Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: gli antimoccia

Oggi è l’8 marzo, e quale modo migliore per evadere dallo squallore di questa ricorrenza se non tuffarsi in uno squallore di un altro tipo? Proseguiamo, quindi, questa cronistoria del trash romantico/generazionale.

Gli antimoccia

Quando spopolavano i libri di Moccia, in reazione ai medesimi saltarono fuori i detrattori dello scrittorucolo romano. Erano i cosiddetti “antimoccia”.

Naturalmente tutte le minchiate commerciali hanno avuto dei detrattori. Cosa avevano questi di diverso?
Lo spiegherò con un aneddoto. All’epoca io frequentavo alcuni di questi ragazzi – posso dire di essere stato uno di loro – e ricordo che una volta un mio amico andò di persona a contestare Moccia durante la presentazione di un suo libro, esibendo un cartello recante la scritta “MOCCIA, HAI ROVINATO UNA GENERAZIONE” (vorrei precisare che io personalmente una cosa simile non l’avrei mai fatta, ma anche queste robe plateali servono).
Una paciosa signora presente alla presentazione – una che sembrava la Miss America de “Il dittatore del libero stato di Bananas” –  commentò condiscendente: “Ma è come dire che la mia generazione è stata rovinata da ‘Il tempo delle mele’….”. E qui qualcuno di cui mi dispiace di non sapere il nome gridò (eroicamente): “È VERO!”.

Quello che distinse la mia generazione da quella che si era dovuto sorbire “Il tempo delle mele” fu proprio questo: il rifiuto netto, caparbio di certi fenomeni.
Per la prima volta nella Storia – per quel che ne so – degli adolescenti si ribellavano alla rappresentazione che si faceva di loro nei libri/film generazionali.
E fu anche un momento in cui gli intellettuali, invece di guardare con il solito distacco ai fenomeni culturali che interessavano gli strati più bassi della popolazione, decisero di sporcarsi le mani.
Un po’ come nel caso di Giovanni Allevi, per capirci: furbetti che scimmiottavano i musicisti classici erano esistiti anche prima di lui ma per quanti di loro si è scomodato un grande interprete come Uto Ughi?
Fu un cambio di mentalità paragonabile alla nascita della pedagogia. Non sto scherzando: per la prima volta si smise di dire cose tipo “Quello è un quattordicenne, è normale che legga stronzate.” e si cominciò a dire “Se tuo figlio a quattordic’anni è già così scemo da leggere certe stronzate chissà quando ne avrà quaranta.”.
Non è poco.

Lungi da me pensare che il merito di ciò sia stato di quei quattro cretini che contestavano Moccia, moda passeggera come ce n’erano mille altre. Il cambiamento – se avvenne – avvenne grazie alla diffusione di internet che permise l’incontro di più detrattori che isolati avrebbero fatto meno rumore. Ma forse un ruolo lo giocò anche il fatto che il livello della minchiata generazionale di turno era davvero eccessivamente basso.

A questo punto viene da chiedersi se così facendo il mondo non abbia perso gran parte della propria innocenza. O la possibilità di sbagliare senza che i propri errori vengano sottoposti a scrutinio. Se la cultura del menefreghismo sia stata sostituita dalla cultura dell’indignazione cieca, di cui oggi si vedono tanti esempi in politica.
È un rischio, ma alla prima preferisco la seconda. L’indignazione cieca può diventare razionale, il menefreghismo rimane sempre menefreghismo.

Antimoccia

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