Una doverosa precisazione sullo spot della Dove

Spot Dove

La Dove, nota azienda produttrice di prodotti per la cura del corpo, è stata recentemente accusata di razzismo per via di uno spot pubblicitario in cui si vede una ragazza nera trasformarsi in una ragazza bianca all’atto di togliersi la maglietta. Le molte critiche ricevute per questo spot hanno spinto la Dove a ritirarlo con mille scuse. Continua a leggere “Una doverosa precisazione sullo spot della Dove”

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Una doverosa precisazione sullo spot della Dove

Superior stabat stronzus

Un lupo e un agnello si stavano abbeverando allo stesso ruscello.
Il lupo aveva da poco pubblicato un saggio dal titolo “La legge del più forte. Perché i lupi fanno bene a sbranare gli agnelli” e l’agnello, in risposta, aveva pubblicato sul suo blog un post in cui diceva che secondo lui erano tutte cazzate.
“Come ti sei permesso?” ringhiò il lupo con la bava alla bocca “È facile sparare giudizi così! Argomentare bisogna! Motivare le critiche!”
“Ma l’ho fatto!” belò l’agnello terrorizzato “Qualche giorno fa il mio blog è stato assalito da un’orda di tuoi fan che commentavano il mio post dicendo, appunto, che dovevo argomentare le mie critiche! Così stamane ho pubblicato un articolo in cui spiego perché non sono d’accordo col tuo saggio!”
“Fammi il piacere!” disse il lupo sprezzante “Tu non lo hai neanche letto il mio saggio! Hai letto solo il titolo!”
“Non è vero!” protestò l’agnello “Ho analizzato il testo punto per punto facendo ampio uso di citazioni e riferimenti! È stato un lavoraccio! Ci ho messo due giorni solo per chiosare l’introduzione!”
“Ah…” il lupo fece una pausa “E allora” abbaiò dopo un paio di secondi mostrando i denti aguzzi “cosa mi dici degli insulti personali? Mi hai rivolto un sacco di offese gratuite! Come ti salta in mente di rispondere a un saggio in cui dico che sei un essere inferiore insultandomi? Ti sembra bello? Eh?”
“Ma compare lupo…” belò l’agnello osservando i denti del vicino con crescente preoccupazione “Come pensi che possa averti insultato visto che neanche ti conosco? Ho usato, è vero, dei termini forti, ma solo riguardo a ciò che hai scritto! E dal momento che l’ho citato chiunque può valutare se le mie risposte sono sproporzionate o me…”
“Allora” lo interruppe il lupo furibondo “il tuo blog contiene immagini violente e pornografiche, per Ercole!”
E questo detto ingoiò l’agnello in un sol boccone.

Superior stabat lupus

Superior stabat stronzus

Sì, ma la “Square-Enix” che c’entra?

I più attenti di voi avranno notato che nel mio ultimo articolo, a dispetto del titolo, non c’è nessunissimo accenno alla “Square-Enix”, celebre ditta campione d’incassi nell’industria videoludica.
Bèh, ci sto arrivando. Essendo appena ricominciata la stagione lirica bergamasca, prossimamente pubblicherò una serie di recensioni (una per ogni spettacolo) e vorrei scrivere, a guisa di premessa, un articolo su cosa significa scrivere recensioni.

Quando nasce il mestiere del critico? Nel film “La pazza storia del mondo”, Mel Brooks prova a rispondere a questa domanda.

In effetti il concetto di “recensione” nacque probabilmente quando l’arte iniziò a diventare un prodotto da consumare. E “consumare” vuol dire “pagare dei soldi”. Continua a leggere “Sì, ma la “Square-Enix” che c’entra?”

Sì, ma la “Square-Enix” che c’entra?

La chiusura di “Miss Italia”: Viaggio di sola andata da Goebbels alla Boldrini

“Miss Italia” è stata cancellata dal palinsesto della RAI. E vabè.

Dopo questa decisione la presidente della Camera si è complimentata con il servizio pubblico definendo la sua “una scelta di civiltà”.
Questa affermazione è una scemenza. In tutti i sensi.

In primo luogo, al limite è stata una scelta di marketing. “Miss Italia” è stata cancellata perché non faceva ascolti. Non crediate che a qualcuno sia venuto in mente di cancellare il programma perché lo riteneva incivile, perché non è così.

