“Coco” potrebbe benissimo essere un film dell’Asylum

Avete presente la categoria di film “così brutti da essere belli”? Come dice il nome, sono quei film fatti così male (di solito anche a causa del budget molto basso) da essere a modo loro divertenti. Tra gli esempi più famosi troviamo “Alex l’ariete”, “The room”, “Dreamland – la terra dei sogni” e naturalmente i film dell’Asylum, la celebre casa produttrice di mockbuster (che da qualche tempo a questa parte ha capito lo scherzo e sbaglia i film apposta per farsi ridere dietro).

Oggi vorrei farvi una domanda: come mai di fronte a questi film vi fate tutti delle gran risate e di fronte a film con le stesse identiche pecche ma ad alto budget no?
È il caso di “Coco”, il nuovo film prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Walt Disney. Se questo film fosse stato prodotto dall’Asylum o dalla Dingo Pictures, le prese per il culo fioccherebbero. Siccome “Coco” è stato prodotto dalla Pixar, si è beccato un sacco di premi – tra cui un Golden Globe – e una sbarca di recensioni positive. Alla faccia della meritocrazia!

Coco

Vado quindi a spiegare perché trovo che tali riconoscimenti siano tutt’altro che meritati. Attenzione: la seguente recensione contiene SPOILER.

Sinossi

La trama è la seguente: Miguel è un ragazzino messicano che vive in una famiglia che ha bandito per sempre la musica da quando la trisavola di Miguel è stata abbandonata insieme alla figlia Coco dal marito musicista.
Questa tradizione è causa di attrito tra Miguel e la sua famiglia, perché il ragazzino sogna di diventare un chitarrista come il suo idolo Ernesto de la Cruz.
Durante la celebrazione del Dìa de Muertos (la festività messicana in onore dei defunti), Miguel scopre per caso nella foto della sua trisavola e del marito (il cui volto è stato strappato via) la famosa chitarra di Ernesto. Ne deduce di essere il suo pronipote e ciò gli dà il coraggio per partecipare a una gara di musica. Per fare ciò, ruba dal mausoleo di Ernesto la sua chitarra. Appena la suona, però, si ritrova catapultato nel mondo dei morti, una dimensione alternativa dove Miguel incontra i suo parenti defunti.
Salta fuori che il ragazzino è stato maledetto in seguito al suo furto sacrilego e che la sua trisavola non potrà raggiungere il mondo dei vivi se Miguel non rimetterà la sua foto nell’ofrenda di famiglia.
Lì per lì la situazione non sembra poi tanto tragica. Pare infatti che basti la benedizione di uno degli antenati di Miguel per permettergli di tornare a casa e rimettere a posto la foto della trisavola. Quest’ultima accetta di dargliela solo una condizione: se il suo pronipote vuole tornare a casa, deve promettere di non suonare mai più. Miguel ovviamente rifiuta e decide di andare in cerca di Ernesto, certo che il suo trisavolo non avrà problemi a dargli la sua benedizione.
Mente lo cerca, braccato dai suoi parenti, si imbatte in Héctor, lo spirito di un ex-collega di Ernesto, che accetta di aiutarlo in cambio della promessa di esporre la sua foto, così da potersi recare in visita ai suoi discendenti. Héctor, difatti, ha il seguente problema: nessuno lo ha più commemorato dopo la sua morte e per questo motivo non può far ritorno al mondo dei vivi durante il Dìa de Muertos.
Dopo varie peripezie, i due amici riescono a incontrare Ernesto ma a questo punto c’è un colpo di scena: si scopre che Ernesto ha ucciso Héctor per rubare le sue canzoni e spacciarle per proprie. Non solo: sembra che sia Héctor e non Ernesto il trisavolo di Miguel.
Miguel ritrova la sua famiglia, spiega alla sua trisavola che Héctor non ha mai avuto intenzione di abbandonarla (anzi, stava per tornare da lei e da Coco prima che Ernesto lo uccidesse), tutti si coalizzano contro Ernesto (che a questo punto diventa ufficialmente il cattivo) e, per farla breve, vivono tutti felici e contenti. Cioè, qualcuno vive e qualcuno no ma il concetto l’avete capito.

