Cronistoria del trash romantico/generazionale degli ultimi anni: “Il tempo delle mele”

– Povera società senza giudizzio!
Povera nobbirtà senza decoro! –
diceva un rospo verde in campo d’oro
dipinto su uno stemma gentilizzio.

– Che diavolo direbbe l’antenato
se doppo dieci secoli a di’ poco
sapesse ch’er nepote vince ar gioco
cor mazzo de le carte preparato? –

– Va’ là! – je fece un’Aquila d’argento
appiccicata su lo stemma stesso.
– Quell’antenato che stimamo adesso
nun era che un teppista der trecento.

È er tempo che nobbilita: per cui
è inutile che peni e te ciaffanni.
Er nipote che rubba, tra mill’anni,
diventa un antenato pure lui. –

Questa poesia di Trilussa, intitolata “L’onore”, mi serve ad introdurre il primo film di cui parleremo in questa cronistoria.
Si tratta di un film di trentacinque anni fa, quindi non è proprio roba “degli ultimi anni” ma io lo considero il capostipite del filone generazionale come è inteso ai giorni nostri. Oggi questo film è definito “un cult”, “un film che ha fatto epoca” e altre robe del genere. Per questo motivo viene ancora oggi riproposto in TV suscitando le nostalgie di giovani e vecchi (i vecchi sono giustificati perché bene o male è roba dei loro tempi, i giovani non ho mai capito che scusa abbiano).
Il film di cui sto parlando è “ll tempo delle mele” e la poesia serve a spiegare – come avrete capito – che nonostante tutte queste belle parole questo film era ed è tuttora una cagata per piagnoni senza cervello.

"Se ne andò il tempo delle mele ed arrivò l'inferno delle pere...". Non so cosa sia l'inferno delle pere ma non penso sia peggio de "Il tempo delle mele".
“Se ne andò il tempo delle mele ed arrivò l’inferno delle pere…”. Non so cosa sia l’inferno delle pere ma non penso sia peggio de “Il tempo delle mele”.

Ok, lo ammetto, “Il tempo delle mele” aveva una theme song orecchiabile. Ma anche quella, come tutto il resto del film, era appositamente studiata per far venire il magone agli spettatori. Il film non aveva assolutamente nessun altro scopo!
Beninteso, può capitare che un film faccia venire il magone, e questo non lo rende necessariamente un brutto film. Anzi, è molto probabile che un film faccia venire il magone, specie se si parla di film d’amore o che raccontano la giovinezza di qualcuno. Questo perché, al di là del fatto che la giovinezza “sì fugge tuttavia”, novantamila volte su novantamilaeuna chi guarda il film non ha una vita eccitante come quella dei protagonisti. Quello che mi disturba è che si facciano film che puntano solo e unicamente a deprimere lo spettatore. Tantopiù che, a differenza di un film come “Via col vento”, un film come “Il tempo delle mele” (e molti altri che saranno recensiti in questa cronistoria) non si limita a mostrarti gente che se la passa meglio di te ma cerca anche di convincerti che quella sia la normalità. E io, per dirla con Carlo Verdone, la trovo di una cattiveria ‘sta cosa…!

CattiveriaScrittori e registi riescono a far credere ai loro lettori e spettatori che quella vissuta dai protagonisti delle loro storie sia la normalità – e quindi a riempirli di soldi seguendo il proprio istinto masochistico – anche grazie ad un equivoco. I protagonisti di queste storie sono infatti dei poveri coglioni senza alcuna caratteristica particolare, e molta gente crede che solo perché il protagonista di una storia è un coglione qualsiasi senza alcuna caratteristica particolare quello che vive sia la normalità. Errore: il fatto di essere adolescenti annoiate profonde come una pozzanghera non vi porterà a incontrare un vampiro infoiato. Sapevatelo.

Per concludere, voi continuate pure a guardare con nostalgia all’epoca in cui è ambientato il film. Per conto mio mi lascio alle spalle questa esperienza (che peraltro non ho vissuto in prima persona, e neanche la maggior parte di voi) con le parole di un autore di fumetti che non amo molto ma che con disse una volta una frase che mi trovò d’accordo: “Se gli anni ‘80 erano brutti? Credetemi, nemmeno il Cretaceo era brutto come gli anni ‘80.”.

Due anni dopo l’uscita del primo film, “Il tempo delle mele” ebbe un sequel, chiamato “Il tempo delle mele 2”. E nel 1988 uscì un film con la stessa regista e gli stessi attori protagonisti del cult de “Il tempo delle mele” dal titolo “L’Étudiante”, che con “ll tempo delle mele” non c’entrava niente ma fu spacciato in Italia come il terzo film della serie. Secondo la brutta usanza di fregare il pubblico spacciando come sequel di film famosi film che con quei film non hanno nulla a che vedere: i cosiddetti “sequel apocrifi”. Se volete approfondire la questione vi rimando a questo articolo.

Aspettative delusePOST SCRIPTUM: Mi è stato fatto notare che “l’inferno delle pere” potrebbe essere il periodo in cui uno si fa di eroina. Il che renderebbe la risposta alla domanda “Sarà peggio ‘Il tempo delle mele’ o l’inferno delle pere?” ambigua. Il periodo in cui uno si fa di eroina, infatti, si divide in due parti: una bella (quando ti stai facendo le pere) e una brutta (quando stai male perché sei diventato tossicodipendente). In questo caso la risposta alla domanda di cui sopra potrebbe essere (per quanto il film sia davvero molto brutto) l’una o l’altra.

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