Quei commenti noiosi e ripetitivi contro Roberto Benigni

ANSA/ TV: RIECCO BENIGNI, CON TUTTODANTE IN PRIMA SERATA SU RAI2

È vero. Roberto Benigni, come comico, non fa un monologo decente dal ’96 (anno del tour “Tuttobenigni 95/96”). Come regista non tira fuori un film decente dal ’97 (forse addirittura del ’94, anno di uscita de “Il mostro”). Come divulgatore segue sempre la stessa formula, qualche volta efficace e qualche volta no, che consiste nel fare qualche fiacca battuta sulle più recenti vicende politiche per poi passare a leggere qualcosa (che si tratti di Dante, dell’Inno di Mameli, della Costituzione o delle istruzioni della lavastoviglie) con entusiasmo non sempre genuino.
È vero anche che da qualche anno Benigni ha fatto del buonismo il suo marchio di fabbrica e che continua ad atteggiarsi a “scheggia impazzita” senza esserlo più probabilmente da molto tempo. Continua a leggere “Quei commenti noiosi e ripetitivi contro Roberto Benigni”

Quei commenti noiosi e ripetitivi contro Roberto Benigni

La chiusura di “Miss Italia”: Viaggio di sola andata da Goebbels alla Boldrini

“Miss Italia” è stata cancellata dal palinsesto della RAI. E vabè.

Dopo questa decisione la presidente della Camera si è complimentata con il servizio pubblico definendo la sua “una scelta di civiltà”.
Questa affermazione è una scemenza. In tutti i sensi.

In primo luogo, al limite è stata una scelta di marketing. “Miss Italia” è stata cancellata perché non faceva ascolti. Non crediate che a qualcuno sia venuto in mente di cancellare il programma perché lo riteneva incivile, perché non è così.

In secondo luogo, “Miss Italia” non era civile, era civilissima. Per questo ha chiuso i battenti.
Era un gioco tranquillo, pacioso, bene educato, ingenuo, persino un po’ sciocco. Nessuno urlava, nessuno litigava, nessuno dava spettacolo di sé (ci hanno provato nelle ultime edizioni, ma non sono riusciti a convincere nessuno).
Se facciamo due passi indietro nella Storia, scopriamo che “Miss Italia” rappresentava una televisione all’antica, quella di “Canzonissima”, di “Fantastico”, dei presentatori in smoking, delle gag comiche da dieci minuti e del pubblico che si stupiva vedendo una ballerina coperta di paliette.
Oggi il pubblico non si stupisce più per così poco, non ha più voglia di stare a sentire un comico per dieci minuti e il presentatore lo vuole zaurdo, così l’hanno chiuso.
Altro che scelta di civilità. L’hanno chiuso proprio in nome della volgarità, per fare spazio agli Enrico Papi.

In un certo senso, questa scelta è condivisibile. Non ha senso tentare di replicare la TV degli anni ’50, perché gli anni ’50 sono passati. Basti pensare al tristissimo remake di “Carosello” recentemente mandato in onda dalla RAI.
Per capire “Miss Italia” bisogna pensare che gli anni del suo successo sono stati gli anni del boom economico. Non è che all’epoca l’idea del concorso di bellezza fosse una genialata, ma l’Italia che guardava la TV era un’Italia molto più spensierata che poteva accettare l’idea di un programma frivolo.
Oggi il Paese non è meno frivolo ma è un Paese che sente di avere dei problemi e vuole quantomeno avere la sensazione di indignarsi. Vuole guardare “Forum” e arrabbiarsi con lo schermo televisivo, anche se sa che tanto è tutto finto.
Inoltre, all’epoca c’era un pubblico entusiasta, che si metteva davanti alla televisione e aveva voglia di vedere cosa si sarebbero inventati gli autori per farlo divertire. E così diventava possibile anche un programma basato sul nulla, con un pretesto stupidissimo per far vedere presentatori ben vestiti, invitare mattatori (si pensi alla partecipazione di personaggi come Alberto Sordi e Raimondo Vianello)… insomma, mettere in moto quel grande macchinario che era un piacere vedere all’opera.
Perché questo era “Miss Italia”: un pretesto frivolo come un altro per far vedere come siamo bravi a organizzare le cose. E difatti ha smesso di valere qualcosa quando ha deciso di prendersi sul serio (vedi perle come “La bellezza è un talento!”).

https://www.youtube.com/watch?v=XPjtEkc6BD8

Molti detrattori del concorso fin qui ci arrivano, ma sono infastiditi dal fatto che il ruolo di pretesto frivolo fosse affidato alle ragazze.
Per esempio, ho sentito dire che il concorso andrebbe bene se le ragazze si auto-organizzazzero. Resta da capire quante modelle siano anche parrucchiere, sarte, truccatrici, elettriciste e Alberto Sordi, ma soprassediamo.
Più che altro mi chiedo… perché? Una donna non può aver voglia di giocare? Non può volersi prendere poco sul serio? E un uomo non può aver voglia di fare il fanfarone?
Quelli che si lamentano per l’offesa alle donne stanno denunciando quello che secondo loro è un reato di lesa maestà. Signori miei… sono cento ragazze. Non sono necessariamente cento divinità e se sorridono a un fotografo non è come se qualcuno avesse nominato il nome di Dio invano.