Perché il film non mi è piaciuto

Ora passiamo alle cose che non vanno in questo film.
La prima la trovate nelle prime tre righe della sinossi: “una famiglia che ha bandito per sempre la musica perché un’antenata è stata abbandonata dal marito musicista”. Ehm… solo a me sembra una motivazione demente? Non so quanto sia forte il senso della tradizione in Messico ma chi è così squinternato da bandire la musica per tre generazioni perché una tizia è stata abbandonata da un musicista? E se fosse stata abbandonata da un rappresentante di carta igienica che avrebbero fatto? Avrebbero smesso di pulirsi il culo?
Il genitore che vuole impedire al protagonista di seguire le sue aspirazioni è una figura ricorrente in questi film, quasi cliché, ma per quanto le sue motivazioni siano sbagliate devono essere credibili. Ne “La sirenetta”, il padre di Ariel impedisce alla figlia di salire in superficie perché ha paura degli esseri umani, ne “I Croods” abbiamo un pater familias iperprotettivo che impedisce ai suoi familiari di fare qualunque cosa per non esporli al pericolo, in “Ratatouille” il padre di Rémy vuole convincere il figlio a vivere come un topo qualsiasi, in “Oceania” il padre autarchico di Viviana impedisce alla figlia di navigare nell’oceano perché è troppo pericoloso… sono tutte motivazioni condivisibili, belle o brutte che siano. Possono magari derivare da una causa scatenante particolare (es: il padre di Viviana aveva visto morire un suo amico in mare) ma una volta che questa viene meno stanno in piedi da sole (andare per mare è comunque pericoloso) In “Coco”… posso anche capire che trisavola fosse psicolabile – o lo fosse diventata in seguito all’abbandono del marito – ma un’intera famiglia di psicolabili?
Perché quando in un B-movie le motivazioni dei personaggi sono poco credibili – come ad esempio in “Tentacolino”, dove abbiamo uno squalo che attacca i protagonisti perché odia il colore giallo e un paese da cui sono stati banditi i cacciaviti – vi fate tutti delle gran risate e in “Coco” no?

Secondo problema del film: il modo di affrontare certi temi.
Di nuovo… rendo atto alla Pixar di aver messo al centro del suo film un soggetto difficile da trattare. Il Dìa de Muertos è una festività molto singolare, che mescola tematiche e atmosfere molto differenti tra loro, e senza dubbio gli autori di questo film la conosceranno molto meglio di me.
Quello che però appare sullo schermo è un argomento trattato senza la minima delicatezza. Per fare un paragone con un altro film d’animazione, “Il Re Leone” affronta lo stesso identico tema: quello del ricordo e del legame con i propri antenati, e lo fa con una sobrietà meravigliosa. Anche in quel caso c’era di mezzo una mitologia, che chiaramente non era quella messicana ma una creata appositamente per il film (anche se probabilmente sarà stata ispirata alla cultura africana), che anche quando trovava la sua strada all’interno della trama manteneva un carattere mistico e astratto che la rendeva affascinante. Qui c’è questa storia della foto che sembra la ricerca di una marca da bollo: fascino misterioso sottozero. Siamo ai livelli di Jack Sparrow che cerca il cuore di Davy Jones. E mi starebbe anche bene, se il film non avesse chiaramente pretese intellettuali di un certo livello.

E non solo! Non sono nemmeno riusciti a gestire la loro stessa mitologia! Ci sono dei buchi nella trama!
Héctor chiede a Miguel di esporre la sua foto una volta tornato nel mondo dei vivi per poterci tornare anche lui, ma nel film viene detto chiaramente che non è così che funziona! Quando scompare lo spirito di un amico di Héctor, Miguel dice: “Io l’ho conosciuto, potrei ricordarmi di lui quando torno a casa” ed è lo stesso Héctor a rispondergli: “Possiamo vivere solo attraverso i ricordi di quelli che ci hanno conosciuto in vita”. Quindi qual era il suo piano? È vero che lui è in realtà il trisavolo di Miguel e potrà vivere nei ricordi della sua bisnonna ma… a quel punto del film lui non lo sa ancora!

Inoltre Miguel non era stato maledetto per aver rubato la chitarra di Ernesto? Il funzionario che incontra nel regno dei morti gli spiega che “trattandosi di una maledizione di famiglia, può essere risolta attraverso una benedizione di famiglia” ma se Ernesto non è suo parente la cosa non funziona!
Sorvoliamo poi sul fatto che la famiglia di Miguel continua a inseguirlo per costringerlo a tornare a casa alle condizioni della sua trisavola. Dico “sorvoliamo” perché tutto sommato può avere senso che lo inseguano per convincerlo a farlo, ma stiamo parlando comunque di qualcosa che non possono costringerlo a fare, se lui si rifiuta di farla, quindi perché inseguirli come degli accalappiacani?

Di nuovo, è possibilissimo che tutto questo abbia senso se uno conosce a fondo la cultura messicana ma da un film che promette di spiegarmela mi aspetto una chiarezza maggiore. Com’è che quando queste incongruenze le trovate in un film come “Alien 2 – sulla terra” vi mettete a ridere, mentre qui urlate al capolavoro?

