Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Tre metri sopra il cielo” e altre porcate di Federico Moccia (pt 1)

Se “Il tempo delle mele” è stato l’inizio della fine, i guai seri sono incominciati con “Tre metri sopra il cielo”.

Epopea1Epopea2“Tre metri sopra il cielo” è un libro pubblicato per la prima volta nel 1992 da un autore televisivo di nome Federico Moccia, figlio dello sceneggiatore Giuseppe Moccia, noto col nome d’arte di Piepolo. Quest’ultimo fu autore – insieme al collega Franco Castellano – di film come “Attila, flagello di Dio”, “Segni particolari: bellissimo” o “Grandi magazzini”, e anche di svariati film di Totò. Insomma, non era proprio un intellettuale di razza ma era comunque un serio professionista. Qualunque cosa uno possa pensare dei film di Celentano, col figlio si va a peggiorare

Il romanzo, ad ogni modo, sulle prime non ha successo, tanto che Moccia è costretto a pubblicarlo a proprie spese con una piccola casa editrice. Dodici anni dopo, come nei migliori film horror, il romanzo riemerge dall’oblio. Non so se sia stato grazie a un archeologo che lo ha ritrovato scavando e ne è stato la prima vittima (trasformandosi di colpo da ricercatore universitario plurilaureato a bimbominkia) ma non mi stupirei se fosse andata così.
E non mi stupisce neanche che il libro all’epoca non abbia avuto molto successo. Quello che mi stupisce è che ne abbia avuto dopo. “Tre metri sopra il cielo” è un libro scritto male e soprattutto ha la trama più banale del mondo: due tizi si amano, nonostante un’iniziale diffidenza dovuta al fatto che vengono da due ambienti diversi. Vi giuro che ci ho provato a sforzarmi per pensare a qualcosa di più banale ma non ci sono riuscito.

In effetti uno dei problemi che mi ritrovo a affrontare come recensore è che qualsiasi mio riassunto della trama sarebbe più spigliato e dinamico della storia, dandone un’immagine falsata. Per fortuna ho deciso di linkare i riassunti di Wikipedia, e questo risolve il problema.

Paperoga espone la trama di “Tre metri sopra il cielo".
Paperoga espone la trama di “Tre metri sopra il cielo”.

In ogni caso questo cult sotterrano spinge Feltrinelli a acquistare i diritti del romanzo per ripubblicarlo. E visto che le vendite vanno bene la stessa casa editrice decide di pubblicarne un seguito dal titolo “Ho voglia di te” (2006), e successivamente altri romanzi dello stesso autore, tra cui “Scusa ma ti chiamo amore” (2007), “Amore 14” (2008) e “Scusa ma ti voglio sposare” (2009).
Da questi libri vengono tratti dei film, tre dei quali (da “Scusa ma ti chiamo amore” in poi) diretti dallo stesso Moccia il quale, avendo diretto qualche cazzatella commerciale nei due decenni precedenti, si era convinto di essere in grado di dirigere un film. Da “Tre metri sopra il cielo” è stato tratto anche un musical che mi dispiace di non aver trovato perché mi sarebbe piaciuto recensirlo.
Nel 2012 Moccia si è riciclato come sindaco di un paesino in Abruzzo e, a differenza di altre persone, non sono particolarmente indignato/preoccupato di fronte a questa notizia. Dopotutto anche se come scrittore fa cagare come politico potrebbe essere meglio di Churchill. Che ne sapete?
Nel 2013 Moccia ha cercato di allargare il suo target con un film senza né capo né coda dal titolo “Universitari – molto più che amici”, e questo mi preoccupa già un po’ di più, perché a dodici anni dall’uscita nelle sale (2025) qualche stronzo di produttore cinematografico potrebbe decidere di farne il remake e nel caso ci ritroveremmo a fare i conti con un Moccia sessantacinquenne che scrive libri su degli universitari imbecilli.

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