Cose che non tornano in “Harry Potter”

Il 26 giugno del 1997 uscì nel Regno Unito “Harry Potter e la pietra filosofale”, primo libro della serie “Harry Potter”, che ha reso celebre e schifosamente ricca la sua creatrice J. K. Rowling. Sono passati esattamente vent’anni da quel giorno e per l’occasione ho pensato di pubblicare questo elenco di tutti i buchi di trama e le incongruenze che ho notato nella saga (mi riferisco alla saga cartacea, gli imbarazzanti film che ne sono stati tratti nemmeno li considero). Continua a leggere “Cose che non tornano in “Harry Potter””

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Cose che non tornano in “Harry Potter”

Recensione de “Lo Hobbit – un viaggio inaspettato”

Appunti previa visione, ovvero: perché “Il Signore degli Anelli” è un capolavoro,
“Harry Potter” (si intende il film) fa schifo e “Lo Hobbit” potrebbe essere bello ma anche no

“Ma solo io mi sono addormentato durante ‘Il Signore degli Anelli’?”. È da questa frase, pronunciata da un amico durante una bevuta, che sono nate alcune considerazioni che ho pensato di esporre prima di vedere “Lo Hobbit”, altro film di Peter Jackson tratto dal lavoro di J. R. R. Tolkien.
Per me dire “mi sono addormentato durante ‘Il Signore degli Anelli'” è dire un’eresia, ma ci sono due modi di reagire quando si sente un’eresia: il primo è urlare “m k dici?????fallo tu s 6 capace 1 film ks’ bll!!!!!11e poi posso avr i miei gusti????ehh???posso???”, l’altro è cercare di capire i motivi dell’eresia.
Al mio amico il film non è piaciuto perché, essendo una persona molto pratica, non si era lasciato impressionare particolarmente dalle varie grandiosità in esso descritte. Tutti possono dire “C’è stata una GRANDE guerra TANTO tempo fa tra ENORMI eserciti.”, dopotutto, e questo non basta a fare un capolavoro.
Per esempio, in “Harry Potter” (si intende la versione cinematografica), altra saga cinematografica fantasy di grande successo, questo difetto si nota parecchio, perché (e questo l’ho già detto in passato) gli autori del film non sono riusciti a (non hanno voluto) rendere l’importanza della storia limitandosi a chiaccherare di magia senza cognizione di causa, per questo capisco benissimo quelli che, davanti a quella trilogia, hanno detto semplicemente “Ma che è ‘sta cagata?” e sono passati ad altro.

“Il Signore degli Anelli”, però, è un capolavoro. Ed è un capolavoro per il grande lavoro che c’è dietro, un lavoro da filologi, ma soprattutto un lavoro da cineasti. Devi apprezzare il Cinema in quanto tale per apprezzare “Il Signore degli Anelli”.
Colonne sonore, scenografie, costumi, concept desing, i tanto vituperati effetti speciali… E la recitazione! Metà dei monologhi de “Il Signore degli Anelli” si potrebbe portare a un’audizione tanto quanto un brano di Shakespeare.

Stranieri di remoti paesi, amici di vecchia data; siete stati convocati per rispondere alla minaccia di Mordor. La Terra di Mezzo è sull’orlo della distruzione. Nessuno può sfuggire; o vi unirete, o crollerete. Ogni razza è obbligata a questo fato, a questa sorte drammatica. Porta qui l’Anello, Frodo.
La compagnia dell’Anello

Il mondo è cambiato. Lo sento nell’acqua. Lo sento nella terra. Lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era si è perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda. Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei grandi Anelli. Tre furono dati agli elfi, gli esseri immortali più saggi e leali di tutti. Sette ai re dei nani, grandi minatori e costruttori di città nelle montagne. E nove, nove Anelli furono dati alla razza degli uomini che più di qualunque cosa desiderano il potere. Perché in questi anelli erano sigillati la forza e la volontà di governare tutte le razze. Ma tutti loro furono ingannati, perché venne creato un altro anello.

La compagnia dell’Anello

Che sia per spada o per il lento sfacelo del tempo, Aragorn morirà. E per te non ci sarà alcun conforto per alleviare il dolore della sua scomparsa. Perverrà alla morte come immagine dello splendore dei Re degli Uomini in gloria, senza macchia, prima del crollo del mondo. Ma tu, figlia mia, tu ti trascinerai nell’oscurità e nel dubbio come la notte d’inverno che arriva senza una stella. Qui tu dimorerai legata al tuo dolore, sotto gli alberi che avvizziscono, finché il mondo intero sarà cambiato e i lunghi anni della tua vita saranno consumati. Arwen… non c’è nulla per te qui, solo morte.

Le due torri

Non è il libretto delle istruzioni di “Sedobren Gocce” declamato in maniera ispirata, come suggerito dall’arguta parodia di Leo Ortolani. Non si tratta di un groviglio di frasi a effetto senza senso, o che senso ne ha solo per chi conosce le radici di quello che ascolta. Io non sono un nerd di quelli che sanno tutto delle opere di Tolkien, tante cose le ho imparate dopo aver visto il film, eppure subivo ugualmente il fascino di quelle parole, quei riferimenti. La loro forza era primitiva, non posticcia; come scrisse lo stesso Tolkien, la Terra di Mezzo si trova “ad un altro livello di immaginazione”, non su un altro pianeta.

