Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non parla della Sindrome di Stoccolma

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo intitolato molto interessante. Così interessante che ho deciso di tradurlo in italiano. L’argomento è il film Disney del 1991 “La Bella e la Bestia”, e dal momento che sta per uscire la versione per ritardati di questo capolavoro ho pensato di cogliere l’occasione per pubblicarlo.

I grassetti li ho aggiunti io.

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Sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” NON parla della Sindrome di Stoccolma

Adoro i classici della Disney. La musica, le storie, i personaggi, il lieto fine – tutte queste cose hanno garantito ai classici Disney un posto fisso nella mia collezione di film.
Ovviamente adoro quando siamo tutti riuniti per cena e la smettiamo per un attimo di parlare di politica e della società narcisista in cui viviamo per affrontare l’argomento “film Disney”.
Sono stata particolarmente felice il weekend scorso quando ci siamo messi a parlare del mio preferito: “La Bella e la Bestia”. È stato uno shock scoprire che questo classico della mia infanzia sarebbe “una storia basata sulla sindrome di Stoccolma”.

Il “Farlex Partner Medical Dictionary” definisce la sindrome di Stoccolma “il legame che si viene a creare tra la vittima di un rapimento e il suo rapitore, nel quale la vittima si identifica con il rapitore e in alcuni casi simpatizza per lui”. Dal momento che è considerato poco etico sperimentare certe cose sugli esseri umani, non è facile per le autorità mediche stabilire quali fattori causino la sindrome di Stoccolma ma la maggior parte di loro concorda su questi tre:

  • La vittima ha dei sentimenti negativi nei confronti dei propri soccorritori
  • La vittima ha dei sentimenti positivi nei confronti del proprio rapitore
  • Il rapitore sviluppa dei sentimenti positivi nei confronti della vittima

In uno degli studi condotti dall’FBI, sono stati esaminati oltre 1.200 casi di rapimento e sono stati intervistati degli assistenti di volo tenuti in ostaggio nel corso di un dirottamento aereo, giungendo alla conclusione che siano necessari almeno tre fattori perché si sviluppi la sindrome di Stoccolma:

  • Il rapimento deve durare per più giorni.
  • I rapitori rimangono in contatto con le loro vittime, ovvero vittime e rapitori non si trovano in stanze separate.
  • I rapitori si mostrano gentili nei confronti delle loro vittime, o almeno evitano di far loro del male. Le vittime di un rapimento che hanno subito degli abusi generalmente non sviluppano la sindrome.
  • Le persone che trovano più difficile resistere in situazioni di stress, e quelle che sono disposte a fare qualsiasi cosa pur di sopravvivere sviluppano la sindrome più facilmente.

Una rapida ricerca delle parole “la bella e la bestia” su Google e… BUM! Verrete sommersi da queste incazzatissime e tristissime recensioni che parlano di “vittimizzazione della donna” e di “potere maschile” nel tentativo di rovinare un altro grande film (RIP “Ghostbusters”). Durante la conversazione a cui ho accennato prima, mi sono ricordata di un post che ho letto su Tumblr che criticava questa visione delle cose. Ho estratto il mio telefono e l’ho mostrato ai miei amici.
Cinque minuti dopo, i miei amici mi hanno restituito il telefono e, con la maggior gentilezza possibile, mi hanno sbattuto in faccia la crudele verità: nessuno vuole perdere tempo a leggere un post lungo su Tumblr. È verissimo: al loro posto mi sarei comportata nello stesso modo. Così, in onore di quei semidei che tante volte mi hanno aiutata a superare verifiche e esami al liceo e all’università, ho scritto una versione-bignami di quel post [“per venire incontro alle vostre capacità mentali” NdR] che potete trovare alla fine dell’articolo.

Per quelli che hanno voglia di leggere, ecco le sette ragioni per cui “La Bella e la Bestia” non è una storia che parla della sindrome di Stoccolma ma un grande classico che possiamo goderci senza temere che qualche SJW armato d’ascia sbuchi dallo schermo all’improvviso.

1) Belle decide di rimanere al castello della Bestia

Probabilmente una delle cose più importanti, e anche quella che la gente tende più spesso a dimenticare, è che Belle si consegna di sua spontanea volontà alla Bestia per salvare suo padre. Di fatto, è Belle a proporre lo scambio alla Bestia: lui le dice “Non può fare niente per lui.” e lei risponde: “Prenda me al suo posto”.