Terzo problema: Miguel che scopre di essere imparentato con Héctor.
Una cosa bisogna dirla: questo colpo di scena è gestito molto ma molto bene. Nel senso che il film è pieno di indizi che possono far capire allo spettatore come stanno veramente le cose, in un crescendo che va dalla piccola coincidenza alla grande rivelazione. Per quanto mi riguarda, la scena in cui i due scoprono di essere parenti ha risollevato momentaneamente il film.
A parte questo, però, non è fastidioso che i buoni debbano essere per forza completamente buoni e i cattivi completamente cattivi? Che diamine! Persino la lontana parentela con un personaggio negativo è qualcosa di inaccettabile!
Non sarebbe stato molto più interessante se Héctor (o chi per lui) avesse effettivamente abbandonato la famiglia e Miguel l’avesse perdonato in nome del legame di sangue? O se Ernesto fosse stato davvero il trisavolo di Miguel e questi non l’avesse perdonato, sentendosi più vicino a Héctor, alla faccia del legame di sangue? Invece hanno voluto salvare capra e cavoli: la morale da due soldi sulla famiglia al primo posto rimane e non c’è neppure bisogno di conciliarla con la cattiveria di uno dei personaggi.
Com’è che quando questi happy-ending semplicistici li trovate in un film come “Ballerina” rompete i coglioni, mentre qui giù di Golden Globe?

Quarto problema: la fine di Ernesto.
Ernesto è cattivo cattivo e deve da mori’ perché ha rubato le canzoni di Héctor, il quale invece deve diventare famoso al posto suo.
Visto che stiamo parlando di un film distribuito dalla Disney… chi si ricorda delle controversie nate su “Il Re Leone”, che pare fosse per molti versi un plagio del manga di Osamu Tezuka “Kimba il leone bianco”? Vi pare che qualcuno abbia mai messo in discussione la grandezza del film della Disney per questo motivo? A voi per primi ve ne frega forse qualcosa? No!
E non solo: è anche giusto che sia così, perché uno spunto può derivare da idee altrui ma gran parte dell’abilità sta nell’elaborarlo!
La non paternità di un’opera può far rivalutare in parte la persona a cui è attribuita ma non ne cancella i meriti. Quante volte avete sentito parlare di “My way” come di una canzone di Sinatra, quando in realtà si tratta di un testo di Paul Anka su musica di Paul François, che a sua volta riprendeva una melodia di Jaques Revaux? Significa che Sinatra era uno stronzo senza talento? Gli tiriamo addosso una campana? No! Ha ancora il merito di aver portato al successo le canzoni che ha interpretato!
Intendiamoci, non è bello spacciare per propria la canzone di un altro. In quel senso l’accusa di plagio sussiste eccome ma Ernesto le tournée le ha fatte, i film li ha girati, è stato comunque un grande uomo di spettacolo!
Cristo! Anche “Coco” è stato tacciato di essere un plagio del film “Il libro della vita”! Di cosa stiamo parlando?

Come se non bastasse, Ernesto si frega con le sue stesse mani nel più classico dei modi. Indovinate come? Durante il suo grande concerto, mentre combatte contro i buoni nel backstage, decide senza nessun motivo particolare di confessare l’omicidio di Héctor. Non sa, però, che una telecamera lo sta riprendendo, e così tutta l’arena scopre il suo segreto (tra parentesi, non credo che quelle telecamere abbiano un microfono integrato). Ma dove l’avete visto un cliché del genere? In “Dieci regole per farla innamorare”? Un momento… SÌ! È lo stesso identico finale! Com’è che in quel film non andava bene perché era un modo troppo pigro e banale per far vincere il protagonista mentre qui è un’idea geniale?
Tra l’altro mi sono poco chiare anche le conseguenze di questa azione. Cioè… Miguel dice “Tu hai ucciso Héctor!”, Ernesto risponde: “Io faccio quello che è necessario per cogliere l’attimo!” e tutti pensano che sia un assassino?
Ok, posso anche darvela per buona. Va bene avergli rovinato la reputazione nel mondo dei morti, va bene che gli americani hanno qualche problema a scindere la morale di un intrattenitore dalle sue doti artistiche (Kevin Spacey insegna), quindi questa storia potrebbe renderlo un fallito da quelle parti ma nel mondo dei vivi? Che è successo? Miguel è andato a raccontare in giro che il fantasma di Ernesto gli aveva confessato di aver ucciso il suo trisavolo e tutti ci hanno creduto?

Per concludere, vorrei aggiungere che per un film in cui quasi tutti i personaggi sono musicisti di musica memorabile se ne sente proprio poca. Un paio di canzoni sono orecchiabili e arrangiate molto bene, il lavoro di ricerca fatto sulla musica popolare messicana è senza dubbio encomiabile ma niente di paragonabile a quello che promette il trailer. Tantopiù che le traduzioni non sempre sono all’altezza. Considerato che parliamo di musica di scena e che capire i testi non è fondamentale alla trama (tranne per una battuta), forse sarebbe stato il caso di lasciarle in spagnolo.
Com’è che quando sentite una bella canzone in un brutto film come “Frozen” dite che il film fa schifo, mentre in questo ca…? Ehm… ho sbagliato esempio!

Con questo non voglio dire che il film non abbia i suoi momenti. Un paio di scene, ad esempio quelle in cui appare il personaggio di Coco, fanno scendere la lacrimuccia. L’animazione… beh, è quella di un film della Pixar! Credo anche che possa funzionare molto bene come film in 3D (ma non potrei giurarci, avendolo visto in 2D), ma sono tutti dettagli che non salvano il film nemmeno per finta.

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