Ma “Lo Hobbit” si presta a un lavoro del genere? Dopotutto di grandi monologhi per attori consumati in questa storia non ne vedo molti, né penso che avrebbe senso soffermarsi tanto su elfi, nani e quant’altro, questa volta, non solo perché il pubblico queste cose, ormai, le ha già viste, ma anche perché il viaggio de “Il Signore degli Anelli” permetteva dei piccoli excursus “da documentario”, mentre “Lo Hobbit” è un libro a misura di hobbit, e certe grandiosità stonerebbero.

Insomma, “Lo Hobbit” sarà un bel film solo se il materiale verrà trattato per quello che è, e ci si ricorderà che “Il Signore degli Anelli” è “Il Signore degli Anelli”, mentre “Lo Hobbit” è “Lo Hobbit”.

Un film di qualità

A ogni modo, “Lo Hobbit” è un film fatto molto bene. L’attenzione filologica, necessaria anche qui per l’ambientazione, rimane.

I miei dubbi sui grandi monologhi da attori consumati non erano infondati. Qui non ci sono ed è inutile cercarceli. Purtroppo prendono il loro posto dei predicozzi di pessimo gusto tipici del cinema moderno. I quali rallentano l’azione e la spostano altrove. Tante volte abbiamo visto store ambientate in qualche pub del nostro secolo in cui un ragazzo spiega alla sua ragazza perché ormai la vede come un’amica, e aggiunge delle sue opinioni sui rapporti di coppia di cui non ce ne po’ frega’ de meno. È più o meno l’impressione che ho avuto ogni volta che ho visto qualche personaggio, a fine scena, fare il punto della situazione con un predicozzo sul coraggio, la voglia di mettersi in gioco eccetera.

3D inutile ma molto ben fatto

3D… la spocchioseria di questi anni. Facciamo un film che costa un sacco di soldi e per ribadire che è costato un sacco di soldi lo facciamo in 3D. Non dico che le sperimentazioni portate dall’uso di questa tecnica non porteranno mai a qualcosa di buono, ma per il momento è solo una cosa scomoda e inutile. Quindi mi sono intristito quando ho visto che questo film era in 3D. Però, una volta in sala, ho notato che era un 3D fatto molto bene. Era una sala attrezzata per il 3D HFR, molto percettibile, volto a migliorare l’immagine percepita sullo schermo più che a creare un effetto speciale in più. Del resto i film di P. Jackson si prestano a un 3D “di qualità”, perché le immagini sono riprese a tuttotondo in una continua ricerca del dettaglio o della ripresa del movimento.

Fare tre film su un libro del genere è un’idea cretina

All’inizio non sapevo nemmeno che “Un viaggio inaspettato” fosse il primo film di una trilogia triennale. E, in effetti, mi chiedevo perché continuassero ad allungare il brodo con scene di combattimenti stiracchiate o coi già citati predicozzi holliwoodiani. Poi ho notato che ci sarebbero stati altri due film sullo stesso libro e mi sono cascate le braccia.
Per usare un’espressione elfica, chiunque abbia avuto l’idea di fare tre film su questo libro può prendere tutti i soldi che ci ha guadagnato e infilarseli nel culo.

“Lo Hobbit” è “un racconto hobbit”, che senso ha farne una trilogia? Cioè, non solo è un racconto (saranno trecento pagine al massimo), ma un racconto hobbit! E gli hobbit sono personcine, gente piccola fatta per le piccole cose. Non c’è per niente la dimensione epica o eroica de “Il Signore degli Anelli” in questo fantastico racconto che è fantastico proprio perché è un piccolo gioiellino, non un’epopea. A vederlo diviso così in tre film sembra di guardare del burro spalmato su troppo pane.

Recensione de “Lo Hobbit – un viaggio inaspettato”

Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica

Si parla molto in questi giorni (tutti i giornalisti sognano di dire questa frase, appena se ne presenta l’occasione) di pirateria informatica. Il motivo lo avete saputo da enti di informazione meno pigri di questo: l’imminente votazione delle leggi SOPA e PIPA e la chiusura del sito di file-sharing Megaupload (con annesso Megavideo). Essendo io un appartenente alla categoria che questi signori dicono di voler proteggere, ossia quella degli autori, una serie di pensieri riguardanti la pirateria informatica ha attraversato la mia mente. Ho parlato con tantissimi autori, sia emergenti che affermati, nella mia vita; ne avessi mai trovato uno contrario alla pirateria informatica. Deve essere perché i produttori che si preoccupano della pirateria possono essere giusto quelli di gente che non sono abituato a frequentare, come Jovanotti, personaggi che non hanno bisogno di anteprime perché, tanto, la gente li segue perché lo fanno tutti. Se sei, che so io, l’editore di Fumetti Disegnati Male (i cui autori, infatti, pubblicano su internet tutto quello che fanno), fai di tutto perché i tuoi fumetti siano più noti possibile, in modo che i lettori abbiano una base su cui scegliere il tuo libro piuttosto che un altro. La gente non compra a scatola chiusa; i produttori lo sanno e cercano spesso di incoraggiare la diffusione di anteprime. Per citare un utente di YouTube che era stato rimproverato per aver pubblicato lo spezzone di uno spettacolo filmato col videofonino, “basta con questo accanimento verso chi non danneggia affatto il lavoro di un artista, anzi, lo pubblicizza”! Secondo certa gente, io non dovrei andarmi a vedere dal vivo uno spettacolo di tre ore perché, tanto, c’ho il video di trenta secondi fatto col telefonino… La verità è che metà della produzione artistica che c’è in giro nessuno la conoscerebbe, senza la pirateria informatica. Continua a leggere “Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica”

Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica