Presentazione

Benvenuti. Vi trovate su un “blog di vignette e giornalismo in generale”, come da sottotitolo. In realtà, da quando sono sorti certi fastidiosi problemi tecnici, non faccio più molte vignette, ma sto cercando di rimediare e spero che nel frattempo troverete comunque qualcosa di vostro gradimento.

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11 pensieri su “Presentazione

  1. E quindi tu sei contro il femminismo. Magari se ne potrebbe discutere, per amore del dialogo e – spero troppo? – dell’arricchimento intellettuale che deriva dal confrontare punti di vista diversi.

    PS: forse mi sto sbagliando, e nel caso scusami, ma in un commento avevi menzionato la manifestazione di Pro-Test Italia? Sei nella Resistenza Razionalista anche tu?

      1. Visto che ti sei presa il disturbo di venire fin qui, mi sembra d’obbligo risponderti.

        Il perché mi sembra ovvio. Il femminismo è quanto di più lontano dallo spirito razionalista si possa immaginare. Si tratta di un continuo ragionamento circolare: “Sono femminista. Penso questa cosa, che è giusta in quanto pensata da me che sono femminista.”.
        Dici di no? Eppure tu la prima volta che mi hai sentito dire che non mi piace il femminismo cosa hai detto? “Sei sicuro di sapere cosa sia il femminismo?”.
        Questo tipo di reazione (che non appartiene solo a te, ma a una marea di gente) è la reazione di chi parte dal presupposto di aver ragione, e questo è quanto di meno razionalista possa esistere.

        Il femminista dimentica che l’onere della prova È SUO. È IL FEMMINISTA a dovermi dimostrare che la sua visione del mondo è giusta, non IO a DOVERMI GIUSTIFICARE se quello che dice non mi persuade.
        Per me il femminismo NON È UN’IDEA. È l’atteggiamento di chi vuole aver ragione a prescindere e basta.
        Prova ne sia che ormai esistono femminismi di tutti i tipi. C’è quello ecologista, quello anti-ecologista, quello filo-americano, quello anti-americano, quello “senonoraquandista” (sic!), quello “anti-senonoraquandista” (ri-sic!)… che diamine… c’è persino il femminismo antifemminista!
        Queste non sono solo correnti di pensiero. Le correnti di pensiero sono accomunate da grandi analogie. Qua l’unica analogia è “se lo diciamo noi, allora è giusto”.

        Quando, poi, il frutto dell’ideologia è davvero troppo imbarazzante (Femen, Barbara D’Urso, Donne di Fatto, stupri visivi…) si tira fuori la storia che “quello non è femminismo”.
        Anzi, chi proprio ha la faccia come il culo riesce persino a dire che “quello è maschilismo”. Il che è semplicissimo, dato che, appunto, il femminismo è una roba per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Qualsiasi cosa si può arbitrariamente definire “femminista” o “maschilista”. Esempio: le già citate Femen si ritraggono in pose scultoree mentre espongono testicoli recisi? Se l’opinione pubblica se la beve, sono coraggiose, non hanno paura di sbatterti in faccia un messaggio scomodo. Se davvero la stiamo sparando troppo grossa… bhé… che ci vuole a dire che sono una fantasia sadmaso generata da uomini che hanno paura delle donne sono malati minchiate a caso mercificazione oggetto del possesso altre minchiate a caso?

        E con questo penso di aver risposto anche alla storia delle 999.999 imbecillità su un milione.

      2. Grazie per esserti preso il disturbo di darmi una risposta, innanzitutto.

        Se conosci il femminismo, saprai che l’obiettivo delle lotte femministe è costruire una società libera ed egualitaria, eliminando la cultura patriarcale per fare sì che gli individui non siano più condizionati dagli stereotipi di genere, i “dover essere” e i ruoli associati al genere, e siano quindi liberi di scegliere chi vogliono essere con meno influenze possibili da parte dell’ambiente sociale e delle sue norme, riuscendo così ad autodeterminarsi realmente. I pilastri del femminismo sono quindi l’esistenza di una cultura patriarcale nella quale siamo tutti immersi e dalla quale siamo tutti condizionati e la rivendicazione di una vera libertà di scelta, diversa dalle scelte condizionate.

        Questa premessa mi sembra necessaria, tuttavia scusa se mi dilungo. La teoria femminista poggia su concetti derivati dalla sociologia e, in parte, dalla psicologia, come la differenza fra sesso e genere, l’esistenza di stereotipi di genere trasmessi a bambini e bambine durante l’educazione, ecc.
        Non credo, a questo punto, che si possa dubitare che questa teoria sia in grado di spiegare la realtà: l’evidenza raccolta dagli studi è molto ampia e, almeno per come la vedo io, sufficiente a soddisfare l’onere della prova.

        Se esistono femminismi molto diversi fra loro, è per diverse ragioni:
        la prima è una distinzione interna al femminismo, il pensiero della differenza che deriva dall’elaborazione di Luce Irigaray e quello dell’uguaglianza che deriva dall’elaborazione di Simone de Beauvoir (semplificando molto). Le due posizioni non sono conciliabili, ma è capitato di frequente che entrambe le correnti si trovassero a lottare per gli stessi obiettivi;
        la seconda è l’odiosa ed errata tendenza di molte femministe a considerare parte integrante del femminismo i loro punti di vista su altri argomenti. Ho litigato ferocemente con femministe convinte che l’antispecismo sia inscindibile dal femminismo – tempo perso, come puoi immaginare. Non separare i vari ambiti è un errore, punto. Io sono atea, ma non vado in giro ad affermare che l’ateismo è un pilastro della teoria femminista, riconosco la legittimità di femministe cattoliche, musulmane, deiste, ecc, semplicemente perché l’ateismo non c’entra niente con il femminismo. Lo stesso vale per le idee politiche, in materia di questioni internazionali, e così via;
        la questione di SNOQ è complessa. Molte femministe si sono sentite oltraggiate dal fatto che SNOQ sia “l’ultima arrivata” e che si sia appropriata delle loro teorie, del loro lavoro, senza riconoscere alcun merito a chi l’aveva elaborato, anzi snobbandole proprio; inoltre, vedono le appartenenti a SNOQ come delle borghesi annoiate che hanno deciso di iniziare a “giocare alle femministe”. Ovviamente, tutto questo non ha niente a che fare con le idee e la teoria del femminismo;
        il femminismo si basa sulla pratica individuale, e non c’è un unico modo di essere femminista: questo implica che nessuna possa parlare a nome di tutto il movimento, e che chiunque possa autodefinirsi femminista, anche se dicse cose in aperto contrasto con i pilastri che citavo sopra, perfino Daniela Santanchè nel 2008 andava in giro a proclamare di lottare per i diritti delle donne, e oggi Isabella Rauti, la moglie di Alemanno, convinta antiabortista, è “consigliera di parità” e responsabile del contrasto alla violenza sulle donne per il nostro governo. Più o meno l’equivalente che avere la Brambilla Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, per dire.

        Per quel che mi riguarda, credo nel valore del dialogo e più volte mi sono trovata in disaccordo con altre femministe, sia su questioni relative al femminismo sia per aver criticato il loro confondere i piani.

        Sulle Femen dovrei aprire una parentesi piuttosto lunga, eventualmente se ne senti il bisogno possiamo discuterne in seguito (quand’è che hanno esposto testicoli recisi? Me la sono persa…). Seguo saltuariamente Donne di Fatto (non leggo il Fatto Quotidiano) e quindi se mi vuoi esporre le tue perplessità al riguardo posso documentarmi e cercare di rispondere al meglio delle mie possibilità. Non so nemmeno cosa intendi per “stupri visivi”. Quanto a Barbara d’Urso…Barbara d’Urso femminista? Ma davvero? Sono sicura che Barbara d’Urso non conosca nemmeno il concetto di “genere”…

        PS: Ti ho posto quella domanda perché nella mia esperienza sono moltissime le persone convinte che “femminismo = superiorità delle donne”. Scusa se come replica ti è parsa arrogante.
        Mi rendo conto che questo commento è lunghissimo, e non ho nemmeno affrontato tutti i punti del tuo precedente commento, però spero che sia un punto di partenza.

      3. Credo tu non abbia detto nulla a cui non abbia già risposto, quindi rispondo solo a una cosa.

        “Se conosci il femminismo, saprai che l’obiettivo delle lotte femministe è costruire una società libera ed egualitaria…”

        CERTO che lo so! O meglio, ti sei scordata di aggiungere “dichiarato” subito dopo la parola obiettivo. Se so che l’obiettivo DICHIARATO delle lotte femministe è quello? Certo che lo so! TUTTI lo sappiamo! Come cazzo faremmo a non saperlo, quando fin da quando avevamo CINQUE ANNI tutti non hanno fatto altro che RIPETERCELO? Film, cartoni animati, fumetti, e ovviamente a scuola. È questo che rende così RIDICOLA e OFFENSIVA la domanda “Ma lo sai cos’è il femminismo?”.
        È molto più probabile che qualcuno non sappia cos’è l’antifemminismo, visto che quest’ultimo non si studia a scuola, e in generale viene visto solo come un sinonimo di “maschilismo”.

        La storiella la conosciamo tutti. Semplicemente, alcuni di noi NON CI CREDONO. Patriarcato? Bòh. Io non l’ho mai visto. E sì che sono cresciuto in un paesino sugli Appennini in cui sopravvivono l’agricoltura, la pastorizia e un pittoresco motto fascista sopra la porta di un bar. Dovrebbe sopravvivere pure il patriarcato ma… bòh… tutte le ragazze di quel paese studiano all’università e passano metà dell’anno all’estero, senza che nessuno abbia niente da ridire. C’è una che all’università non ci è voluta andare e si è messa a lavorare in un bar (la sua principale è una donna). Non è proprio un bar elegante, ma ogni volta che sono andato a trovarla le uniche “battute da bar” che ho sentito non sono state molto maschiliste. In effetti erano battute tipo “Quanto sono stupidi gli uomini!”. In effetti è capitato più spesso che mi sentissi svantaggiato in quanto uomo (faccio teatro e lavoro in una scuola elementare, per non parlare degli anni della scuola) piuttosto che oppressore. In effetti, in qualsiasi ambiente abbia frequentato ho sempre visto una cospicua presenza di donne.

