“Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film

Baywatch

Quando si parla di pop-corn movie, l’errore più comune è quello di pensare che non debbano essere film di qualità. Come se “qualità” fosse sinonimo di “discorsi impegnati che si fa fatica a seguire”. Non è così che funziona: un film è un film “di qualità” nel momento in cui riesce nel suo intento, quale esso sia.
Anche un film pensato per far riflettere, se fatto bene, non avrà bisogno di uno spettatore che gli stia dietro, ma lo coinvolgerà a prescindere.
Il fatto che un film sia pensato per intrattenere non lo rende al di sopra di ogni critica. Come tutti i film, i pop-corn movie possono essere belli o brutti. Quelli brutti sono noiosi, poco coinvolgenti e scontati. Continua a leggere ““Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film”

“Baywatch” di Seth Gordon è quasi un gran bel film

Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no

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In questi giorni esce al cinema “La vendetta di Salazar”, facente parte del franchise “I pirati dei Caraibi”, iniziato nel 2003 con il film “La maledizione della prima luna”.

Quest’ultimo è uno dei film d’avventura più belli che abbia mai visto. Un sapiente mix di azione e umorismo, ironia e sentimento, con un cast indovinatissimo. Il resto del pubblico è d’accordo con me, infatti il successo è stato tale da dare vita a ben quattro sequel, nessuno dei quali particolarmente riuscito. Si salva giusto il secondo, a patto di non prenderlo troppo sul serio, ma solo per il ritmo molto incalzante e una buona dose di fan-service che non guasta mai.

Vi siete mai chiesti, tuttavia, cos’abbia in più “La maledizione della prima luna” rispetto ai seguiti che ha generato? Io ho una mia idea in proposito e vado a esporvela. Continua a leggere “Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no”

Perché “La maledizione della prima luna” è un bel film e i suoi sequel no

Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo intitolato molto interessante. Così interessante che ho deciso di tradurlo in italiano. L’argomento è il film Disney del 1991 “La Bella e la Bestia”, e dal momento che sta per uscire la versione per ritardati di questo capolavoro ho pensato di cogliere l’occasione per pubblicarlo. Continua a leggere “Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma”

Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma

Il meglio e il peggio di sequel, prequel, remake e reboot

È tempo di riciclaggi cinematografici. Nel giro di pochi anni i produttori di Hollywood e non solo hanno riscaldato minestre di ogni tipo, proponendoci sequel, prequel, revival, remake e reboot di ogni sorta. Abbiamo visto i seguiti di “Jurassic Park”, “Indiana Jones”, “Il Signore degli Anelli”, “Spiderman”, “Star Wars”, “Star Trek”, “I fantastici 4” e una serie di orripilanti versioni in live-action di certi film Disney di successo. Pare si preparino anche i sequel di “Indipendence Day”, “Alla ricerca di Nemo” e persino Mel Brooks ha annunciato di voler fare un seguito di “Balle spaziali” (gosh!).
In un’epoca in cui basta che un film abbia successo nel primo weekend per garantire un guadagno ai produttori, si punta al titolo di richiamo e chissenefrega del resto. I fan di un determinato franchising verranno a vedere il film in ogni caso.

Io non sono contrario al concetto di sequel/prequel/reboot in sé, quanto al fatto che si ricicli qualsiasi cosa purché abbia un discreto numero di fan ancora in vita.
L’altro giorno stavo chiacchierando con alcune persone riguardo al flop al botteghino del reboot di “Gosthbusters” e una di queste ha detto una cosa sacrosanta:
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Recensione doverosa di “Quo vado?”

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Sono appena stato a vedere l’ultimo film di Checco Zalone e – come da titolo – credo che recensirlo sia quasi un dovere.
Questo perché sono giorni che “Quo vado?” viene citato di sfuggita come un film orribile, senza mai spiegare quali siano esattamente i suoi difetti, come se fossero talmente evidenti da rendere ogni spiegazione superflua.
Per me, che i film di Luca Medici li ho sempre visti con piacere, pur non trovandoli mai da Oscar, tanto evidenti questi difetti non sono e amerei leggere recensioni che entrassero nel merito. Segue la mia.

La storia raccontata nel film è quella di un impiegato statale che, quando una riforma impone l’abolizione delle province, accetta un’infinità di trasferimenti nei luoghi più remoti di Italia (e persino al Polo Nord, in una base italiana di ricerca scientifica) pur di non rinunciare al posto fisso (che “è sacro”, come viene detto più volte nel film).

Il film è nel complesso gradevole, anche se ammetto che trovo fuori luogo le file chilometriche che ho visto al botteghino.
Come i film precedenti di Zalone, “Quo vado?” racconta i difetti della società italiana in un modo che si rivela spesso più arguto e più coraggioso di quanto potrebbe sembrare (pensate alla scena della conferenza stampa di “Sole a catinelle” o – se avete già visto “Quo vado?” – a quelle in cui i genitori di Checco si trovano allibiti di fronte al progressismo della società norvegese).