2) Belle non vive a contatto con la Bestia

La Bestia dice a Belle che potrà andare ovunque lei voglia nel castello, eccetto nell’Ala Ovest. Le dà anche una stanza tutta per lei e la lascia sola coi suoi servitori. Lo studio dell’FBI considera l’interazione (definita come “interazione verbale non coercitiva tra le due parti e non inerente al rapimento stesso”) tra vittima e rapitore uno dei fattori necessari per contrarre la sindrome di Stoccolma. Se la vittima e il rapitore si trovano in stanze separate, è molto difficile che la sindrome si sviluppi.
Inoltre, ciò potrebbe accadere se vittima e rapitore avessero un contatto positivo (definito come “assenza di abusi”). Questo non accade tra la Bella e la Bestia: la Bestia usa uno specchio magico per spiare Belle, ma l’unica interazione della ragazza con la Bestia è disobbedire ai suoi ordini e rifiutarsi di cenare insieme a lui. Interazione minima, e nulla che indichi alcunché di positivo né da una parte né dall’altra.

3) Belle non ha alcun istinto di sopravvivenza e non è disposta a cambiare il suo atteggiamento in base alla situazione

La sindrome di Stoccolma nasce solitamente dal disperato istinto di sopravvivenza della vittima. Non è decisamente il caso di Belle. Se fosse stata anche solo lontanamente aggrappata alla vita, prima di tutto non sarebbe andata a cercare suo padre e soprattutto non avrebbe mai preso il suo posto.
All’inizio, Belle trova odioso il suo carceriere e rifiuta di cenare insieme a lui. Arriva anche ad infrangere deliberatamente l’unica regola vigente nel castello: non andare mai nell’Ala Ovest. Quando lo fa, la violenta reazione della Bestia non porta Belle ad avere simpatia per lui. A conti fatti, Belle sembra più interessata a soddisfare le proprie curiosità che alla semplice sopravvivenza.

4) Belle modifica volontariamente il proprio atteggiamento nei confronti della Bestia, ma non prima che quest’ultima modifichi il suo

Nello stesso rapporto dell’FBI citato poc’anzi, a prescindere da quelle che potevano essere le simpatie delle vittime nei confronti dei rapitori prima del rapimento, “in una reale manifestazione del fenomeno la risposta della vittima è involontaria, inconscia e inconsapevole”. Belle sa benissimo che i suoi sentimenti nei confronti della Bestia stanno cambiando e ce lo spiega (in pieno stile Disney) con una canzone:

“Qualcosa in lui si trasformò.
Era sgarbato, un po’ volgare, ora no.
È timido, piacevole.
Non mi ero accorta che ora è incantevole.”

Con questo motivetto disneyiano Belle riconosce che 1) la Bestia è diventata più gentile e accomodante 2) Belle si rende conto che i propri sentimenti nei suoi confronti sono cambiati, ma ne è un po’ spaventata [questo risulta più chiaro nella versione originale della canzone, in cui Belle definisce ciò che prova “a bit alarming”; NdR]. Belle non manifesta in alcun modo i sintomi della sindrome di stoccolma. È piuttosto la Bestia a mostrare gli effetti del suo opposto, ovvero la Sindrome di Lina, che è quando il rapitore arriva a simpatizzare per la propria vittima (a questo proposito, vedi il punto successivo).
Ma la cosa più importante è che Belle non sviluppa alcunché di positivo nei confronti del suo rapitore prima che LUI STESSO cambi. Non simpatizza con lui quando le urla addosso o si comporta in modo violento. Solo quando lui comincia a trattarla meglio (vedi la canzone) lei cambia il suo modo di vederlo. Né arriva mai a provare pietà per la sua spiacevole condizione semplicemente perché né lui né i suoi servitori le hanno mai spiegato a cosa sia dovuta.
La versione principesca e meno pelosa della Bestia che vediamo nel finale, difatti, è per Belle una sorpresa. Ma sto divagando.

