Perché il reboot de “Il pianeta delle scimmie” lascia un po’ il tempo che trova

Scimmie reboot

“Il pianeta delle scimmie”, uno dei romanzi più famosi dello scrittore francese Pierre Boulle, uscì nel 1963 e venne portato sul grande schermo nel 1968, dando così il via a una serie di sequel (ne vennero realizzati quattro negli anni ’70), remake (quello di Tim Burton nel 2001) e – più di recente – reboot. Nel 2011 è infatti uscito “L’alba del pianeta delle scimmie”, primo capitolo di una trilogia tuttora nelle sale.

Il film del 1968 è considerato universalmente un capolavoro e un grande classico della fantascienza, mentre il remake del 2001 non convinse quasi nessuno (anche perché trattandosi di Tim Burton le aspettative erano alte). Quanto al reboot, non mi sembra stia ricevendo critiche molto entusiaste da parte del pubblico, mentre stranamente la critica lo acclama. In ogni caso a me personalmente non piace.

Sorvoliamo sul disastro fatto dagli adattatori italiani (ma molto probabilmente la colpa è dei supervisori stranieri) con i titoli: il primo tradotto in italiano, gli altri due lasciati in inglese con il sottotitolo “Il pianeta delle scimmie”. Sorvoliamo anche sul fatto che è stata fatta una trilogia per raccontare una storia che poteva essere benissimo raccontata in un film solo. Sorvoliamo sugli effetti speciali che per dei film degli anni 2010 sono terribilmente finti. Sorvoliamo su quanto poco sia credibile la rivoluzione dei quadrumani, poco più che una tribù di pigmei che potrebbe benissimo essere sterminata in due ore da un paio di marine bene addestrati.

Quello su cui non mi sento di sorvolare è il fatto che sia venuta meno l’idea di base del romanzo.
Nel film del 2011, le scimmie diventano intelligenti con l’aiuto di un farmaco sperimentale. Un po’ come i ratti del film “Brisby e il segreto del NIMH”. Ecco come viene invece descritta la loro ribellione in uno dei film degli anni ’70.

Cominciò nella nostra preistoria, con l’epidemia che colpì tutti i cani e i gatti, che morirono a centinaia di migliaia. E altre centinaia di migliaia che erano sopravvissuti dovettero essere uccisi per impedire che il contagio si diffondesse. […] Quando l’epidemia fu sotto controllo, l’Uomo rimase senza animali domestici. Naturalmente per l’Uomo la cosa era insopportabile! Infatti lui può uccidere suo fratello ma non uccidere il suo cane! Quindi gli uomini presero ad addomesticare le scimmie primitive. […] All’inizio le tenevano in gabbia, poi cominciarono a circolare liberamente per le loro case. Cominciarono a reagire al linguaggio umano, così, nel giro di circa due secoli, progredirono dai soliti gesti imitativi ad azioni coscienti. […] Divennero consapevoli della situazione di schiavitù e mano a mano che crescevano di numero scoprirono l’antidoto alla schiavitù, e cioè l’unione. Cominciarono a riunirsi in piccoli gruppi, poi lentamente impararono le regole dell’azione attiva di gruppo. Impararono ad opporsi. Dapprima si limitarono a grugnire la loro opposizione poi, uno storico giorno che viene festeggiato dalla mia specie e che è ben documentato nei Sacri Scritti, si fece avanti Aldo. Lui non usò un grugnito. Lui parlò, e disse la parola che gli era stata ripetuta innumerevoli volte dagli esseri umani. Lui disse: “No”.

(“Fuga dal pianeta delle scimmie”; 1971)

Il messaggio è chiaro: il modo in cui gli esseri umani trattano gli animali è disumano, poiché si tratta di esseri coscienti. Perché questo sia ancora più chiaro, proviamo a immaginare una società alla rovescia, con gli esseri umani al posto degli animali e viceversa.
Animali, non ipotetici OGM che potrebbero nascere in seguito a un esperimento finito male. Un’immagine molto più forte, perché gioca su una serie di paure e sensi di colpa dello spettatore: “E se gli animali soffrissero per il modo in cui li tratto?”, “E se un giorno mi ritrovassi io nella condizione di essere il più debole?”, “E se la mia non fosse la specie dominante su questo pianeta?”.
Persino il film di Tim Burton, nonostante fosse poco più che un film per ragazzini, aveva colto perfettamente questo aspetto. Addirittura uno dei protagonisti di quel film era una scimpanzé attivista per i diritti degli umani, che in una scena afferma:

È disgustoso il modo in cui trattiamo gli umani. Degrada noi tanto quanto loro.

Mentre in un’altra scena lei e il protagonista hanno questo scambio di battute:

LEO: Le nostre scimmie non parlano.
ARI: Forse è una loro scelta, visto il modo in cui le trattate.

Sia chiaro, capisco benissimo che i tempi cambiano e che un tema che poteva essere caldo negli anni ’70 possa non esserlo oggi. Se nel 2017, dopo tutti i discorsi che sono stati fatti sull’ambientalismo e l’animalismo, fossimo ancora qui a menarcela con le storielle sugli animali buoni e gli uomini cattivi, ci sarebbe poco da stare allegri.
Gli artisti hanno sempre trattato soggetti già trattati in precedenza arrivando a risultati completamente diversi rispetto ai loro predecessori. L’Orfeo di Pavese non è certo lo stesso di Monteverdi.
Tuttavia, se non ti piace l’idea di base dell’opera precedente e non ne hai una migliore… lascia perdere quel soggetto. Non te l’ha mica ordinato il medico di rebootare “Il pianeta delle scimmie”. Se, tolto il tema animalista, rimane solo l’ennesima storia in cui l’umanità viene minacciata un nemico fortissimo, tanto vale metterci gli zombie, gli invasori da Marte, o le macchine ribelli. E anche in quel caso senza un elemento che renda la situazione più inquietante di quanto già non sia non si va da nessuna parte; nel film “Matrix” o nel racconto “Non ho bocca e devo urlare” i nostri eroi non si ritrovano a fare i conti con un semplice supercomputer, ma soprattutto con il dubbio che sia meglio non esagerare nel creare macchinari sempre più sofisticati.

Peccato, perché l’idea di un film (non necessariamente un reboot, in questi casi un prequel va benissimo) che racconta le origini del pianeta delle scimmie non mi dispiace affatto.

Annunci
Perché il reboot de “Il pianeta delle scimmie” lascia un po’ il tempo che trova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...