Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Tre metri sopra il cielo” e altre porcate di Federico Moccia (pt. 2)

Ma ora andiamo ad analizzare nel dettaglio le opere di Moccia. La prima cosa che salta all’occhio leggendo un libro di Moccia è lo stile pomposo. Uno stile fatto di frasi a effetto interrotte di tanto in tanto da frasette di una o due parole, nell’infecondo tentativo di simulare un flusso di coscienza. E talvolta citazioni a cazzo di canzoni in inglese. Ma perché descrivervelo quando mi basta aprire a caso un libro di Moccia per trovare un esempio valido?

“E le cose più stupide, quando sei innamorato, te le ricordi come le più belle. Perché la loro semplicità non ha paragoni. E mi viene da gridare. In questo silenzio che fa male. Basta. Lascia stare. Metti tutto di nuovo a posto. Ecco. Chiudi. Doppia mandata. In fondo al cuore, lì dietro l’angolo. In quel giardino. Qualche fiore, un po’ d’ombra e poi dolore. Mettili lì, ben nascosti, mi raccomando, dove non fanno male, dove nessuno li può vedere. Dove tu non li puoi vedere.” (“Ho voglia di te”)

Uno stile che sembra fatto apposta per essere parodiato. Qualunque cosa Moccia abbia da dire la dice in maniera seria, anzi, seriosa. Non aiuta il fatto che i suoi personaggi passino la vita a frignare. Non c’è mai un momento di ironia, un momento in cui non si prendano (e lui non li prenda) fottutamente sul serio. E forse è così che molti adolescenti vedono la propria vita, anche se a questo punto potremmo chiederci se valga la pena pagare soldi per sorbirsi le seghe mentali di uno sbarbato. Io in realtà ricordo di aver anche riso molto ai tempi in cui ero adolescente. Certo, non ero soddisfatto della mia vita (avevo molti più motivi per non esserlo rispetto a questi stupidi pariolini), ma ricordo di aver sempre affrontato la cosa con una certa vitalità. E considerato che Moccia ha dichiarato di “amare i giovani che aggrediscono la vita con rabbia e entusiasmo” il fatto che un suo libro consti generalmente di quattrocento pagine di lagne è curioso. Ma sto divagando… tornando alla tecnica, c’è da dire che le immagini scelte da Moccia, per quanto stupide, sono sempre efficaci. Molti autori quando cercano di essere poetici finiscono per essere vaghi e indistinti. Moccia no, bisogna riconoscerglielo. Non riesce ad essere poetico, spesso è ridicolo per quanto si prende sul serio ma, quando hai finito di ridere per la sua pomposità, hai capito quello che voleva farti capire. Per esempio un’immagine come…

“…quel cappuccino leggero, di caffè non bruciato, di latte magro che quando lo bevi chiudi gli occhi e quasi ti appare una mucca che ti sorride come a dire ‘ti piace, eh?’. E tu fai sì con la testa e intorno alla bocca hai dei baffi leggeri, velati di schiuma color panna e caffè e sorridi felice della tua mattinata.” (“Amore 14”)