        Ora, per favore, non ti mettere a fare esempi di patriarcato, sennò questa discussione non finisce più (e soprattutto non andare a cercare gli esempi in lontani paesi esotici o in eventi di secoli di fa. Io vivo in Italia nel ventunesimo secolo, non in un paese esotico di secoli fa). Non è quello che ti sto chiedendo.
        Semplicemente preme ricordare che se tu credi che ci sia il patriarcato e io no, sei TU che devi dimostralo. Non sono IO che devo cercare di dimostrarti il contrario. Sennò oggi pomeriggio chiamo quelli del Guinnes dei Primati e dico che ho l’uccello più lungo del mondo, così divento famoso. Non possono provare che non ce l’ho.

      4. “Obiettivo dichiarato” presuppone che il femminismo abbia anche un obiettivo occulto? E davvero hai già risposto a tutto quello che ho detto? Io non me ne sono accorta.

        Comunque, sentirsi dire che cosa è il femminismo, conoscerlo, studiarlo a scuola è un’eccezione, non la norma (che io sappia: nessuno che io conosca ha un’idea di cosa sia il femminismo, e fra le femministe tutte ci sono arrivate attraverso la militanza politica a sinistra e/o attraverso ricerche personali). Io, ad esempio, dopo aver avuto un’infanzia “da maschiaccio”, arrampicandomi sugli alberi, combattendo con i legni trovati al parco e giocando insieme ai maschi perché le femmine erano noiose e aver passato tre anni di scuole medie sentendomi diversa dagli altri, ho scoperto per caso l’esistenza del femminismo nel libro di educazione civica. Realizzare che non ero io quella sbagliata, ma erano le norme sociali ad esserlo, è stata una svolta potente. Leggendo “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti sono stata finalmente in grado di dare una spiegazione a quello che vedevo e sentivo. Quando sono arrivata ad una citazione di Paul E. Torrance che descriveva le ragazzine anomale e le difficoltà che si trovano ad affrontare, mi sono messa a piangere. Quel passo parlava di me.

        Nessun insegnante ha mai parlato di femminismo a nessuna delle persone che conosco. Al liceo, sono stata sempre io ad introdurre l’argomento e a chiedere di discuterne in classe. Ignoro quali modelli di femminismo tu abbia ricevuto da film, cartoni animati e fumetti, sarebbe interessante saperlo.

        Che si possa non credere al patriarcato (lasciamo stare l’evidenza aneddotica, per restare in tema di fallacie logiche) è, sinceramente, molto difficile da comprendere per me. Il patriarcato come forma di organizzazione della società attraversa tutta la storia, dall’antica Grecia alla borghesia dell’Ottocento. In effetti, secondo la storica Eva Cantarella non è mai esistita un’epoca storica in cui l’organizzazione della società fosse di tipo matriarcale, ma questo è un dettaglio, poiché nessuna femminista vuole un matriarcato. Venendo al presente, in Italia, ovviamente il patriarcato nell’accezione di cui sopra non esiste concretamente: quello che ancora esiste, e il cui impatto sulla società è di vastissime proporzioni (ne parla l’ultimo saggio di Chiara Volpato, “Psicosociologia del maschilismo”, se t’interessa) è il sessismo (o maschilismo, chiamalo come vuoi), un insieme di pregiudizi e stereotipi che limitano la libertà e le potenzialità delle donne di agire all’interno della società e di autodeterminarsi. Questo è ciò che chiamiamo “cultura patriarcale”: essa in sostanza comprende tutto ciò che è inerente alla convinzione che uomini e donne, essendo naturalmente diversi, debbano avere ruoli (e status) diversi all’interno della società; tutti i pregiudizi su donne e ragazze che si comportano in modo contrastante con le aspettative della società su di loro (l’accanimento contro le ragazze che hanno una vita sessuale promiscua, la delegittimazione delle donne in carriera, specie in politica, ecc…); l’accanimento contro le donne che sfuggono al controllo maschile (l’opposizione al diritto all’aborto, la propaganda sui problemi dei “padri separati”, l’invenzione della sindrome di alienazione parentale, o PAS, come arma contro le donne che divorziano, le molestie sessuali e il mobbing sul lavoro…). Questo insieme di fattori spiega perché l’Italia continui a scendere nel Global Gender Gap Index del World Economic Forum: 74° posto nel 2011, 80° nel 2012. Le discriminazioni, le violenze sessuali, gli omicidi di partner, ex-partner ecc per mano maschile: sarai a conoscenza di questi fenomeni.

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