Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Albakiara”

Per la rubrica “Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni” oggi voglio parlarvi di un film un po’ anomalo “Albakiara” uscito nel 2008. È anomalo nel senso che, a differenza di tutti gli altri film e libri recensiti in questa rubrica, questo in qualche modo mi sento di consigliarlo. Come film è tremendo ma se amate il trash e la comicità involontaria dovrebbe piacervi. Personalmente quando l’ho visto ho riso per tutto il tempo. Anzi, dirò di più: questo film ha diritto a un posto nell’Olimpo dei film di merda! A fianco di “Alex l’ariete”, “The room” e altri grandi classici. Posto che però, nonostante la presenza di un Raz Degan in forma smagliante, non è mai riuscito a conquistarsi. Come mai? Bèh, il fatto che questo film, quando uscì, si presentò come un’alternativa a quelli di Moccia & Co. (anche se di fatto “Albakiara” fa schifo per gli stessi identici motivi per cui fanno schifo i film di Moccia & Co.), in quanto raccontava un mondo molto meno zuccheroso di quello di film come “Scusa ma ti chiamo amore”. E all’epoca eravamo tutti così concentrati sul dibattito “melensaggini sì/melensaggini no” da non notare quale capolavoro della patacca ci stessero propinando.

Una delle caratteristiche dei film generazionali è quella di cercare di scandalizzare il pubblico rappresentando i giovani come degli incroci tra Scarface e una pornostar stacanovista.  “Albakiara” è l’emblema di questa tendenza. La trama è caotica ma lineare: lo zio di una ragazza troia e ignorante come una capra ruba due quintali di cocaina, la ragazza troia e ignorante come una capra la trova, un poliziotto corrotto complice dello zio di cui sopra riesce a recuperarla e… beh, in effetti la trama sarebbe anche finita qui.

Ma il fatto che la trama principale sia molto scarna non è di per sé un problema (la Storia ci insegna che un film di qualità può avere una trama molto risicata). Niente di questo film porta a qualcosa. Il vero problema è che questo film altro non è che un collage di scene Trasgre™ a cazzo condite, come probabilmente avrete capito, da una colonna sonora composta dai grandi successi di Vasco Rossi. Anzi, vi invito a fare un gioco: guardate il film e contate le cose che non vanno da nessuna parte. Io non lo farò perché dovrei rivedermi il film da capo e francamente non ci tengo, ma affidandomi alla memoria posso già elencare queste:

  • Il sito porno del figlio di Vasco (sì, nel film c’è il figlio di Vasco Rossi, sì è così che hanno ottenuto i diritti di sfruttamento delle canzoni, sì è un pessimo attore)
  • Iracconti di “serate gangsta” (sic!) filmati in casa della professoressa (ci ha scritto su un libro alla fine?)
  • L’indagine di Marescotti (come è finita? Hanno incastrato Raz Degan o no?)
  • La gara di pompini (non pretendo che una scena come quella abbia delle conseguenze ma vorrei almeno sapere chi ha vinto alla fine!)
  • Il figlio malato dello zio di Chiara
  • La tizia uccisa all’inizio (perché Degan la uccide? Nessuno si preoccupa di indagare sull’omicidio?)
  • La sorella probbblematica della protagonista (perché è problematica? Perché “Il mondo fuori è brutto e cattivo”? E che risposta è? Non sentivo un riferimento così oscuro dai tempi della “gente che soffre e combatte quotidianamente per la libertà” di quell’altra pietra miliare del trash che è “Grazie Padre Pio”! O forse è una citazione degli altrettanto misteriosi “problemi” di Trucebaldazzi?)
  • Lo scontro tra Chiara e la supplente d’inglese (perché nessuna delle due fa un pur minimo riferimento all’accaduto quando si incontrano di nuovo all’interrogazione?)

Cavolo, non sono riusciti a tenere una coerenza interna neppure per due scene! In un scena Chiara dice di aver fatto sesso con il prof per farsi dare un bel voto e nella scena dopo si scopre che il prof è a casa ammalato! Ma allora con chi cazzo ha fatto sesso la ragazza?

