Reintrodurre la leva obbligatoria non servirebbe a combattere il bullismo

Militari

Oggi ricomincia la scuola e vorrei approfittarne per parlare di un argomento che mi sta molto a cuore: il bullismo. Ogni volta che salta fuori questo argomento, c’è sempre qualcuno che se ne esce con questa proposta: “i giovani d’oggi sono bulli e non hanno più rispetto per nulla, facciamogli fare sei mesi di militare e vedi come si calmano”.
Secondo queste persone, il servizio militare sarebbe utile perché renderebbe i ragazzi più maturi. Non solo perché insegnerebbe loro a rispettare le regole ma anche perché li renderebbe più uomini, più autosufficienti. Sei mesi lontano dalla mamma e impari che il letto devi rifartelo da solo, che non c’è sempre qualcuno pronto a cambiarti il pannolino! Tagliamolo questo cordone ombelicale, accidenti!
Tutto molto bello ma… il bullismo che c’entra?

Mi sembra che molti italiani, specie quelli nati negli anni che vanno dal secondo dopoguerra fino al ’68, abbiano una concezione della maturità parecchio strana. Per loro essere maturi significa essere emancipati. Infatti nella tiritera di cui sopra il servizio militare può essere sostituito anche da altre cose: “trovati un lavoretto e sarai maturo, vai a vivere da solo e sarai maturo, fatti un viaggetto per conto tuo e sarai maturo”.
Ora, affrancarsi dai genitori è una cosa molto bella, per carità, sicuramente utile, ma la maturità è un’altra cosa. Essere maturi significa avere rispetto e considerazione per gli altri.
Questa non è solo una mia personale interpretazione. Se ci pensate, in psicologia la definizione di “maturità” è proprio questa: quando è appena nato il bambino è letteralmente convinto che non esista nient’altro al di fuori dei propri bisogni e che il resto dell’umanità esista solo per soddisfarli, diventa maturo quando impara a cogliere il punto di vista di un’altra persona.

Ciò comporta per forza di cose una certa sensibilità. In questo senso, è lecito aspettarsi che che una persona matura non pratichi atti di bullismo, che non goda nel far soffrire il prossimo. Una persona matura è anche più affidabile, perché riesce a tener conto delle conseguenze che hanno le proprie azioni sugli altri, delle loro difficoltà e esigenze, della loro scala di valori.
Tuttavia essere emancipati non è detto che aiuti in questo senso. Io conosco persone anche molto giovani che vivono da sole, lavorano, organizzano viaggi in tutte le parti del mondo e nonostante questo non sono minimamente affidabili. Persone che vivono e studiano all’estero ma non sono in grado di rispettare un impegno, arrivare puntuali a un appuntamento, o anche solo rispondere a una mail o a una telefonata.

Né l’essere emancipate mi risulta abbia reso queste persone più oneste. Mi viene in mente una cosa che ho sentito dire non molto tempo fa. A parlare fu ragazzo che viveva e studiava in una città lontana da casa sua, abituato a badare a sé stesso, sempre in giro per la penisola e via discorrendo. “È tutto il giorno” mi disse “che sono in giro senza soldi. Ho fatto anche un giro dei parcheggi per vedere se trovavo una macchina aperta ma niente”. Lì per lì non capii cosa intendesse dire, quando realizzai che parlava di cercare soldi nelle macchine altrui (e questo ragazzo non veniva da una famiglia povera) gli dissi che non era una cosa giusta da fare e lui mi rispose: “È perché? Se uno lascia la macchina aperta…”.
Credo sia un esempio perfetto della differenza tra l’essere emancipati e il possedere un’etica. Chi è emancipato si rende conto che è importante chiudere a chiave la propria macchina per non rischiare di essere derubati, ma non è detto che capisca anche che il fatto che una macchina sia aperta non lo autorizza a rubare quello che c’è dentro. Le due cose possono coesistere, ma non sono l’una la conseguenza dell’altra.
Anzi, se esaminiamo i vari personaggi “bulli” che esistono nella letteratura (nonostante la rappresentazione che di loro è stata data nei secoli sia comunque da prendere con le pinze) ci accorgiamo che, lungi dal non essere in grado di badare a loro stessi, sono spesso molto indipendenti. Il bullo è proprio colui che “gioca secondo le sue regole”, che sa esattamente cosa vuole e non ha problemi a prenderselo.

Vale lo stesso discorso riguardo alla storiella che “viaggiare apre la mente”. È ovvio che un individuo dalla mente aperta avrà meno possibilità di diventare un bullo, perché aprire la mente significa imparare a ragionare secondo una scala di valori diversa dalla propria. Significa capire ad esempio che quello che per te può essere un gioco o uno scherzo qualcuno può viverlo come un’offesa o una molestia (e viceversa).
Quindi sì, viaggiare in teoria può aiutare. Ma passare un mese di erasmus non significa aprire la mente a nuove culture. Di per sé, non c’è niente che apra la mente nel fare serata con gente che non parla la tua lingua, e anche entrare in contatto con usanze diverse dalle proprie non basta, se non si è in grado di analizzarle con metodo.