Oggi si parla parecchio a sproposito di ironia ma “Miss Italia” era effettivamente un programma ironico. Il suo scopo era creare una situazione in cui gli italiani potessero prendersi in giro. C’era il marito onesto lavoratore che andava a vedere le selezioni di “Miss Italia” per atteggiarsi a provolone con qualche ragazza, la mogliettina che si fingeva preoccupata per l’integrità del talamo nuziale e quando sfilavano le modelle gli tappava gli occhi, il pudico rossore del figlioletto ancora incapace di reggere la vista di una bella ragazza dal vivo e così via. Se non lo si vede in quest’ottica, diventa semplicemente una palla mostruosa. Questo vale per Milly Carlucci e il suo “la bellezza è un talento” e vale anche per gli indiganti di cui sopra.
Insomma, è abbastanza palese che “Miss Italia” non fosse niente di incivile. Eppure si può dire che chiuderla è stata una scelta di civiltà ed essere presi sul serio. Questa scemenza non viene neppure lontanamente percepita come un’inesattezza. Come è possibile una cosa simile?
In fatto è che negli ultimi anni ogni edizione è stata preceduta da una tiritera, un rumore di fondo più fastidioso e ripetitivo di una vuvuzela, che descriveva “Miss Italia” come un mercato della carne.
Ogni anno internet si riempiva di articoli indignati, tutti identici tra di loro tanto da sembrare concorrenti delle ultime edizioni di “Miss Italia”, in TV si scatenavano dibattiti inferociti sul corpo delle donne (sacra reliquia che è impossibile usare per un giochetto stupido, ricordiamo), e qualcuno di questi era anche fomentato dall’ufficio stampa del concorso, che si vedeva fare un sacco di pubblicità gratuita.
E alla lunga ‘sta tiritera l’abbiamo imparata. A furia di averla sotto gli occhi più spesso della verità oggettiva (le persone che chiaccherano al bar di “Miss Italia” sono molte più di quelle che la guardano) la abbiamo imparata tutti.
È la vecchia storia della bugia che, ripetuta un milione di volte, diventa una verità.
Dite un milione di volte che la satira non c’entra con la politica e diventerà vero, dite un milione di volte che “transessuale” è sinonimo di “prostituto” e diventerà vero, dite un milione di volte che tutti i clandestini d’Italia passano per Lampedusa e diventerà vero, dite un milione di volte che “Miss Italia” è un mercato delle vacche e anche questo diventerà vero.

La chiusura di “Miss Italia”: Viaggio di sola andata da Goebbels alla Boldrini

Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica

Si parla molto in questi giorni (tutti i giornalisti sognano di dire questa frase, appena se ne presenta l’occasione) di pirateria informatica. Il motivo lo avete saputo da enti di informazione meno pigri di questo: l’imminente votazione delle leggi SOPA e PIPA e la chiusura del sito di file-sharing Megaupload (con annesso Megavideo). Essendo io un appartenente alla categoria che questi signori dicono di voler proteggere, ossia quella degli autori, una serie di pensieri riguardanti la pirateria informatica ha attraversato la mia mente. Ho parlato con tantissimi autori, sia emergenti che affermati, nella mia vita; ne avessi mai trovato uno contrario alla pirateria informatica. Deve essere perché i produttori che si preoccupano della pirateria possono essere giusto quelli di gente che non sono abituato a frequentare, come Jovanotti, personaggi che non hanno bisogno di anteprime perché, tanto, la gente li segue perché lo fanno tutti. Se sei, che so io, l’editore di Fumetti Disegnati Male (i cui autori, infatti, pubblicano su internet tutto quello che fanno), fai di tutto perché i tuoi fumetti siano più noti possibile, in modo che i lettori abbiano una base su cui scegliere il tuo libro piuttosto che un altro. La gente non compra a scatola chiusa; i produttori lo sanno e cercano spesso di incoraggiare la diffusione di anteprime. Per citare un utente di YouTube che era stato rimproverato per aver pubblicato lo spezzone di uno spettacolo filmato col videofonino, “basta con questo accanimento verso chi non danneggia affatto il lavoro di un artista, anzi, lo pubblicizza”! Secondo certa gente, io non dovrei andarmi a vedere dal vivo uno spettacolo di tre ore perché, tanto, c’ho il video di trenta secondi fatto col telefonino… La verità è che metà della produzione artistica che c’è in giro nessuno la conoscerebbe, senza la pirateria informatica. Continua a leggere “Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica”

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