retrogradi, e se voglio qualcosa lotto per conquistarmela, non pesto i piedi finché non me la danno per poi dire che me la sono guadagnata con le mie sole forze.
Aggiungerei, visto che si sta parlando di videogiochi e di “avvicinare alla passione videoludica un numero sempre crescente di donne e ragazze” (altra cosa che viene fatta passare come una necessità di tutti noi, ma al massimo è una necessità di quelli che producono e vendono i videogiochi), che non è molto carino fare tutto questo non appena l’attività in questione diventa una moda dopo aver accusato per anni quelli che la praticavano di essere dei nerd sfigati.

Credo di sapere di cosa parlo, dal momento che lavoro in ambiti prevalentamente femminili come la letteratura, il teatro, la musica o il teatro musicale.
In passato ho fatto parte di forum dedicati al mondo del Musical o della letteratura dove la maggior parte degli utenti erano donne, tanto che le admin si rivolgevano al forum dicendo “Ragazze, come va?” (per quelli che avessero studiato grammatica al CEPU insieme alla Boldrini, no, dire “Ragazzi, come va?” rivolgendosi a una platea di ragazze e ragazzi non è la stessa cosa), ho partecipato a concorsi di poesia le cui platee sembravano le sale d’attesa di un ginecologo, ho dovuto sforzare tantissimo la voce per cantare in cori polifonici in cui per ogni uomo c’erano dieci donne, ho diretto spettacoli con collaboratrici (assistenti ecc.) e orchestre completamente femminili, ho anche giocato a pallavolo per un breve periodo, e attualmente lavoro per un giornale la cui redazione in cui sono l’unico elemento di sesso maschile.
Mai una volta sono andato in giro a dire “Ehy, ragazzi! Guardate che io lavoro in un campo prettamente femminile! Che boss che sono! Sto dimostrando che anche gli uomini sanno cantare! Deal with it! E nonostante questo non ho perso la mia mascolinità!” (anzi, a questo proposito credo anche di aver dovuto rinunciare a parte della mia mascolinità per dedicarmi a certe cose). Un atteggiamento come quello avremmo potuto definirlo, in mancanza d’altro, “invidia della vagina”

Così come, se giocare a calcio o coi videogiochi non è di per sé invidia del pene, giocare a calcio o coi videogiochi e volere a tutti i costi farlo pesare al mondo intero è DECISAMENTE invidia del pene.

Invidia del pene

Bisogna distinguere la passione genuina per una cosa e l'(altrettanto genuina ma differente) ambizione a possedere qualcosa che è appannaggio dell’altro sesso.
Neanche io sono uno psicologo, quindi non posso parlare con chissà quale cognizione di causa. Però posso parlare della mia esperienza personale.

Credo che sia normale il desiderio di inserirsi in quello che potremmo definire “il mondo dell’altro sesso”. Io quando ero adolescente soffrivo di invidia della vagina: osservavo morbosamente cose come gli assorbenti, gli attrezzi per depilarsi o quelli per truccarsi, avevo un’idea mistica dei rituali per i quali erano pensati questi oggetti e qualche volta indossavo – o immaginavo di indossare – dei vestiti da donna. Credo anche di aver usato il burrocacao come un surrogato del rossetto. Dico tutte queste cose senza vergognarmene perché credo facciano parte dell’infanzia o della pubertà di molte persone.
E ovviamente – quasi me ne dimenticavo – mi incazzavo quando sentivo dire la frase “gli uomini non possono capire” rivolta a borse, scarpe, trucco, ciclo mestruale e altre cose del genere. Come si permettevano di dirmi che non potevo capire queste cose? O che non potevo capire qualcosa in generale? Mi consideravano forse un idiota?

In realtà ci ho messo diversi anni a capirlo ma evitare di immischiarsi nella cosiddetta “roba da donne”, da parte di un uomo, è un atto di cortesia. Perché ovviamente è assurdo pensare che un uomo non possa capire come ci si trucchi (o una donna il fuorigioco) quando il cervello umano è in grado di capire la teoria delle stringhe (e quando è alquanto probabile che diversi trucchi, robe per depilarsi e via discorrendo siano state inventate da degli uomini). Se da uomini ci tiriamo fuori dai giochi quando si parla di “cose da donne” lo facciamo per non essere invadenti, per il rispetto per ciò che quelle cose rappresentano (e anche perché – salvo alcune eccezioni – di quelle cose in genere ce ne frega poco, al di là di quello che rappresentano).
È una questione di delicatezza. E la delicatezza è una cosa di cui oggi ci si ricorda di rado, perché le innovazioni sensazionalistiche nei videogiochi fanno molto più rumore.

