Cronistoria del trash romantico/generazionale degli utlimi anni: per aver soldi, la fama e la gloria…

Vorrei approfittare di questa rubrica per fare una riflessione sul trash e su coloro che ne fanno parte.

Premetto che il seguente editoriale contiene incazzature stile duro&puro e prese di posizioni rigorosissime. Declino ogni responsabilità riguardo a traumi causati dalla scoperta del fatto che esiste gente che invece di godersi la vita la passa a lamentarsi o altre cose del genere.

Per aver soldi, la fama e la gloria…

“Si è sistemata Fantoni Cesira,
fra letto e seno guadagna milioni:
ha cominciato a studiar da signora
e si fa chiamare Cesy Phantoni (col ph),

si è messa stabile, ed è l’amante
di un produttore molto influente,
tre o quattro film le produrrà,
e un premio Strega glielo scriverà.

[…]

E la morale di questa storia
al giorno d’oggi non è tanto strana.
Per aver soldi, la fama e la gloria,
bisogna essere un poco puttana.”

(F. Guccini – “Fantoni Cesira”)

Qualche giorno fa è apparso su Wired un articolo dall’eloquente titolo “Contro la cultura del trash una sola cura: il silenzio”, che criticava chi dà spazio a personaggi come il senatore Razzi che, con la scusa di essere cretini, guadagnano visibilità e si arricchiscono. Io sinceramente sono d’accordo fino a un certo punto. È vero, infatti, che non bisogna dare troppa corda a certe persone, ma è anche vero che se a uno piace il trash saranno affari suoi.

Parlo del trash puro, mica di quello fintissimo alla Diprè. Parlo di sfottere attori che si prestano a recitare in film di merda per fare soldi, di sputtanare scrittori che fanno parlare di sé parlando di argomenti scandalosi e sperando invano che nessuno noti che non sanno scrivere, di ricompensare a suon di pomodori marci produttori che ci propinano robaccia commerciale. Insomma, della gioia che si prova mandando a fare in culo gente che cerca di prenderti in giro. Devo ammettere che si tratta di un gioco crudele: dopotutto parliamo di divertirsi sfottendo dei ritardati, o individui messi così male da fingersi ritardati per tirare su qualche spicciolo. È un po’ come ai tempi in cui si allungavano due soldi allo scemo del villaggio per vederlo fare lo scemo e ridere di lui. Se lo scemo tiene più ai soldi che gli danno che alla propria dignità, comunque, sono problemi suoi. Il nostro problema è che noi uno scemo del villaggio come Razzi lo paghiamo dodicimila euro al mese – l’equivalente di un anno di assistenza sanitaria per trecento bambini del Terzo Mondo. Non sono un po’ troppi per uno scemo del villaggio? Una delle cose più irritanti del mondo, poi, è quando lo scemo del villaggio cerca di fare il salto di qualità. Come quando Elisabetta Canalis decide di presentare il festival di Sanremo, Belen Rodriguez pretende di fare l’attrice, Maria De Filippi viene invitata da Fabio Fazio che si rivolge a lei come a una grande professionista della TV italiana, o Christian De Sica va in TV ad atteggiarsi a grande interprete. NON È COSÌ CHE FUNZIONA, CAZZO! NON PUOI PASSARE DA FENOMENO DA BARACCONE A STIMATO INTELLETTUALE IN MEZZA GIORNATA! A me non dà fastidio questa gente, finché sta nel suo, ma non si può mangiare fiele alla sera e cagare miele alla mattina, porca troia! Un sistema foraggiato da un pubblico buono, indulgente e dalla mente aperta che in realtà è stronzo, perché ogni scemo del villaggio che viene promosso a fine intellettuale ruba il posto a un fine intellettuale che se lo meriterebbe davvero.

StoriaBasta che qualcuno, come fa Cesira Fantoni nel finale dell’epica canzone di Guccini, si ripulisca un pochino perché tutti si dimentichino che fino al giorno prima era solo una puttana in cerca di scorciatoie. E così attori come Laura Chiatti  Riccardo Scamarcio e Raul Bova possono tranquillamente entrare nel cast di un film di Ozpetek, Verdone, o Tornatore dopo aver contribuito a rincoglionire milioni di ragazzini. Il tutto senza che nessuno si chieda “Ma questi facevano finta di essere scemi prima o fanno finta di essere intelligenti adesso?”, e senza che nessuno aggiunga “In entrambi i casi hanno un’onestà intellettuale degna di Giuliano Ferrara.”.

Ovviamente il cinema non è un’opera di bene, non serve a premiare chi ha dimostrato onestà intellettuale. Ovviamente se a un regista serve un attore non sta a chiedersi cosa abbia fatto in passato. Ovviamente sarei anch’io più indulgente se parlassi di attori un po’ meno scarsi di quelli qui citati. Però… è possibile che proprio TUTTO faccia curriculum? Ed è possibile che di ‘sti curriculum (o “curricula” se volete fare i fighetti) nessuno guardi cosa contengono oltre a guardare quanto sono lunghi? Ogni tanto mi sento dire “Abbi rispetto per quel tizio perché ha anni di carriera alle spalle.” e a nessuno viene mai in mente di controllare in cosa consista questa carriera. Magari è una carriera fatta di stronzate ma quello che conta è nutrire il portfolio, poco importa con cosa. Perché tutto questo? La risposta che mi do io e che la stragrande maggioranza della gente non sappia riconoscere una puttanata quando la vede, e così si affida alle cifre. Da qui anche frasi come “basta che se ne parli”. Certo, se tanto chi ti ascolta non capisce un’acca di quello che dici che differenza c’è tra fare pubblicità a qualcuno e spiegare perché fa schifo? Nessuno si sognerebbe mai di dire “Quel tipo è uno stupratore ma non diciamolo in giro in sennò gli facciamo pubblicità.”, mentre quando si parla di arte frasi del genere sono comunissime, perché chi parla è convinto che il fare pena di un autore o di un interprete non sia dimostrabile, perché tanto l’arte è “soggettiva”, “i gusti sono gusti” e altre balle del genere. E a questo punto poco importa se parlando male di qualcuno facciamo il suo gioco o se un curriculum pieno di strobzate vale più di un curriculum che contiene due o tre capolavori. Quando il pubblico e persino gli addetti ai lavori ragionano così, significa che la cultura è morta e sepolta da un pezzo.

Film giovani:vecchi

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