Cose che non tornano in “Harry Potter”

Il 26 giugno del 1997 uscì nel Regno Unito “Harry Potter e la pietra filosofale”, primo libro della serie “Harry Potter”, che ha reso celebre e schifosamente ricca la sua creatrice J. K. Rowling. Sono passati esattamente vent’anni da quel giorno e per l’occasione ho pensato di pubblicare questo elenco di tutti i buchi di trama e le incongruenze che ho notato nella saga (mi riferisco alla saga cartacea, gli imbarazzanti film che ne sono stati tratti nemmeno li considero). Continua a leggere “Cose che non tornano in “Harry Potter””

Cose che non tornano in “Harry Potter”

Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore

Di recente ho recensito su questo blog il film “Baywatch” di Seth Gordon. Naturalmente ho dato un’occhiata anche alle altre recensioni reperibili sul web e mi sono trovato di fronte a frasi di questo tipo:

“Baywatch” ha il pregio di aver evitato eccessi sessisti verso le sue protagoniste, che rimangono in costume o abiti leggeri ma pur sempre vestite.

In primis si deve sottolineare che più di un film trattasi di un telefilm lungo , con tempi e sceneggiatura televisivi e dialoghi parimenti improntati ad una volgarità discretamente divertente e per una volta sessista non nei confronti del genere femminile ma verso il maschile.

Insieme a “buonista” e “analfabeta funzionale”, “sessista” è una delle espressioni più usate a sproposito al giorno d’oggi. Tanto che viene spontaneo pensare al buon vecchio Inigo Montoya e alla sua storica frase: “Dici sempre esta parabla. No creo que vol decir quello che pensi tu”.
Stando al dizionario il termine “sessismo” indica la “tendenza a valutare la capacità o l’attività delle persone in base al sesso ovvero ad attuare una discriminazione sessuale”, e davvero non si capisce in che modo tale discriminazione potrebbe essere effettuata mostrando le tette di un personaggio. Dipenderà dal fatto che così facendo il personaggio viene ridotto a un oggetto privo di spessore?
C’è una cosa che molte persone dimenticano a questo proposito, ed è che a rendere insignificante un personaggio non è il fatto che la sua funzione sia eccitare lo spettatore ma il suo essere passivo. Continua a leggere “Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore”

Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore

“Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film

Baywatch

Quando si parla di pop-corn movie, l’errore più comune è quello di pensare che non debbano essere film di qualità. Come se “qualità” fosse sinonimo di “discorsi impegnati che si fa fatica a seguire”. Non è così che funziona: un film è un film “di qualità” nel momento in cui riesce nel suo intento, quale esso sia.
Anche un film pensato per far riflettere, se fatto bene, non avrà bisogno di uno spettatore che gli stia dietro, ma lo coinvolgerà a prescindere.
Il fatto che un film sia pensato per intrattenere non lo rende al di sopra di ogni critica. Come tutti i film, i pop-corn movie possono essere belli o brutti. Quelli brutti sono noiosi, poco coinvolgenti e scontati. Continua a leggere ““Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film”

“Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film

Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no

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In questi giorni esce al cinema “La vendetta di Salazar”, facente parte del franchise “I pirati dei Caraibi”, iniziato nel 2003 con il film “La maledizione della prima luna”.

Quest’ultimo è uno dei film d’avventura più belli che abbia mai visto. Un sapiente mix di azione e umorismo, ironia e sentimento, con un cast indovinatissimo. Il resto del pubblico è d’accordo con me, infatti il successo è stato tale da dare vita a ben quattro sequel, nessuno dei quali particolarmente riuscito. Si salva giusto il secondo, a patto di non prenderlo troppo sul serio, ma solo per il ritmo molto incalzante e una buona dose di fan-service che non guasta mai.

Vi siete mai chiesti, tuttavia, cos’abbia in più “La maledizione della prima luna” rispetto ai seguiti che ha generato? Io ho una mia idea in proposito e vado a esporvela. Continua a leggere “Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no”

Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no

Il meglio e il peggio di sequel, prequel, remake e reboot

È tempo di riciclaggi cinematografici. Nel giro di pochi anni i produttori di Hollywood e non solo hanno riscaldato minestre di ogni tipo, proponendoci sequel, prequel, revival, remake e reboot di ogni sorta. Abbiamo visto i seguiti di “Jurassic Park”, “Indiana Jones”, “Il Signore degli Anelli”, “Spiderman”, “Star Wars”, “Star Trek”, “I fantastici 4” e una serie di orripilanti versioni in live-action di certi film Disney di successo. Pare si preparino anche i sequel di “Indipendence Day”, “Alla ricerca di Nemo” e persino Mel Brooks ha annunciato di voler fare un seguito di “Balle spaziali” (gosh!).
In un’epoca in cui basta che un film abbia successo nel primo weekend per garantire un guadagno ai produttori, si punta al titolo di richiamo e chissenefrega del resto. I fan di un determinato franchising verranno a vedere il film in ogni caso.

