Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore

Di recente ho recensito su questo blog il film “Baywatch” di Seth Gordon. Naturalmente ho dato un’occhiata anche alle altre recensioni reperibili sul web e mi sono trovato di fronte a frasi di questo tipo:

“Baywatch” ha il pregio di aver evitato eccessi sessisti verso le sue protagoniste, che rimangono in costume o abiti leggeri ma pur sempre vestite.

In primis si deve sottolineare che più di un film trattasi di un telefilm lungo , con tempi e sceneggiatura televisivi e dialoghi parimenti improntati ad una volgarità discretamente divertente e per una volta sessista non nei confronti del genere femminile ma verso il maschile.

Insieme a “buonista” e “analfabeta funzionale”, “sessista” è una delle espressioni più usate a sproposito al giorno d’oggi. Tanto che viene spontaneo pensare al buon vecchio Inigo Montoya e alla sua storica frase: “Dici sempre esta parabla. No creo que vol decir quello che pensi tu”.
Stando al dizionario il termine “sessismo” indica la “tendenza a valutare la capacità o l’attività delle persone in base al sesso ovvero ad attuare una discriminazione sessuale”, e davvero non si capisce in che modo tale discriminazione potrebbe essere effettuata mostrando le tette di un personaggio. Dipenderà dal fatto che così facendo il personaggio viene ridotto a un oggetto privo di spessore?
C’è una cosa che molte persone dimenticano a questo proposito, ed è che a rendere insignificante un personaggio non è il fatto che la sua funzione sia eccitare lo spettatore ma il suo essere passivo.

You keep using that world

Vorrei mettere a confronto due film. Uno è uscito nel 1975 e si intitola “Death Race 2000”, l’altro è il remake del primo, è uscito nel 2008 e si intitola semplicemente “Death Race”.
Sono entrambi film di evasione ma il “Death Race” del ’75 è migliore quasi sotto ogni aspetto. Tanto per cominciare, è ambientato in un futuro distopico dove tutti i popoli sono stati unificati in un’unica grande nazione e, per aiutare la gente a sfogare il proprio primitivo bisogno di violenza (esistendo un’unica nazione non si combattono guerre da molti anni) si organizza di tanto in tanto una corsa molto singolare. L’obiettivo della corsa, infatti, è investire quanti più passanti possibile, meglio se donne o bambini. Anche il remake del 2008 è ambientato in un futuro distopico, ma la gara è stata sostituita da dei giochi gladiatori di carcerati in versione reality. Pessima scelta: idea molto più banale, violenza basata più sull’istinto di sopravvivenza che sulla follia dei personaggi. Perché “Death Race 2000” è una commedia nera, volutamente esagerata e psichedelica: ci sono colpi di stato nazisti e un presidente convinto di essere Dio. Persino i difetti del film (una fotografia da fiction Mediaset e il design delle automobili da luna park) sono in linea con questa idea registica, sempre a metà tra lo splatter e il cartoonesco.
Una chicca, tanto per farvi capire di cosa stiamo parlando: uno dei piloti che partecipano alla corsa ha un fan-club composto unicamente di esaltate. Queste ultime, di comune accordo, estraggono a sorte una di loro che avrà “l’onore” di farsi investire dal suo beniamino, cosa che la ragazza farà dopo essersi agghindata da vittima sacrificale, con tanto di fiori e di veste bianca, il tutto mentre in sottofondo risuonano le note di quello che sembrerebbe un organo elettrico. L’atmosfera è di pericolo costante: in questo film tutti vogliono uccidere tutti, e quando non hanno una ragione per farlo la trovano comunque.
La situazione nel film del 2008 è un tantino diversa: c’è un giovane padre di famiglia che finisce in galera per un errore giudiziario ed evade per tornare dalla sua figlioletta.


