Cronistoria del trash romantico/generazionale: il filone generazionale era un erede del neorealismo? (No.)

Il filone generazionale è stato definito da qualcuno un erede del neorealismo. È possibile che lo sia?

“LOL”

(voi dopo aver letto la frase qui sopra)

Sì, l’idea fa ridere, ma un recensore deve lavorare come uno scienziato: mai saltare subito alle conclusioni, neanche se queste sembrano scontate.

La grande novità del neoralismo – dopo decenni di cinema “dei telefoni bianchi” – fu di raccontare la gente per com’era davvero. Nino Manfredi, al tempo in cui studiava all’Accademia di Arte Drammatica e doveva imparare il birignao, chiese al suo maestro “Ma perché dobbiamo parlare così quando recitiamo? La gente non parla così.” e il suo maestro gli rispose “Tu la gente lasciala parlare come vuole. La gente è una cosa, un attore è un altra.”.
Il neorealismo cambiò tutto questo, e nel cinema di oggi saper cogliere la vera voce di un personaggio è un valore aggiunto. Si pensi ad esempio alla scena dei provini in “Nuovo Cinema Paradiso”, in cui si vede tutto il candore di un popolo alle prese con un grande mezzo espressivo per lui nuovissimo.

Il filone adolescenziale, però non, racconta la gente per com’è: racconta le mode. Non racconta la vita dei normali diciottenni ma come un ragazzino di sedici anni si immagina che sarà la sua vita da lì a poco. O forse dovremmo dire “come la società si immagina che questa debba essere”.
Questi film parlano di come gli adulti si immaginano i giovani, o di come temono che siano (sessualmente attivi, fondamentalmente). Ma secondo me parlano soprattutto di come VOGLIONO che siano. E questo anche quando si parla di droga, delinquenza o sesso prematrimoniale, perché certe cose vengono comunque viste come dolorose ma “necessarie”, in qualche modo, alla maturazione del giovane.
Insomma, quello che offre il filone adolescenziale è il punto di vista di un moralista. E quindi un punto di vista che non racconta la realtà per quello che è, ma per come qualcuno vorrebbe che fosse.

Il punto di vista di un moralista naturalmente sarà uno solo, quindi personaggi tutti uguali, tutti con gli stessi valori e situazioni sempre simili.
Un’altra differenza rispetto ai neorealisti, che raccontavano un’Italia varia, eterogenea, che fino ad allora non si era mai vista.

Pene recensore 4Inoltre rileggendomi questi libri e riguardando questi film ho notato una cosa: queste storie pretendono di raccontare il presente, e spesso a questo scopo vengono inseriti cellulari, social network e altre robe simili. Tuttavia fateci caso: quante volte un personaggio si ritrova in una situazione che potrebbe risolvere usando un cellulare (gente che rimane chiusa fuori di casa, amici da avvertire di un pericolo imminente) e non gli viene in mente di usarlo? Quante volte per risolvere un problema basterebbe una veloce ricerca su internet ma nessuno ci pensa?
Gli autori di queste storie parlano di giovani ma pensano come vecchi. Riciclano del materiale che a malapena andava bene negli anni ’80 e ’90.

Questo non è raccontare la modernità. Se vuoi raccontare la modernità devi conoscerla bene, non puoi limitarti a inserire mode e novità tecnologiche così, a cazzo. Altrimenti fai la fine di quello che vuole scrivere un romanzo ambientato nel Medioevo ma non sa un cazzo del Medioevo, così lo riempie di frati, contadini e cavalieri. Solo che i frati si comportano come contadini, i contadini come cavalieri e i cavalieri come frati. E le donne si vestono tutte come le bambine vestite da principesse a carnevale, tanto la figlia del mugnaio quanto la figlia del re.

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