Perché il reboot de “Il pianeta delle scimmie” lascia un po’ il tempo che trova

Scimmie reboot

“Il pianeta delle scimmie”, uno dei romanzi più famosi dello scrittore francese Pierre Boulle, uscì nel 1963 e venne portato sul grande schermo nel 1968, dando così il via a una serie di sequel (ne vennero realizzati quattro negli anni ’70), remake (quello di Tim Burton nel 2001) e – più di recente – reboot. Nel 2011 è infatti uscito “L’alba del pianeta delle scimmie”, primo capitolo di una trilogia tuttora nelle sale. Continua a leggere “Perché il reboot de “Il pianeta delle scimmie” lascia un po’ il tempo che trova”

Perché il reboot de “Il pianeta delle scimmie” lascia un po’ il tempo che trova

Il culo di Megan Fox e il processo creativo

Quando si parla un’opera d’arte prevede l’impiego di più discipline (come nel caso del teatro, del cinema o del fumetto) spesso ci si domanda quale sia la più importante, se il testo, la musica, la componente grafica o la messa in scena. La risposta a questa domanda è più complessa di quanto si possa pensare. Esistono opere che hanno un libretto disgraziato ma una musica meravigliosa, film che hanno un copione imbarazzante ma degli interpreti straordinari, fumetti che puntano tutto sulla bellezza dei disegni e via discorrendo. Anche se l’opera ideale è probabilmente quella in cui tutte le parti concorrono a formare un prodotto perfetto, credo sia innegabile che ci sono spettacoli che si fondano su un unico elemento.
Un esempio è un film del 2009 intitolato “Jennifer’s body”. Lo scopo (dichiarato) di questo film era uno solo: consacrare Megan Fox come icona sexy generazionale. Continua a leggere “Il culo di Megan Fox e il processo creativo”

Il culo di Megan Fox e il processo creativo

Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti

In questi anni mi è capitato spessissimo di affrontare con amici e colleghi l’argomento “soldi e cultura”, e da quel che ho capito esistono due scuole di pensiero a riguardo.
C’è chi pensa che fare soldi con la cultura significhi principalmente investire sul turismo, un punto di vista con il quale io ho dei problemi perché la stessa definizione di “turismo” non è chiarissima. “Turista” è chiunque viaggi per diletto, e di conseguenza investire sul turismo significa rendere un luogo piacevole in modo che la gente sia disposta a venire a spenderci dei soldi, cosa che di certo male non fa. Credo tuttavia che perché il turismo sia un’attività realmente lucrativa non si possa prescindere dall’immagine niente affatto edificante di frotte di stranieri cafoni venuti a fotografare un monumento attratti solo dal nome famoso. Mettendo da parte ogni giudizio etico/estetico, il problema di questo scenario dal punto di vista economico è che il principio su cui si basa è unicamente quello dello spillare quanti più soldi possibile ai villeggianti, e pertanto è un sistema che va a vantaggio solo di quei pochi che possono permettersi di mandare avanti un’attività in una zona di interesse turistico. Quella che in gergo si chiama “speculazione”. Continua a leggere “Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti”

Investire in cultura non è solo spillare soldi ai turisti