Faccio un esempio. È abbastanza noto che nel 1800 la gente usasse fotografare i propri cari subito dopo la loro morte, magari posizionandoli in modo che sembrassero ancora vivi (le “fotografie post-mortem”). Un’usanza che agli occhi degli uomini di oggi appare parecchio macabra, e che infatti è stata ricordata in diversi film dell’orrore. Ciò dipende dal fatto che a un uomo di questo secolo viene spontaneo considerare la fotografia secondo i propri canoni: noi facciamo un uso della macchina fotografica esagerato, spesso completamente immotivato. Non riusciamo a concepire un’epoca in cui farsi una fotografia era un procedimento lento e costoso, e soprattutto in cui la fotografia non aveva quasi mai pretese artistiche ma serviva solo a fornire una rappresentazione di un dato soggetto. Ragion per cui molte persone venivano fotografate solo dopo la loro morte, quando i parenti avevano bisogno di una loro immagine da affiggere sulla lapide o per le cartoline che mandavano a coloro che avevano conosciuto il defunto per informarlo della sua dipartita. Cosa assai triste ma molto meno macabra.
Un esempio perfetto di come avvicinarsi a una cultura diversa dalla propria senza avere gli strumenti per analizzarla non solo non serva ad aprire la mente ma sia addirittura dannoso. Da qui l’atteggiamento spesso criticato dell’europeo “conquistador”, che si reca in paesi esotici ammirandone le colorite usanze ma sempre considerandole inferiori alle proprie, anzi fantasticandoci sopra fino a definirle macabre (come nell’esempio precedente) e indecenti, in maniera spesso xenofoba. O, peggio ancora, ragionando secondo il peggior relativismo etico: se esistono tante culture diverse, alcune delle quali rispettano cose che altre disprezzano e viceversa – si potrebbe pensare – perché io dovrei pormi un limite di qualunque genere? Alla fine se può essere degno di rispetto tutto e il contrario di tutto, vuol dire che nulla lo è realmente, no?

Vale lo stesso discorso per il lavoro, il servizio militare o il vivere da soli. Se non lo si fa con metodo non solo non aiuta a combattere il bullismo, ma può addirittura essere peggiorativo. Il lavoro e il servizio militare sono attività che prevedono per forza di cose una gerarchia. Possono insegnare il rispetto verso l’autorità ma il bullismo con questo non c’entra nulla. Il bullo è per definizione qualcuno che si accanisce sui soggetti più deboli. Insegnare a un ragazzo che il rispetto che si deve a una persona è legato al suo rango non lo aiuta a non trasformarsi in un bullo, tutt’altro. Difatti è proprio negli ambienti dell’esercito e del lavoro che si sviluppa il nonnismo che altro non è che una forma di bullismo dei soldati/lavoratori più navigati nei confronti dei novellini.

In effetti gli atti di bullismo rappresentano spesso dei riti di iniziazione, il cui scopo è insegnare ai nuovi arrivati a stare al loro posto, o a farsi valere reagendo. La funzione sociale di tutto ciò è chiarissima: un nuovo elemento che fa il suo ingresso in un gruppo ben consolidato non deve montarsi la testa, non deve pensare di essere più importante degli altri e deve imparare a sottostare a un determinato sistema di regole, possibilmente senza fare domande a riguardo.
Il bullismo ha a che fare prima di ogni cosa con l’omologazione, è per questo che molte autorità lo tollerano o addirittura incoraggiano. Un errore che spesso viene fatto è confondere il bullismo con la violenza o la maleducazione. Mandare a fanculo qualcuno potrà essere una cosa molto brutta da fare ma non è classificabile come “bullismo”. Anzi, in molti casi viene scambiato per bullismo un atto di ribellione o, quando si parla di adolescenti, di affermazione della propria personalità. Sarà brutto da dire, ma lo studente che urla addosso al suo professore, dimostrando insofferenza nei confronti dell’autorità, in molti casi si sta dimostrando più maturo dei suoi compagni classe che affrontano qualunque sua decisione in maniera acritica. Non sto dicendo che il suo non sia un comportamento da correggere, ma non è un problema di maturità.

La maturità vera, quella che consiste nel sapersi prendere cura degli altri, arriva piuttosto quando si realizza che se non saremo noi a prenderci cura di alcune persone o cose nessun altro lo farà. È anche il motivo per cui molti genitori tentano di responsabilizzare i loro figli comprando loro un cucciolo. Tuttavia al giorno d’oggi nessuno lascerebbe morire un’innocente bestiola solo per insegnare a suo figlio a comportarsi da persona matura (giustamente), pertanto il tentativo non va quasi mai a buon fine.
Il concetto di base, però, è corretto: se vogliamo insegnare ai ragazzi a prendersi cura del prossimo, invece di ferirlo per divertimento, insegniamogli prima di tutto che il prossimo ha un valore. Un valore intrinseco, non in quanto capoufficio, non in quanto generale, non in quanto persona dotata di spirito d’adattamento.

Annunci
Reintrodurre la leva obbligatoria non servirebbe a combattere il bullismo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...