Maratona cinematografica di Batman – “Mad love”

Pochi ricordano che due anni fa, in occasione del settantacinquesimo anniversario di Batman, dedicai una serie di recensioni ai film che lo vedevano protagonista. Quest’anno sono usciti altri due film che hanno a che fare più o meno indirettamente con l’uomo pipistrello (sì, i produttori di Hollywood hanno una fervida immaginazione): “Batman VS Superman” e “Suicide Squad”.
Non aspettatevi una recensione esaustiva su questi due film: il primo fa schifo, il secondo pure. Bon. Ce li siamo tolti di torno. Non ho altro da dire a riguardo. Eccetto questa: una delle cose che mi hanno fatto trovare imbarazzante “Suicide Squad” è il modo in cui è stato reso il personaggio di Harley Quinn.

Mad love
Questo personaggio, nato dalla penna di Paul Dini nel 1992, è uno dei più riusciti dell’universo di Batman. È inquietante – e come potrebbe non esserlo una ragazza che se ne va in giro con un martello gigante comportandosi come se vivesse dentro un cartone animato, quasi ignorasse che nella realtà una persona colpita da un martello gigante difficilmente si rialza illesa? – ma è anche vivace e a modo suo sensibile. Inoltre è molto ma molto divertente; il suo è un umorismo sottile ma da scompisciarsi. Tanto per farvi un’idea della cosa, date un’occhiata alle vignette qui sotto.

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Personalmente, come personaggio la trovo anche migliore del Joker, perché la sua è una follia straordinariamente umana laddove il Joker, invece, mi dà spesso l’idea di essere costruito a tavolino, più per permettere agli sceneggiatori di cimentarsi in elucubrazioni filosofiche che per realizzare qualcosa di artistico.
È stato estremamente seccante vedere Harley Quinn ridotta a una bimbaminkia uscita da non si sa quale categoria di YouPorn. I colpevoli di tale metamorfosi, in verità, non sono solo gli autori di “Suicide Squad”, ma una nutrita schiera di fumettisti che, sin dal suo debutto in forma cartacea, l’hanno resa sempre meno interessante.

Per questo motivo mi sembra opportuno ricordare quali siano le origini del personaggio, e vorrei farlo recensendo la storia che racconta le sue origini: “Mad love”.
È una storia a fumetti che ha avuto una trasposizione televisiva nella serie animata, perciò… una maratona cinematografica non è proprio il luogo adatto per parlarne. Ma chi se ne frega, merita di essere recensita.

La storia è datata 1994. Gli autori sono Pauli Dini (sceneggiatura) e Bruce Timm (disegni). Ecco la trama della graphic novel che fruttò a questi due signori sia un Eisner Award che un Harvey Award (fu la prima volta che una storia di supereroi vinse entrambi questi ambiti premi):

[seguono SPOILER]: Harley è triste perché il Joker la trascura per inseguire il sogno di uccidere Batman in modo memorabile, e perciò ripensa a quando lo ha conosciuto. È stato all’epoca in cui era una giovane psicologa e si era fatta assumere al manicomio di Arkham proprio nella speranza di conoscere il Joker. Intendeva scrivere un libro su di lui per diventare ricca e famosa. Lui, però, era riuscito a portarla dalla sua parte, trasformandola da Harleen Quinzel (il vero nome della ragazza) a Harley Quinn, compagna di mille avventure. La loro, però, era stata una storia tutt’altro che idilliaca, fatta di litigi e di abusi. Harley dà la colpa di tutto ciò a Batman e decide di ucciderlo. Per farlo vuole realizzare un vecchio piano del Joker, che consiste nel dare il supereroe in pasto a migliaia di piranha, per farlo morire circondato da migliaia di sorrisi. Un piano che il Joker aveva scartato in quanto… i piranha non possono sorridere, ma solo mostrare un ghigno capovolto! Harley, perciò, ha un’idea: mettere la vittima (Batman) a testa in giù, cosicché i ghigni capovolti si trasformino, dal suo punto di vista, in sorrisi. Quando scopre il suo piano, il Joker interviene per fermarla. L’onore di uccidere Batman spetta a lui! E così, una breve quanto accesa discussione tra i due, la getta da una finestra e fugge via dall’edificio ormai circondato di poliziotti, lasciandola in fin di vita.
Nel finale Harley, viva per miracolo, viene condotta ad Arkham e sistemata in un lettino d’ospedale. Si sente tradita e capisce quanto sia stato stupido e folle da parte sua farsi manipolare in quel modo dal Joker, avergli dato tutto senza ricevere nulla in cambio. È a questo punto, però, che il suo sguardo cade su un bigliettino che qualcuno ha messo vicino al suo letto, su cui sono scritte queste parole: “Guarisci presto. – J”.
Un magnifico finale aperto a molte interpretazioni. Harley è semplicemente caduta ancora una volta nella rete di un fidanzato manipolatore, che si è comprato la sua fedeltà con un biglietto d’auguri dopo averla quasi uccisa, o tra lei e il Joker esiste un vero rapporto di mutua dipendenza?

Oltre a sviluppare molto bene il personaggio di Harley Quinn, questa storia racconta molto bene anche quello del Joker. Questo personaggio è stato rappresentato decine di volte ma raramente come si deve. È stato rappresentato come un anarchico, come un gangster, come un pazzoide… In “Mad love” emerge quella che secondo me è la sua vera natura, ovvero quella di criminale istrionico, che concepisce i suoi delitti come delle battute, degli scherzi (“joke”, appunto) da realizzare con perfezione millimetrica. Personaggio molto più interessante rispetto al filosofo nichilista di quart’ordine di Nolan o al comunissimo schizzode di “Suicide Squad”.
Molti sostengono che la coulrofobia derivi dal fatto che il clown è un personaggio che può agire al di fuori delle normali regole sociali, aggredendo o insultando impunemente le persone che incontra. Il Joker, che porta all’estremo i suoi scherzi trasformandoli in tragiche realtà dalle conseguenze drammaticamente tangibili, incarna perfettamente questo concetto. È questo che fa di lui l’antagonista perfetto per Batman, così serio e posato.

Una cosa che mi preme far notare è quanto il lavoro degli autori di “Mad love” sia semplice ma geniale. I disegni di Timm sono essenziali, quasi cartoonistici, mentre la sceneggiatura di Dini ha tutta la potenza primitiva di una fiaba (altro genere narrativo che il cinema moderno ha messo spesso in ridicolo nel tentativo di renderlo meno “bambinesco” e più “cool”). Niente gigionerie, niente tamarrate, niente robe kitsch che fanno rimpiangere i tempi di Adam West, niente fronzoli che sicuramente forniranno un sacco di spunti ai cosplay ma molti meno per quanto riguarda la caratterizzazione del personaggio, niente frasi a effetto buone solo per il trailer. C’è solo una grande storia con una grande protagonista.
Mi preme far notare questa cosa perché, quando si critica un film come “Suicide Squad”, molta gente risponde: “Ok, non è un film impegnato ma uno mica può sempre ammazzarsi di fatica guardando cose impegnative!”. “Mad love” è la dimostrazione di come le cose più efficaci siano spesso anche le più semplici e immediate.
Anzi, spesso infiorettare troppo un soggetto per farlo sembrare più fico lo rovina. Del resto, come dice il Joker in “Mad love”…

If you have to explain a joke, there is no joke! My jokes are elegant in their simplicity! You see them, you get them, you laugh… End of the joke!

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