Io non sono contrario al concetto di sequel/prequel/reboot in sé, quanto al fatto che si ricicli qualsiasi cosa purché abbia un discreto numero di fan ancora in vita.
L’altro giorno stavo chiacchierando con alcune persone riguardo al flop al botteghino del reboot di “Gosthbusters” e una di queste ha detto una cosa sacrosanta:
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Il meglio e il peggio di sequel, prequel, remake e reboot

Maratona cinematografica di Batman – “Mad love”

Pochi ricordano che due anni fa, in occasione del settantacinquesimo anniversario di Batman, dedicai una serie di recensioni ai film che lo vedevano protagonista. Quest’anno sono usciti altri due film che hanno a che fare più o meno indirettamente con l’uomo pipistrello (sì, i produttori di Hollywood hanno una fervida immaginazione): “Batman VS Superman” e “Suicide Squad”.
Non aspettatevi una recensione esaustiva su questi due film: il primo fa schifo, il secondo pure. Bon. Ce li siamo tolti di torno. Non ho altro da dire a riguardo. Eccetto questa: una delle cose che mi hanno fatto trovare imbarazzante “Suicide Squad” è il modo in cui è stato reso il personaggio di Harley Quinn.

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Maratona cinematografica di Batman – “Mad love”

Recensione doverosa di “Quo vado?”

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Sono appena stato a vedere l’ultimo film di Checco Zalone e – come da titolo – credo che recensirlo sia quasi un dovere.
Questo perché sono giorni che “Quo vado?” viene citato di sfuggita come un film orribile, senza mai spiegare quali siano esattamente i suoi difetti, come se fossero talmente evidenti da rendere ogni spiegazione superflua.
Per me, che i film di Luca Medici li ho sempre visti con piacere, pur non trovandoli mai da Oscar, tanto evidenti questi difetti non sono e amerei leggere recensioni che entrassero nel merito. Segue la mia.

La storia raccontata nel film è quella di un impiegato statale che, quando una riforma impone l’abolizione delle province, accetta un’infinità di trasferimenti nei luoghi più remoti di Italia (e persino al Polo Nord, in una base italiana di ricerca scientifica) pur di non rinunciare al posto fisso (che “è sacro”, come viene detto più volte nel film).

Il film è nel complesso gradevole, anche se ammetto che trovo fuori luogo le file chilometriche che ho visto al botteghino.
Come i film precedenti di Zalone, “Quo vado?” racconta i difetti della società italiana in un modo che si rivela spesso più arguto e più coraggioso di quanto potrebbe sembrare (pensate alla scena della conferenza stampa di “Sole a catinelle” o – se avete già visto “Quo vado?” – a quelle in cui i genitori di Checco si trovano allibiti di fronte al progressismo della società norvegese).

Quello che manca nel film è la voglia di stupire che era invece presente nei film precedenti. Ricordo che sia durante la proiezione di “Che bella giornata” sia durante quella di “Sole a catinelle” il pubblico in sala rise per tutto il film, sia grazie alle battute sferzanti e imprevedibili che grazie a un ritmo che non troviamo in questo film, dove quasi mai il pedale dell’assurdo viene spinto fino in fondo e in cui una regia alquanto moscia non riesce mai a sottolineare come dovrebbe i momenti salienti.
La trama è abbastanza prevedibile e il tema viene trattato in maniera piuttosto superficiale (francamente penso che l’italianità, anche nella sua incarnazione peggiore, non sia semplicemente macchine parcheggiate in seconda fila) e molto meno genuina rispetto ai lavori precedenti di Zalone. Per tacere della partecipazione straordinaria di uno straordinariamente annoiato Lino Banfi, che nel film interpreta un ex-senatore corrotto.

In definitiva, un film da vedere se non avete di meglio da fare. Con qualche limite, ma è assolutamente sbagliato definirlo – come è stato fatto – “il nuovo cinepanettone”. Ha molto più senso paragonarlo ai film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Fuori luogo anche l’indignazione di coloro che se la sono presa perché il film, al botteghino, ha battuto l’ultimo “Guerre Stellari” o “Harry Potter e i doni della morte – parte 2”. “Quo vado?” è un lavoro di gran lunga migliore rispetto a questi due film, anche se a dire il vero lo è anche “Alex l’ariete”.

Resta però da vedere se con il prossimo film Zalone deciderà di fare il salto di qualità come fecero Aldo, Giovanni e Giacomo al tempo di “Chiedimi se sono felice” o si accontenterà del ruolo – pur dignitosisismo – di macchina per fare soldi.

Recensione doverosa di “Quo vado?”