Albakiara 1 Insomma, non basta mica essere Trasgre™ per fare un film! Prendete ad esempio “Trainspotting”, che è un film di tutt’altro genere (e di tutt’altro livello) ma che a sua volta racconta situazioni scomode. Solo che le situazioni scomode in “Trainspotting” hanno una loro logica. Il fatto che due tizi si filmino mentre fanno sesso, per esempio, porta a delle conseguenze. E non solo al livello di intreccio (uno un film mica se lo guarda solo per essere Trasgre™, vuole anche essere stimolato, incuriosito, vedere dove si va a parare), ma anche per quanto riguarda lo spirito del film

SPOILER

(il video dei due tizi che fanno sesso viene rubato, la ragazza lascia il ragazzo e quello che sembrava essere l’unico personaggio senza problemi di droga diventa un tossico peggio di tutti gli altri)

FINE SPOILER

Qui invece mostrano scene di gente che fa cose trasgressiva e basta, non hai nemmeno il tempo di inquadrare un personaggio in modo da scandalizzarti quando questo fa qualcosa di scandaloso.

Ironicamente l’unica scena con delle conseguenze è quella in cui la protagonista manda al fidanzato un videomessaggio in cui dichiara di possedere due quintali di cocaina. Questo messaggio servirà poi a Raz Degan per risalire alla ragazza. Perché tutto questo è ironico? Perché è una scena che denota una conoscenza scarsissima dell’argomento trattato. Quale spacciatore si metterebbe a parlare così tranquillamente di cocaina per telefono? Come al solito, ogni volta che un regista “underground” vuole parlare di qualcosa di effettivamente underground dimostra solo di non conoscerlo manco per il cazzo.

Albakiara 2C’è però un motivo per cui questo film rappresenta bene il mondo dei tossici, ed è il fatto che sembra scritto da un tossico. Non sto scherzando. Dopotutto pensateci per un attimo: il “mondo della droga” – se mi passate l’espressione – è un mondo molto meno profondo rispetto a come viene sempre rappresentato. Fondamentalmente si tratta di persone che cercano di essere fighe ma di fatto si rendono semplicemente ridicole. Proprio come questo film. Pensate anche solo alla linea comica. Vi ricordate quella puntata de “I Griffin” in cui Peter crea una sit-com dal titolo “Gli Andiquaqquati” basata su battute del tipo “Mi sudano le mani per colpa della nuova stufa che abbiamo comprato”? Se pensiamo a gag ricorrenti come il commissario che si sporca mangiando brioches o la mamma di Dario Bandiera che lo chiama ogni due minuti scopriamo che qui siamo sullo stesso livello. Quanto cazzo devi essere fatto per ridere con delle gag del genere?

E in effetti se si fosse tenuto su questa linea grottesca-demenziale, che mi pare di capire sia anche abbastanza nelle corde del regista Stefano Salvati, forse sarebbe venuto fuori un film carino. Anche grazie alla presenza – tra un marito di Paola Barale e un figlio di Vasco Rossi – di attori veri, come Stefano Bicocchi (in arte Vito), Dario Bandiera (che qualcuno ricorderà per certe vecchie puntate del “Maurizio Costanzo Show”), Ugo Conti e persino Ivano Marescotti (per il quale si applica la legge di Alan Rickman). Non parliamo poi del fatto che il film vanta uno sceneggiatore come Carlo Lucarelli… aspetta… Lucarelli? Qui siamo ben oltre la legge di Alan Rickman! Che cazzo si è fumato Lucarelli per entrare in un progetto del genere? Gli hanno rapito il nipote convincerlo?

Vabbè… in ogni caso la possibilità di fare un film stupido ma onesto, e in cui per una volta si parlasse di droga senza farsi mille seghe mentali su quanto sia giusto o sbagliato drogarsi, il disagio giovanile eccetera, forse c’era. Ma se c’era è stata distrutta dalla voglia di fare un film “scomodo”, “generazionale” e altre cazzate del genere.

Molto spesso mi sento dire “se vuoi parlare di un film devi guardarlo mille volte riflettendo su ogni singolo fotogramma”. E questa è una cazzata. Soprattutto nel caso di “Albakiara”; mi è bastato un minuto e mezzo di film, infatti, per capire che cosa stavo guardando. Esclusi i titoli di testa. È, come detto, un film che consiglio agli amanti del trash. Mi dispiace solo per il fatto che nel nostro paese si perda sempre tempo a discutere su quanto un film è educativo o diseducativo invece di parlare della qualità di un’opera, perché guardare “Albakiara” notandone i buchi nella trama, la mancata caratterizzazione dei personaggi e l’infantile ricostruzione del mondo che pretende di descrivere fa veramente smascellare dalle risate. Forse siamo messi così male che al giorno d’oggi certe cose possono apprezzarle solo gli addetti ai lavori. Se così fosse sarebbe l’ennesima prova del fatto che guardare un film capendoci qualcosa può solo aiutare ad apprezzarlo meglio. Sia esso un bel film o un film terribile.

Albakiara 3

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