è un’immagine brutta e stupida, che rimane impressa più per quanto è idiota che altro, ma non si può dire che non si capisca cosa vuole dire. Il vero difetto di Moccia non sta tanto nello stile quanto nell’architettura del testo. In effetti i suoi libri, nonostante la pesante seriosità, sarebbero anche molto scorrevoli se si fosse in qualche modo stimolati ad andare avanti per scoprire come andrà a finire la storia. Purtroppo è tutto troppo scontato. A pagina due capisci già chi si innamorerà di chi, chi tradirà chi, chi tromberà chi e via discorrendo. Qualche profano potrebbe pensare che questo sia normale, in storielle del genere, ma non è vero. O meglio, può essere vero (ad esempio quando vedi Richard Gere e Julia Roberts in un film è difficile non capire come andrà a finire), ma, per quanto un finale sia scontato un narratore decente riesce a rendere la vicenda così credibile da coinvolgerti nonostante tutto. Quante volte ho sentito persone che, dopo aver guardato “Titanic” per la decima volta, hanno esclamato – scherzando ma non troppo – “Cazzo! Questa volta ci speravo davvero che si salvassero!”. Pene recensore 2 Molte persone all’epoca criticavano i libri di Moccia definendoli “diseducativi”. Che quei libri non proponessero modelli particolarmente edificanti in parte è vero ma, diciamo la verità, chi se ne frega? Non ho mai capito perché in Italia (e non lo dico per sparare a zero sull’Italia ma perché questo problema leggendo recensioni in lingua inglese non l’ho riscontrato) si debba sempre discutere di quanto sia educativo un libro e mai di quanto sia bello o faccia schifo. E addirittura si arriva ad apprezzare cose peggiori di quelle che si disprezzano solo perché sono più “educative” (sì, “Notte prima degli esami” è più brutto di un cinepanettone). Lo stesso Moccia perse un sacco di detrattori appena dai suoi libri scomparvero bulli picchiatori e corse clandestine. E nessuno si accorse che i libri in sé erano andati addirittura peggiorando. A proposito, l’unico libro “diseducativo” nel senso bigotto del termine di Moccia fu “Tre metri sopra il cielo”. Già dal secondo libro in poi si cominciò ad edulcorare ogni aspetto potenzialmente sgradito al MOIGE, e più o meno all’altezza cronologica di “Scusa ma ti voglio sposare” lo stile di certi libri/film sterza violentemente verso quello delle commedie romantiche per famiglie (il che, considerando che “Tre metri sopra il cielo” è un libro del 1992, dimostra che negli ultimi due decenni siamo diventati più moralisti). Anche quando in un libro di Moccia compariva per caso una trasgressione, questa era tale solo di nome. Per esempio “Scusa ma ti chiamo amore” dovrebbe parlare di una ragazzina che si innamora di un uomo molto più grande di lei ma, se si va a controllare, si scopre che la ragazzina tanto ragazzina non è  (diciassettenne all’inizio del libro, diciottenne alla fine), che l’uomo più vecchio non è poi così vecchio (trentasette anni e aspetto giovanile) e tanto per distruggere ogni possibile residuo di ambiguità abbiamo anche una sottotrama con un vero e proprio senex libidinosus sposato con figli il quale prova a sedurre una ragazzina senza riuscirvi. Insomma, sono polemiche montate ad arte alla Oliviero Toscani. Più che diseducativi questi personaggi sono stupidi: non hanno un obiettivo che li muova, non offrono stimoli al lettore (e per un lettore, specie se giovane, leggere qualcosa che non lo stimola è molto peggio che leggere di un pestaggio). Ovviamente la trama ne risente, perché uno dei motori della narrativa è il fatto che un personaggio debba affrontare degli ostacoli, mentre questi sono tutti personaggi fieri e realizzati che non hanno mai bisogno di nulla. Oppure quello di cui hanno bisogno gli casca in mano senza il minimo sforzo (es: incontrano qualcuno ed è amore a prima vista, senza neanche bisogno di corteggiare lui o lei). Qualcuno si è lamentato perché le ragazzine protagoniste di questi libri vogliono scopare ma non è vero! Le protagoniste di questi libri vogliono AVER scopato. Così come vogliono AVER AVUTO una cotta adolescenziale, vogliono AVER AVUTO degli amici o vogliono AVER trasgredito qualche regola. E chi legge questi libri lo fa non con lo stimolo di seguire le loro vicende ma per ammirare la loro figosità, come un povero che ammira, con la bava alla bocca, dei ricconi che mangiano paté de foie gras in un ristorante di lusso. Manhattan by MocciaSe fossero personaggi negativi non me ne fregherebbe niente, perché i personaggi negativi possono essere stimolanti eccome. Magari perché è bello scoprire che sotto sotto hanno qualcosa di buono (si pensi al Fantasma dell’Opera), oppure ci spingono a interrogarci sull’ambiguità di concetti quali Bene e Male (si pensi al conte Dracula o a Dart Fener). O magari non sono niente di tutto questo, sono proprio degli stronzi, però sono fighi ed è interessante seguire le loro vicende (si pensi ai personaggi di Sergio Leone e a molti altri che sono venuti dopo). I personaggi di Moccia invece sono delle teste di cazzo a tutti i livelli (per citare il film “Il dittatore”, “sono come delle cipolle: uno strato esterno di testa di cazzo e, quando li sbucci, ci trovi altri dieci strati di testadicazzaggine”), non sono ambigui, non sono interessanti, non sono caratterizzati bene e sono simpatici come un dito nel culo!

“Signori della corte, può darsi che Cicolini si comporti come un idiota e abbia la faccia da idiota. Non fatevi ingannare: egli è realmente idiota!” (Groucho Marx)

L’unico motivo per cui dovremmo interessarci a loro è che sono belli e di successo. E questa sarebbe letteratura moderna? Ma questa è letteratura preistorica, quella in cui un personaggio ha sempre ragione per il semplice di fatto di essere alto, bello, biondo e di nobili natali. Anzi, è la letteratura preistorica svuotata del suo fascino tribale. Pene recensore 3

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