“FIFA” apre alle nazionali femminili: la reazione del pubblico

Cronistoria del trash romatico/generazionale degli ultimi anni: introduzione

Di recente è uscito il film tratto da “50 sfumature di grigio”. Non ho letto il libro e non me ne fregava niente del film, tuttavia sentivo che un sacco di gente ne parlava come di un film “antifemminista” (leggi “maschilista”) che istiga alla violenza sulle donne; la cosa mi ha incuriosito e me lo sono visto (ovviamente in streaming, non spendo soldi per un film che al 99% sarà una porcata).
Ovviamente il film non aveva niente di antifemminista e mi ha fatto schifo, ma di questo parleremo a tempo debito. Per ora il punto è che dopo aver visto questo film mi sono messo a pensare a come siamo arrivati ad avere nelle sale cinematografiche e nelle librerie questo trash. Mi sono messo a pensare al trash degli ultimi anni, ai libri adolescenziali e ai film che ne sono stati tratti. Continua a leggere “Cronistoria del trash romatico/generazionale degli ultimi anni: introduzione”

Cronistoria del trash romatico/generazionale degli ultimi anni: introduzione

Un paradosso sessantottino

Sta avendo un grande successo in rete un video in cui una ragazza, camminando per New York, colleziona ben 108 apprezzamenti e tentativi (più o meno rustici) di approccio. Secondo i promotori di questo esperimento sociale, questo video dimostrerebbe che al giorno d’oggi una ragazza non può camminare per strada senza essere molestata.

Premetto che personalmente trovo che questo video sia l’ennesimo tentativo (purtroppo andato a buon fine) di raccattare condivisioni dicendo alla gente quello che vuole sentirsi dire. Basti pensare che il video in questione è stato girato in una zona piuttosto disagiata, vale a dire che gli autori hanno falsato l’esperimento in modo da ottenere i risultati desiderati. Già questo la dice lunga circa la loro serietà.

A dispetto di quanto riportato nella didascalia, credo che su internet si possa trovare qualche walkthrough.
A dispetto di quanto riportato nella didascalia, credo che su internet si possa trovare qualche walkthrough.

Ad ogni modo molte persone hanno espresso perplessità per questo video, chiedendosi se sia opportuno definire “molestia” un apprezzamento (sia pure volgare), un tentativo d’approccio o addirittura un semplice saluto. E, contrariamente a quello che forse avete sentito dire in giro, non sono solo gli uomini a essere rimasti perplessi. Ho letto diversi commenti di donne che pensano che in quel video non si veda nulla di tanto allarmante. Questo naturalmente non dimostra niente; lo dico solo per rispondere a quelli che dicono cose come “Chi dice che certe molestie non sono tali lo dice perché è un uomo, e gli uomini certe cose non possono capirle.”.

Si tratta, in ogni caso, di perplessità lecite.
Per molte persone la molestia si configura nel momento in cui una donna si sente infastidita dal comportamento di un uomo: se alla donna dà fastidio quello che fai, sei un molestatore. Che è un po’ come dire “rigore è quando l’arbitro fischia”. Una definizione, secondo, troppo soggettiva. Quello che qualcuno potrebbe percepire come una molestia qualcun altro potrebbe trovarlo normale.
Se dobbiamo definire qualcuno un molestatore, invece, dobbiamo considerarlo tale a prescindere.

Per come la vedo io, perché si possa parlare di molestia deve esserci la volontà di molestare da parte di qualcuno. Sono d’accordo con chi dice che anche un semplice “ciao” può essere una molestia, se dietro quel “ciao” c’è l’intenzione di infastidire o magari di provocare, come spesso capita. Se non c’è malizia, però, non si può parlare di molestia, a prescindere da quanto ti dà fastidio il comportamento di qualcuno. Anzi, in alcuni casi potresti essere tu a dover cambiare atteggiamento. Vedi il caso (probabilmente estremo, me ne rendo conto) di un tizio che non vuole che uno straniero si sieda al suo fianco su un mezzo pubblico: può sentirsi molestato quanto vuole ma è lui che ha un problema (di intolleranza) non il tizio che si è seduto vicino a lui.
Insomma, bisogna vedere prima di tutto quali sono gli intenti del supposto molestatore.

Ora, io suppongo che l’intento di un uomo che chiede il numero di telefono di una sconosciuta per strada sia quello di conoscerla per poi eventualmente portarsela a letto. La domanda è: questo è lecito o non lo è?