5) Belle vuole lasciare il castello e lo fa appena ne ha la possibilità

Quando la Bella e la Bestia scoprono che il padre di lei, Maurice, sta morendo nella foresta, la Bestia la libera dal suo impegno e la lascia andare. Belle ringrazia la Bestia per la sua comprensione e se ne va. Sì, SE NE VA. Le è stata data la possibilità di tornare alla sua vita di sempre, e deciderà autonomamente di farlo. A differenza di Patty Hearst [celebre caso di sindrome di Stoccolma; NdR], Belle non sceglie di restare insieme al suo rapitore: Belle sceglie di tornare a casa, dalla sua famiglia.
Tantopiù che quando Maurice resta di stucco nello scoprire che la Bestia ha lasciato andare Belle, la ragazza spiega che la Bestia è cambiata, non il suo modo di vederla. Dal canto suo, la Bestia prova pietà per Belle quando lei scopre che suo padre sta morendo, e di conseguenza la lascia andare senza chiedere nulla in cambio. Le fa anche dono del proprio specchio magico. Di nuovo, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un caso di sindrome di Lima, perché è la Bestia a simpatizzare per Belle e non il contrario.

6) Belle non torna al castello come prigioniera
ma per impedire un omicidio

Femministe e SJW sembrano convinti che Belle torni dalla Bestia perché la sindrome di Stoccolma l’ha trasformata in una donna debole che simpatizza per il proprio rapitore. Ma Belle non sembra voler tornare al castello fino a che Gaston non inizia a diffondere maldicenze sulla Bestia, e poi ad aizzare i paesani perché lo aiutino a ucciderla.
Belle agisce in base alla propria morale: lei conosce la Bestia, sa che non farebbe mai del male a nessuno e che non merita la morte. Sì, Belle simpatizza per la Bestia ma non per la creatura prepotente e incazzereccia (nonché immatura e frignona) che ha conosciuto nei primi venti minuti del film; Belle simpatizza per la Bestia gentile, simpatica e ravveduta che l’ha sciolta dalla promessa che aveva fatto con lei.

7) Belle non prova alcun risentimento nei confronti dei suoi “salvatori”

Belle non ha dei sentimenti negativi nei riguardi dei suoi salvatori perché NON CI SONO salvatori verso cui provare qualcosa. Belle è già libera. Gaston non guida una folla inferocita attraverso la foresta al grido di “Andiamo a salvare Belle!” perché a nessuno di loro frega qualcosa di lei. Anzi, l’hanno rinchiusa in una cantina (spero vivamente che i responsabili della mia sicurezza non siano mai quelle persone convinte che Gaston e i paesani coi forconi siano i “salvatori” di Belle).
Ora, potremmo parlare di sindrome di Stoccolma se, dopo che Chicco ha liberato Maurice e Belle, quest’ultima provasse qualcosa di negativo nei confronti di Chicco perché improvvisamente simpatizza per Gaston (che l’ha maltrattata e imprigionata). Ma per fortuna la Disney ha scelto di fare evolvere la storia in un’altra direzione.

In conclusione, “La Bella di Bestia” è passato indenne attraverso il tempo, i SJW e il politicamente corretto rimanendo un grande film per tutta la famiglia. La sindrome di Stoccolma è qualcosa di terribile, e sarebbe grave se qualcuno ne avesse davvero dato una rappresentazione positiva in un film per bambini. Ma “La Bella e la Bestia” non è una storia che parla della sindrome di Stoccolma: è una storia “vera più che mai” che continua a incantarci, deliziarci e intrattenerci con la sua magia, il suo messaggio di speranza e mostrandoci come l’amore possa cambiarci se gli permettiamo di farlo.

E ORA LA VERSIONE-BIGNAMI

  • bell non e vittima di 1 rapimento.decide di rimanere nel castello della bestia di sua volontà
  • i sentimenti di bell nei confronti della bestia non cambiano finchè qsta nn smette di trattarla male
  • qnd la bestia solleva bell dal suo impegno bell torna a casa
  • belle non prova alcun risentimento nei confronti dei suoi soccorritori xk’ non c’è nessuno k la soccorra
  • la storia parlerebbe della sindrome di stoccolma se bell simpatizzasse x gastone e i paesani che la maltrattano insultano suo padre e rinchiudono entrambi in una cantina e poi belle provasse del risentimento verso kikko quando viene a salvarli
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