Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”

Non so se sia un documento autentico o no, ma gira su internet una prima stesura di questo libro, intitolata “Bocciolo di rosa”: un racconto che Melissa Panarello avrebbe scritto quando andava al liceo e distribuito a tutti i suoi amici.
Tale prima stesura è un pornazzo senza né capo né coda. Non sto esagerando: è un susseguirsi di scene erotiche/pornografiche fini a sé stesse della durata di quaranta pagine. Tipo uno di quei racconti che potete trovare pescando a caso su siti come “I racconti di Milù”. Solo più lungo.
“Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, è uscito nel 2003, e sarebbe secondo alcuni “Bocciolo di rosa” sottoposto a un robusto editing.

Il libro uscito in libreria racconta la storia di una ragazza che è stata trattata male da un ragazzo di cui era innamorata, e decide di vendicarsi su di lui e sull’intero genere maschile dandola a più riprese a lui e a chiunque altro le capiti davanti.
Lo so… c’è un certo scarto consequenziale… il lato positivo è che è una trama semplice e facile da ricordare.

Il romanzo riscosse molte critiche negative. Qualcuno disse che queste erano dovute solo al proverbiale puritanesimo degli italiani, scandalizzati per le scene di sesso con minorenni presenti nel romanzo. Tutte cazzate, ovviamente; gli unici che si lamentarono per le scene di sesso furono un paio di critici che fingevano di indignarsi per fare pubblicità al romanzo.
L’inconfessabile verità era un’altra: “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” era innanzitutto un libro scritto malissimo. E intendo davvero malissimo: lo stile del romanzo è forse il peggiore mai adoperato per un’opera in prosa. Anche paragonarlo al vero diario di una quattordicenne sarebbe ingiusto. “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” non è neanche un vero diario (non ne possiede la struttura); è piuttosto quello che si otterrebbe mettendo insieme delle frasette da Tumblr (che però all’epoca ancora non esisteva) con qualche parentesi erotica qua e là.

Ma ecco un esempio di questo stile atroce.

“Il mio cuore… non ricordavo di averne uno. Forse non l’ho mai saputo.
Una scena commovente al cinema non mi ha mai commosso, una canzone intensa non mi ha mai emozionato e nell’amore ho sempre creduto a metà, considerando che fosse impossibile conoscerlo davvero. Non sono mai stata cinica, no. Semplicemente nessuno mi ha insegnato a far venir fuori l’amore che tenevo dentro nascosto, celato a tutti. Era da qualche parte, bisognava scovarlo… E io l’ho cercato proiettando il mio desiderio in un universo in cui l’amore è bandito; e nessuno, dico nessuno, mi ha bloccato il passaggio dicendo <<No piccola, da qui non si passa.>>.”

Questa roba vorrebbe essere evocativa ma non si capisce cosa voglia evocare. È tutto vago e indistinto. Quello che dovrebbe essere il monologo di una adolescente potrebbe essere il monologo della regina Elisabetta come quello della vostra vicina di casa. Nessuna caratterizzazione, nessuna emozione. Tutto è ovattato, sospeso in un punto dello spettro delle emozioni umane equidistante da ogni stato d’animo possibile e immaginabile. Leggendo questa roba si ha l’impressione essere fatti di zyprexa.
Ho letto qualche pagina di “TVUKDB”, un libro che è esattamente quello che si può dedurre dal titolo, e trovo che abbia uno stile di gran lunga migliore, in quanto privo della supponenza che permea quello di Melissa P.
Quando diciamo che Melissa P. non sa scrivere non intendiamo dire che scrive male – quello possiamo dirlo di Stephenie Meyer e di Cristopher Paolini – ma che non è fisicamente in grado di svolgere questa operazione. Non ha le competenze tecniche per maneggiare le parole per fare qualcosa che non sia ordinare una pizza. Sa scrivere come io so suonare il clarinetto (e non ne ho mai preso in mano uno in vita mia).

Potrei fermarmi qui, perché uno stile così brutto fa passare in secondo piano qualsiasi altra considerazione. Chissene delle considerazioni morali da talk show pomeridiano. Chissene delle interviste da pornostar opinionista rilasciate dall’autrice. Ma chissene anche di cose più serie, come la trama e i personaggi. Non leggerei neppure “I dolori del giovane Werther” se fosse scritto con una prosa così kitsch.

Tuttavia – onde evitare che si possa pensare che questo libro così orribile nella forma possa essere tutto sommato apprezzabile per i contenuti – penso sia il caso di citare almeno due difetti di “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”.