Quello che manca nel film è la voglia di stupire che era invece presente nei film precedenti. Ricordo che sia durante la proiezione di “Che bella giornata” sia durante quella di “Sole a catinelle” il pubblico in sala rise per tutto il film, sia grazie alle battute sferzanti e imprevedibili che grazie a un ritmo che non troviamo in questo film, dove quasi mai il pedale dell’assurdo viene spinto fino in fondo e in cui una regia alquanto moscia non riesce mai a sottolineare come dovrebbe i momenti salienti.
La trama è abbastanza prevedibile e il tema viene trattato in maniera piuttosto superficiale (francamente penso che l’italianità, anche nella sua incarnazione peggiore, non sia semplicemente macchine parcheggiate in seconda fila) e molto meno genuina rispetto ai lavori precedenti di Zalone. Per tacere della partecipazione straordinaria di uno straordinariamente annoiato Lino Banfi, che nel film interpreta un ex-senatore corrotto.

In definitiva, un film da vedere se non avete di meglio da fare. Con qualche limite, ma è assolutamente sbagliato definirlo – come è stato fatto – “il nuovo cinepanettone”. Ha molto più senso paragonarlo ai film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Fuori luogo anche l’indignazione di coloro che se la sono presa perché il film, al botteghino, ha battuto l’ultimo “Guerre Stellari” o “Harry Potter e i doni della morte – parte 2”. “Quo vado?” è un lavoro di gran lunga migliore rispetto a questi due film, anche se a dire il vero lo è anche “Alex l’ariete”.

Resta però da vedere se con il prossimo film Zalone deciderà di fare il salto di qualità come fecero Aldo, Giovanni e Giacomo al tempo di “Chiedimi se sono felice” o si accontenterà del ruolo – pur dignitosisismo – di macchina per fare soldi.

Recensione doverosa di “Quo vado?”

“La grande bellezza” VS “Il divo”

Sorrentino

A che scopo, vi chiederete, fare un paragone tra questi due film di Paolo Sorrentino? Dovete sapere che ieri è uscito il nuovo film del regista napoletano, “Youth”, e io da giorni mi sto chiedendo se con questa pellicola egli abbia intenzione di proseguire sulla strada incominciata con “Il divo” o su quella aperta con “La grande bellezza”. E me lo sto chiedendo perché trovo che “Il divo” sia un film spettacolare e “La grande bellezza”, checché se ne dica, una palla mostruosa. Continua a leggere ““La grande bellezza” VS “Il divo””

“La grande bellezza” VS “Il divo”

Andate a vedere “Il giovane favoloso”! È, come dice il nome, favoloso!

Scopo del critico è dare a chi lo legge i mezzi per scoprire se vale la pena o meno di andare a vedere un film. Ed è per questo che vi dico senza mezzi termini che il film “Il giovane favoloso”, basato sulla vita di Giacomo Leopardi, merita di essere visto.

No perché uno pensa che, siccome la saga de “La storia infinita” non è infinita (anzi, sarebbe stato meglio se fosse finita subito dopo il primo film) e “Il nome della rosa” non parla di una che si chiama Rosa allora “Il giovane favoloso” non è favoloso. Così non è! La pellicola di Mario Martone è una delle migliori uscite al cinema in questi anni. Una delle poche, in effetti, che all’uscita dalla sala mi spinto a ruggire selvaggiamente e senza alcuna riserva “Due ore ben spese!”.

Il giovane-favolosoSvariati sono i motivi per cui dovreste andare a vedere questo film. Prima di tutto c’è il fatto che, pur essendo un film biografico, di quelli che si propongono di raccontare la vita di un personaggio e non una vicenda legata ad esso (per esempio “Amadeus” racconta la leggenda dell’omicidio del compositore, “Io e Beethoven” la stesura della Nona sinfonia ecc.), e per giunta prodotto dalla RAI, non possiede i difetti tipici dei film biografici. Non c’è un eroe insicuro e incompreso da tutti, non si indugia solo sugli aspetti più conosciuti della sua vita…
Poi ci sono la regia di Martone, il quale indubbiamente è un personaggio che sa che cosa sia il cinema e non si limita a mettere una macchina da presa davanti alla scena come fanno altri, bensì cerca di creare un prodotto godibile per occhi e orecchie, e l’interpretazione di Elio Germano.

“Il giovane favoloso” è inoltre un film che ha il merito di rendere giustizia a un personaggio troppo spesso dipinto in maniera stereotipata come un depresso capace solo di piangersi addosso (anche per colpa di professori che esauriscono il personaggio in due lezioncine su “L’Infinito” e “A Silvia”). Niente di più sbagliato. Leopardi fu un personaggio rivoluzionario, così rivoluzionario da diventare scomodo persino ai suoi contemporanei più rivoluzionari. Ed è stato un sollievo vederlo descritto così nel film.

Concludo quindi l’articolo con uno spezzone di un’altra bellissima pellicola che affronta proprio quest’argomento.

Andate a vedere “Il giovane favoloso”! È, come dice il nome, favoloso!