In secondo luogo, “Miss Italia” non era civile, era civilissima. Per questo ha chiuso i battenti.
Era un gioco tranquillo, pacioso, bene educato, ingenuo, persino un po’ sciocco. Nessuno urlava, nessuno litigava, nessuno dava spettacolo di sé (ci hanno provato nelle ultime edizioni, ma non sono riusciti a convincere nessuno).
Se facciamo due passi indietro nella Storia, scopriamo che “Miss Italia” rappresentava una televisione all’antica, quella di “Canzonissima”, di “Fantastico”, dei presentatori in smoking, delle gag comiche da dieci minuti e del pubblico che si stupiva vedendo una ballerina coperta di paliette.
Oggi il pubblico non si stupisce più per così poco, non ha più voglia di stare a sentire un comico per dieci minuti e il presentatore lo vuole zaurdo, così l’hanno chiuso.
Altro che scelta di civilità. L’hanno chiuso proprio in nome della volgarità, per fare spazio agli Enrico Papi.

In un certo senso, questa scelta è condivisibile. Non ha senso tentare di replicare la TV degli anni ’50, perché gli anni ’50 sono passati. Basti pensare al tristissimo remake di “Carosello” recentemente mandato in onda dalla RAI.
Per capire “Miss Italia” bisogna pensare che gli anni del suo successo sono stati gli anni del boom economico. Non è che all’epoca l’idea del concorso di bellezza fosse una genialata, ma l’Italia che guardava la TV era un’Italia molto più spensierata che poteva accettare l’idea di un programma frivolo.
Oggi il Paese non è meno frivolo ma è un Paese che sente di avere dei problemi e vuole quantomeno avere la sensazione di indignarsi. Vuole guardare “Forum” e arrabbiarsi con lo schermo televisivo, anche se sa che tanto è tutto finto.
Inoltre, all’epoca c’era un pubblico entusiasta, che si metteva davanti alla televisione e aveva voglia di vedere cosa si sarebbero inventati gli autori per farlo divertire. E così diventava possibile anche un programma basato sul nulla, con un pretesto stupidissimo per far vedere presentatori ben vestiti, invitare mattatori (si pensi alla partecipazione di personaggi come Alberto Sordi e Raimondo Vianello)… insomma, mettere in moto quel grande macchinario che era un piacere vedere all’opera.
Perché questo era “Miss Italia”: un pretesto frivolo come un altro per far vedere come siamo bravi a organizzare le cose. E difatti ha smesso di valere qualcosa quando ha deciso di prendersi sul serio (vedi perle come “La bellezza è un talento!”).

https://www.youtube.com/watch?v=XPjtEkc6BD8

Molti detrattori del concorso fin qui ci arrivano, ma sono infastiditi dal fatto che il ruolo di pretesto frivolo fosse affidato alle ragazze.
Per esempio, ho sentito dire che il concorso andrebbe bene se le ragazze si auto-organizzazzero. Resta da capire quante modelle siano anche parrucchiere, sarte, truccatrici, elettriciste e Alberto Sordi, ma soprassediamo.
Più che altro mi chiedo… perché? Una donna non può aver voglia di giocare? Non può volersi prendere poco sul serio? E un uomo non può aver voglia di fare il fanfarone?
Quelli che si lamentano per l’offesa alle donne stanno denunciando quello che secondo loro è un reato di lesa maestà. Signori miei… sono cento ragazze. Non sono necessariamente cento divinità e se sorridono a un fotografo non è come se qualcuno avesse nominato il nome di Dio invano.