    1. Personaggi stereotipati, tagliati con l’accetta. C’è la ragazza introversa, ci sono le amiche che restano sullo sfondo, le compagne di scuola stronze (e non si capisce perché, se le ragazze a quell’età sono tutte ‘na manica de stronze, non dev’esse’ stronza pure la protagonista [cit. “Il tassinaro”]), la mamma deficiente, gli uomini mascalzoni e chiunque abbia più di trent’anni è un maniaco bavoso. Nella trasposizione cinematografica, per non farci mancare niente, è stata aggiunta anche una fastidiosissima nonna hippie copiata da “Il tempo delle mele” (della serie “se proprio volevate copiare potevate almeno copiare uno bravo”).

Personaggi irritanti    2. Personaggio principale – diciamolo – poco interessante. In effetti è molto divertente osservare come la protagonista si lamenti sempre per il fatto che gli uomini da lei vogliono solo sesso ma in nessuna scena si faccia mai riferimento a qualcosa che non sia la fava. Tecnicamente il lettore dovrebbe simpatizzare per la protagonista ma non ci si riesce: non è altro che una tediosa imbecille. Per capirci, anche Quasimodo soffriva perché nessuno lo amava e nessuno sapeva guardare oltre la sua esteriorità (anche se in un senso del tutto diverso), solo che quel personaggio possedeva anche un’interiorità interessante. La protagonista di questo libro, invece, esiste solo per far esistere la storia.

Il film

A Melissa P. bisogna comunque riconoscere una cosa: avrà anche la tecnica peggiore del mondo ma ha comunque un senso della trama migliore di quello degli altri autori recensiti per questa rubrica (o – secondo le malelingue – ce l’hanno gli editor di Fazi Editore).
Voglio dire, almeno in “Cento colpi di spazzola prima di andare dormire” succede qualcosa. Abbiamo un minimo di struttura: situazione iniziale (ragazzina ingenua che cerca l’amore), rottura dell’equilibrio (prima esperienza sessuale deludente), evoluzione della vicenda (garrulo troieggiare in giro per il mondo della ragazzina, in cerca di qualcuno che la ami davvero), ristabilimento di un equilibrio (troieggia che ti ritroieggia la ragazzina trova l’amore) e situazione finale (la ragazzina è più matura e vede le cose nella giusta prospettiva).
Non è un granché come trama, e per quanto certe considerazioni non mi interessino qualcuno potrebbe notare che l’insegnamento che si trae da questa storia non è un granché neanche quello (troieggiare aiuta a trovare l’amore?), ma almeno non è “Lei ama lui, lui ama lei, l’amore trionfa (su niente, perché non c’è niente che lo ostacoli)” con aggiunta di bulli, vampiri e miliardari per far sembrare la propria opera diversa da altre.

È stato quindi molto saggio, quando nel 2005 dal libro è stato tratto un film, intitolato “Melissa P.”, conservare solo il soggetto dell’opera originale ed escludere dal progetto l’autrice.
Lo stesso materiale, trattato da tre sceneggiatori professionisti (Barbara Alberti, Cristiana Farina, Luca Guadagnino), offre un risultato di gran lunga migliore.
Intendiamoci, è un film a cui darei comunque non più di due stellette su cinque. Un film che conserva gli stessi difetti del libro (aggiungendovi la già citata nonna hippie), ha una fotografia che sembra quella di una soap-opera sudamericana (il che non aiuta a far sembrare il film una roba seria, visti i presupposti) e con un doppiaggio degno di “Carosello Reloaded” (questo non vale per tutti gli attori ma per molti sì). Ma almeno stavolta non dobbiamo sorbirci i patemi d’animo di un’autrice incapace famosa solo per essere un’ottima manager di sé stessa.

Melissa P.-il filmInoltre il film è costruito in modo coerente e indipendente dal libro.
Altri film qui recensiti (“Harry Potter” in primis) non fanno altro che mettere insieme un paio di immagini sconnesse che richiamano vagamente il libro da cui sono tratti, giusto per stimolare l’attenzione dei fan e cavalcare la moda del momento. Questo film invece ha un suo perché anche se visto a distanza d’anni. Se lo consideriamo come la storia un po’ scollacciata di un’adolescente in crisi non è peggio di tante altre cose che si vedono al cinema.
E quando dico “tante altre cose che si vedono al cinema” mi riferisco a quelli che Quentin Tarantino, in un’intervista, definì “film italiani di oggi che non fanno altro che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori…”.
Se non fosse stato per il carrozzone mediatico montato intorno a questo “caso letterario”, probabilmente il film non sarebbe stato considerato altro che l’ennesimo (apparentemente) innocuo film palloso del nostro cinema.

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Un pensiero su “Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”

  1. NOTA: Dopo la pubblicazione di questo articolo mi è stato fatto notare che il mio nome su WordPress è “vittorinof”. No, non mi sono ispirato a Melissa P. e se sento qualcuno dire una cosa del genere lo querelo.

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