Per quanto riguarda la componente erotica, in entrambi i film abbiamo gente molto figa (di ambo i sessi), ma si tratta di due figaggini molto diverse. I protagonisti del remake sembrano dei modelli di “Vogue”; sono carini, per carità, ma non sono memorabili. C’è per esempio un figone di nome Natalie Martinez che in teoria dovrebbe far versare allo spettatore fiumi di bava. Eppure la cosa più sexy che fa questa ragazza è andarsene in giro in canottiera, non c’è paragone con le protagoniste del film originale. Prendete la foto qua sotto, tratta ovviamente da “Death Race 2000”.

Tette nei film

Le ragazze che vedete, interpretate da Roberta Collins e Mary Woronov, sono due delle partecipanti alla corsa. Si stanno rilassando tra un ammazzamento e l’altro, facendosi fare un massaggio. A un certo punto cominciano a litigare (non ricordo bene perché, ma credo c’entri qualcosa il fatto che la bionda è una nazista) e si alzano dai loro lettini (su cui erano sdraiate a pancia in giù) per fronteggiarsi faccia a faccia, regalandoci una scena in topless memorabile. E a renderla memorabile non è solo il fatto che le due attrici siano fotogeniche, ma il carattere delle due spietate assassine, il retroscena, la tensione tra le due, il modo in cui indossano quegli striminziti asciugamani, il fatto che a nessuna delle due sembri importare di star mostrando le proprie pudenda in diretta TV (sì, la cosa avviene durante una diretta televisiva), le posture, le espressioni!
Cosa più importante: questa scena gioca su una fantasia dello spettatore. Perché nessun uomo, vedendo una donna nuda sdraiata a pancia in giù, non spera che a un certo punto questa si alzi o quantomeno che si tiri su quanto basta per permettergli di dare una sbirciatina. A maggior ragione al cinema, dove come è noto le intimità degli attori vengono nascoste nei modi più improbabili, anche a discapito del realismo.
Insomma, una scena difficilissima sia da scrivere che da interpretare. Le scene erotiche sono come le scene horror: incredibilmente difficili, eppure chiunque è convinto di essere in grado di realizzarle. Ma per tirare fuori qualcosa di valido (valido come può esserlo qualcosa di cui si continua a parlare a cinquant’anni dall’uscita del film) con certe scene devi lavorare sodo, e devi chiamare due attrici con un curriculum cinematografico di tutto rispetto, non una modella prestata alla recitazione.

Natalie Martinez in “Death Race” non ha scene di nudo. La sua scena madre è quella in cui scende da una macchina e avanza ostendando sicurezza tra nuvoloni di polvere come la protagonista di un videoclip. Il suo personaggio non è eccitante come quelli delle sue colleghe del film precedente ma in compenso è una ragazza con cui ti faresti volentieri vedere in giro dai tuoi amici, per farli diventare verdi di invidia. Potremmo definirla una “fidanzata da esposizione”. Non è una ragazza con cui vuoi scopare, è una ragazza con cui vuoi AVER scopato. Una di quelle che approcci non perché ti importi qualcosa di loro ma perché averle nella propria vita è uno status-symbol. In altre parole, un oggetto senz’anima.

Natalie Martinez

In un film che punta tutto sulle risate e l’adrenalina, un personaggio in grado di eccitare lo spettatore è un personaggio ben riuscito. Se a questo scopo nei film di oggi non si fa più ricorso alle scene di nudo o all’umorismo macabro, non è per aggiungere spessore ma semplicemente per non perdere la vasta fetta di pubblico rappresentato dalle famiglie con bambini.

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Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore

3 pensieri su “Le tette di Natalie Martinez sono prive di spessore

  1. Anna ha detto:

    Tutto condivisibile, ma il sessismo sta nel fatto che che questi discorsi e queste scene si fanno sempre sulle donne e praticamente mai sugli uomini.

    1. Di nuovo… il sessismo inteso come “tendenza a valutare la capacità o l’attività delle persone in base al sesso ovvero ad attuare una discriminazione sessuale” che c’entra?

      1. Anna ha detto:

        Sto dicendo che solo quando le scene di cui sopra riguardano delle donne vengono valutate come sopra.

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