La guerra dei bufalari

Sta suscitando un polverone, in questi giorni, il progetto ludico-educativo “Pari o dispari, il gioco del rispetto” che sta per partire a Trieste in 45 classi della scuola dell’infanzia. Molta gente è preoccupata all’idea che questo progetto possa prevedere bambini vestiti da donne e toccatine tra gli scolari.

La mia prima reazione a riguardo è stata: “Ah, ma lo facevamo anche ai miei tempi il gioco del rispetto, allora. Solo che all’epoca per queste cose c’era l’autogestione.”.

In ogni caso, dal comune di Trieste hanno emesso un comunicato per spiegare che nel corso del laboratorio non si vedrà nulla di tutto ciò.

CHE COS’È IL GIOCO DEL RISPETTO
Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa. L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine. Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende. L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo. Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.
CHE COSA NON È IL GIOCO DEL RISPETTO
Il Gioco del rispetto non affronta né i temi della sessualità, né quelli dell’affettività. Tra le proposte di gioco non ce n’è nessuna che riguardi l’educazione sessuale, né si toccano i temi dell’omosessualità, della corretta o non corretta composizione della famiglia. Ciò che erroneamente e in malafede viene fatto passare come “gioco del dottore”, estrapolando frasi avulse dal contesto, è in realtà l’ennesima proposta di gioco che mira a evidenziare la capacità dei maschi di provare emozioni al pari delle femmine, per abbattere quindi lo stereotipo che vuole gli uomini privi del loro lato emotivo. Far sentire che i cuori dei bambini e delle bambine battono nello stesso modo, vuole accentuare la loro uguaglianza. Qualsiasi tentativo di attribuire malizia a questa proposta di gioco è perciò fuori luogo e offensivo nei confronti del valore educativo e scientifico del progetto. Il Gioco del rispetto è un progetto completamente estraneo al recente e controverso dibattito sul gender ed è sufficiente documentarsi per averne evidenza.

Il gioco del rispettoOk. Posso dire una cosa?
A me ‘sto progetto pare una cazzata inutile.

Una cazzata, perché si demonizzano dei ruoli maschili e femminili che nulla hanno di demoniaco (mamma che cucina e papà che cambia l’olio alla macchina) senza nessun motivo valido. Arrivando addirittura a elencare certi stereotipi tra le cause di “episodi di violenza di vario tipo”

Inutile perché sono discorsi che si sentono ovunque ormai (al cinema, in TV…). In più nelle stesse scuole dove si svolgerà questo progetto molto probabilmente ci sono dei bidelli e dei maestri di sesso maschile, e sicuramente molti di loro avranno visto i loro papà cucinare o la loro mamma cambiare una lampadina a casa, qualche volta. Che senso ha fare un corso per parlare ai bambini dell’esistenza di una roba che vedono tutti i giorni?

Semplice, no? Perché chi – come me – ha delle perplessità su questa roba non può spiegarle così? Che bisogno c’è di immaginare scenari apocalittici da “120 giornate di Sodoma”? Bisogna per forza parlare di pedofilia perché si possa criticare qualcosa in questo paese? Non basta dire che chi propone questi progetti è un parassita della società?

E questo è un termine tecnico: il dizionario definisce il parassita come “un organismo improduttivo che vive a spese di un altro organismo”. Questo è un progetto improduttivo, per il quale c’è stata una spesa. Non so a quanto ammonti in termini economici, ma comunque sono state impiegate delle risorse, del tempo (il comunicato qui sopra parla di “mesi di lavoro”), per non parlare delle ore che verranno impiegate per l’effettivo svolgimento del corso. Insomma, è una spesa che coi dati che ho in mano non so quantificare ma qualunque spesa è eccessiva per una cosa che non serve a un benemerito cazzo!
Voi probabilmente mi darete del “benaltrista” ma vi giuro che quando sento parlare di un corso che serve a spiegare che gli uomini possono fare i mestieri e le donne lavorare in fonderia mi vengono in subito in mente almeno dieci cose che sarebbero più formative! Puoi portare i bambini in un museo, mettere in piedi una biblioteca, organizzare un cineforum, portarli in gita da qualche parte, fargli fare un picnic nel bosco… persino guardare della vernice che si asciuga è più formativo di questo “gioco del rispetto”!

Benaltrismo
Anche Oskar Schindler era un benaltrista!

Ma questo discorso “benaltrista” immagino che faccia meno presa sulle masse rispetto alla storiella delle orge scolastiche.
In effetti mi sono immaginato un’assemblea genitori-insegnanti in cui qualcuno prova ad alzare timidamente la mano e a dire “Ragazzi, ma solo a me questo progetto sembra stupido e inutile…?”.
Immediatamente un tizio che sembra un incrocio tra Rita Dalla Chiesa e un cardinale si alza e dice “Eh, no, caro lei. Perché in Italia c’è ancora molto da fare per questo problema serio. Come sa viene uccisa una donna ogni venti minuti e gli stipendi degli uomini ammontano al doppio di quelli delle loro colleghe…”. TUTTE CAZZATE, ma vaglielo a spiegare. L’unico modo che hai per rispondergli è raccontargli altre cazzate.

E così ha inizio la guerra dei bufalari. Uno scontro epico tra la propaganda televisiva e quella internettiana, più grezza, fatta di sfuriate in CAPS LOCK, scenari apocalittici e immagini che farebbero venire un colpo apoplettico a un bambino che ha appena imparato a usare Paint. Gli spot del Dipartimento per le Pari Opportunità contro questi “parenti artigianali di minchiate sparate su scala industriale” [semicit.].

Sapete che vi dico? Come si dice in questi casi, “finché si ammazzano tra di loro” io me ne frego. Se volete fare un discorso serio sui progetti scolastici mi trovate qui. Tutti quelli che vogliono solo darmi del fascista maleducato o del comunista buonista possono andarsene a fare in culo.Controllo delle masse

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La guerra dei bufalari

4 pensieri su “La guerra dei bufalari

  1. Vince ha detto:

    Niente di più azzeccato come titolo. È da circa 120 anni che ci tentano, senza speranza! Unico risultato il mondo pieno di bufale o… di minchiate! Roba da cretini! … del resto la loro madre è sempre incinta (dice il detto). Ieri, ad es… guardando la sostanza delle prove (coraggio, capacità, ecc..) e tanti altri parametri di valutazione oggi oscurati o già svalutati, nel programma del canale 5 “lo show dei record”, appuravo per l’ennesima volta la differenza (o distanza tra i sessi, basta guardare non alla singola eccezione, ma alla media… o alla regola) Non sono bastati un secolo e mezzo di “femministizzazione” e lavaggio martellante del cervello. Ma questo è una delle innumerevoli constatazioni fatte con la mente libera (da seghe mentali) e non asservita. Stanno solo ottenendo l’opposto, cioè di aumentare il divario – facendolo vedere – della differenza tra i sessi. Nel passato – e con i mezzi del tempo – la media delle donne – prove storiche in mano – era migliore, eccome! E tutto grazie al femminismo che ha molto… ma molto da rispondere…

  2. NOTA: Ho avuto modo di leggere la storia di Red & Blue e, contrariamente a quanto avevo letto da qualche parte, non si tratta di una love story. In compenso è una roba sconclusionata che pur durando dieci pagine riesce ad avere nei buchi nella trama. In questo è effettivamente simile a “Twilight”.

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