Oggi si parla parecchio a sproposito di ironia ma “Miss Italia” era effettivamente un programma ironico. Il suo scopo era creare una situazione in cui gli italiani potessero prendersi in giro. C’era il marito onesto lavoratore che andava a vedere le selezioni di “Miss Italia” per atteggiarsi a provolone con qualche ragazza, la mogliettina che si fingeva preoccupata per l’integrità del talamo nuziale e quando sfilavano le modelle gli tappava gli occhi, il pudico rossore del figlioletto ancora incapace di reggere la vista di una bella ragazza dal vivo e così via. Se non lo si vede in quest’ottica, diventa semplicemente una palla mostruosa. Questo vale per Milly Carlucci e il suo “la bellezza è un talento” e vale anche per gli indiganti di cui sopra.
Insomma, è abbastanza palese che “Miss Italia” non fosse niente di incivile. Eppure si può dire che chiuderla è stata una scelta di civiltà ed essere presi sul serio. Questa scemenza non viene neppure lontanamente percepita come un’inesattezza. Come è possibile una cosa simile?
In fatto è che negli ultimi anni ogni edizione è stata preceduta da una tiritera, un rumore di fondo più fastidioso e ripetitivo di una vuvuzela, che descriveva “Miss Italia” come un mercato della carne.
Ogni anno internet si riempiva di articoli indignati, tutti identici tra di loro tanto da sembrare concorrenti delle ultime edizioni di “Miss Italia”, in TV si scatenavano dibattiti inferociti sul corpo delle donne (sacra reliquia che è impossibile usare per un giochetto stupido, ricordiamo), e qualcuno di questi era anche fomentato dall’ufficio stampa del concorso, che si vedeva fare un sacco di pubblicità gratuita.
E alla lunga ‘sta tiritera l’abbiamo imparata. A furia di averla sotto gli occhi più spesso della verità oggettiva (le persone che chiaccherano al bar di “Miss Italia” sono molte più di quelle che la guardano) la abbiamo imparata tutti.
È la vecchia storia della bugia che, ripetuta un milione di volte, diventa una verità.
Dite un milione di volte che la satira non c’entra con la politica e diventerà vero, dite un milione di volte che “transessuale” è sinonimo di “prostituto” e diventerà vero, dite un milione di volte che tutti i clandestini d’Italia passano per Lampedusa e diventerà vero, dite un milione di volte che “Miss Italia” è un mercato delle vacche e anche questo diventerà vero.

La chiusura di “Miss Italia”: Viaggio di sola andata da Goebbels alla Boldrini

Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”

Si sta discutendo molto, in questi giorni, di un volantino affisso dal sacerdote don Piero Corsi sulla bacheca di una chiesa di Lerici intitolato “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”.
Feroci e immediate le condanne piovono da ogni parte. Non si giustificano lo stupro e l’omicidio! Non si proibisce alle donne di vestirsi come vogliono! La cosa finisce male per il prete, che viene costretto a una pubblica abiura e viene attaccato dallo stesso Vaticano (“Cosa grave e triste.” dice Bagnasco).
Le condanne piovono così ferocemente che, in effetti, non si riesce a capire cosa c’è scritto di preciso sul volantino. Basta un clic per trovare mille articoli che ne parlano, ma è una faticaccia trovarne uno che ne riporti il testo.
Io, comunque, con un po’ di pazienza, l’ho trovato e ve lo riporto di seguito.

Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?

Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano “femminicidio”. Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? Notoriamente, l’aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi. Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l’odio nei confronti dei mariti e degli uomini? Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all’abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: “forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”.
Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l’immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.

In realtà, a parte qualche boiatina qua e là (proibire la pornografia, l’aborto è un omicidio) e un tono non proprio diplomatico, questo articolo non è così delirante.
Più avanti spiegherò il mio punto di vista a riguardo, ma ora vorrei far notare un’altra cosa.
Leggendo qua e là i commenti ai vari articoli in cui si parla di questa vicenda, ho notato che, gira e rigira, le frasi di chi condanna il prete di cui sopra sono sempre le stesse. Tanto che si potrebbe quasi parlare di Frequently Asked Questions dei lettori indignati. Continua a leggere “Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?””

Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”

Intervista al fondatore di “Bibbia Eretica a Fumetti”

Io ho conosciuto donne che non sono in grado di recitare una preghiera! Sono loro che dobbiamo stanare. E, invece, che facciamo? Condanniamo questo grande pittore spagnolo. Pensate forse che bruciando le opere di Goya il male che questo artista ha rappresentato verrà incenerito?

(dal film “L’ultimo inquisitore”)

Su questo blog ho parlato più volte di casi di censura più o meno evidenti. Qualche mese fa la pagina di FacciaLibro “Bibbia Eretica a Fumetti”, che racchiude materiale satirico sulla religione, è stata chiusa. In quell’occasione, il fondatore della pagina mi rilasciò l’intervista che segue…

Tanto per rompere il ghiaccio, vuoi presentarti ai lettori dell’intervista?

Sono Morgan, il nome è un nickname, preferisco mantenere l’anonimato per questioni di privacy (non sono troppo propenso a diffondere i miei dati personali in rete). Ho all’intorno 25 anni, sto per finire giurisprudenza e, ovviamente sono il fondatore di “Bibbia Eretica a Fumetti”. Continua a leggere “Intervista al fondatore di “Bibbia Eretica a Fumetti””

Intervista al fondatore di “Bibbia Eretica a Fumetti”