Se rivolgessimo questa domanda a un uomo vissuto cento anni fa la risposta sarebbe scontata: certe cose si fanno – se si fanno – a tempo debito, e se una ragazza non ti è stata presentata ufficialmente non devi neppure rivolgerle la parola. Punto.
E più si va indietro nel tempo più il codice di comportamento diventa rigido. Nell’800 ci si dava del voi persino tra marito e moglie, ed era considerato sconveniente che un ragazzo e una ragazza passassero del tempo da soli. Se avete visto film come “Il padrino”, “L’albero degli zoccoli” o vi ricordate di canzoni come “Io, mammeta e tu” capite a cosa mi riferisco.

Un approccio romantico ne
Un approccio romantico ne “L’albero degli zoccoli”.
Appuntamenti galanti ai tempi di Mike Corleone
Appuntamenti galanti ai tempi di Mike Corleone

Se invece rivolgessimo questa domanda a un uomo di quest’epoca, la risposta dovrebbe essere altrettanto scontata: amore libero, rapporti umani liberi a prescindere dalla provenienza sociale, dalla famiglia e dal background culturale.

Quando giunsi a una distanza di circa 10-15 centimetri da lui (no, cioé) mi venne quasi spontaneo inginocchiarmi (no) e fargli questa domanda (cioè):
Quando giunsi a una distanza di circa 10-15 centimetri da lui (no, cioé) mi venne quasi spontaneo inginocchiarmi (no?) e fargli questa domanda (cioè): “Maestro che cosa vuoi che io faccia per te?”. E lui rispose: “LOVE, LOVE, LOVE!”.

Il paradosso consiste nel fatto che questa è la stessa risposta che mi aspetterei da una femminista. Dopotutto questa mentalità è figlia di una rivoluzione culturale (quella degli anni ’60) a cui ha preso parte attiva anche il femminismo. E non sono certo gli antifemministi a difendere a spada tratta il diritto di una ragazza a fare sesso con chi le pare e piace, sia pure una persona che conosce da poco, o a scandalizzarsi se si dà della troia a una donna che ha tanti partner sessuali. Quindi tecnicamente la condanna nei confronti di un uomo che fa er piacione con una sconosciuta sarebbe più lecito aspettarsela da un antifemminista.

Mi viene in mente Don Giovanni, che nell’opera omonima pronuncia la frase “È aperto a tutti quanti! Viva la libertà!”, aprendo le porte del suo palazzo a persone di tutti i sessi e di tutte le estrazioni sociali. Paradossalmente un personaggio non certo femminista, anzi, definito maschilista da molti, sembra possedere un punto di vista molto più sessantottino di chi vive nell’epoca post-sessantotto e parla di conoscere ragazzi tramite compagnie di amici o eventi mondani.

Alice is into casual sex, ma non confondete la cosa con l'essere una zoccola. Si tratta, infatti, di due cose diversissime!
Alice is into casual sex, ma non confondete la cosa con l’essere una zoccola. Si tratta, infatti, di due cose diversissime!

Aggiungerei, a questo proposito, che personalmente mi sento abbastanza conservatore da questo punto di vista, nel senso che non disdegno rapporti umani informali, mi importa poco di fattori quali l’età o l’estrazione sociale ma credo comunque che certe cose vadano fatte con una certa raffinatezza e con le giuste tempistiche.
Il problema è che mentre io aspetto di fare tutto con le giuste tempistiche la ragazza con cui voglio farlo si è già trombata mezzo quartiere.
Ma questo è un altro discorso.

A questo punto, in ogni caso, mi domando come possiamo uscire da questo paradosso. Per come la vedo io, abbiamo due opzioni:

  1. Certe libertà esistono per le donne per gli uomini, vale a dire che una donna può accettare sesso da uno sconosciuto ma uno sconosciuto non può offrirglielo. Con buona pace di chi afferma che la promiscuità sessuale di un uomo sia più accettata di quella di una donna.
    Non è chiaro, infatti, come dovrebbe fare un uomo per entrare in contatto con una sconosciuta, se non attaccando bottone con una frase di circostanza.
    Qualcuno suggerisce frasi come “Buonasera, signorina. La trovo molto carina, posso conoscerla?” ma già questa è una frase molto formale (non molto diversa da ciò che nell’ottocentesco avrebbero definito “domandare la mano di una ragazza”) e per di più decisamente troppo fredda per la circostanza (almeno i damerini dell’800 erano formali ma romantici).
  2. Chi parla di amore libero in realtà non si rende conto di cosa questa espressione significa in pratica, non ha calcolato tutte le possibili conseguenze di certi atteggiamenti, propone di distruggere rituali antichi di millenni senza cercare prima di capire a cosa servano, solo perché non gli piacciono di primo acchito. Nel primo caso siamo davanti a un’ideologia ingiusta, nel secondo caso siamo davanti a un’ideologia superficiale ed immatura e quindi inutile.

A voi la scelta.

Un paradosso sessantottino