Un paradosso sessantottino

Sta avendo un grande successo in rete un video in cui una ragazza, camminando per New York, colleziona ben 108 apprezzamenti e tentativi (più o meno rustici) di approccio. Secondo i promotori di questo esperimento sociale, questo video dimostrerebbe che al giorno d’oggi una ragazza non può camminare per strada senza essere molestata.

Premetto che personalmente trovo che questo video sia l’ennesimo tentativo (purtroppo andato a buon fine) di raccattare condivisioni dicendo alla gente quello che vuole sentirsi dire. Basti pensare che il video in questione è stato girato in una zona piuttosto disagiata, vale a dire che gli autori hanno falsato l’esperimento in modo da ottenere i risultati desiderati. Già questo la dice lunga circa la loro serietà.

A dispetto di quanto riportato nella didascalia, credo che su internet si possa trovare qualche walkthrough.
A dispetto di quanto riportato nella didascalia, credo che su internet si possa trovare qualche walkthrough.

Ad ogni modo molte persone hanno espresso perplessità per questo video, chiedendosi se sia opportuno definire “molestia” un apprezzamento (sia pure volgare), un tentativo d’approccio o addirittura un semplice saluto. E, contrariamente a quello che forse avete sentito dire in giro, non sono solo gli uomini a essere rimasti perplessi. Ho letto diversi commenti di donne che pensano che in quel video non si veda nulla di tanto allarmante. Questo naturalmente non dimostra niente; lo dico solo per rispondere a quelli che dicono cose come “Chi dice che certe molestie non sono tali lo dice perché è un uomo, e gli uomini certe cose non possono capirle.”.

Si tratta, in ogni caso, di perplessità lecite.
Per molte persone la molestia si configura nel momento in cui una donna si sente infastidita dal comportamento di un uomo: se alla donna dà fastidio quello che fai, sei un molestatore. Che è un po’ come dire “rigore è quando l’arbitro fischia”. Una definizione, secondo, troppo soggettiva. Quello che qualcuno potrebbe percepire come una molestia qualcun altro potrebbe trovarlo normale.
Se dobbiamo definire qualcuno un molestatore, invece, dobbiamo considerarlo tale a prescindere.

Per come la vedo io, perché si possa parlare di molestia deve esserci la volontà di molestare da parte di qualcuno. Sono d’accordo con chi dice che anche un semplice “ciao” può essere una molestia, se dietro quel “ciao” c’è l’intenzione di infastidire o magari di provocare, come spesso capita. Se non c’è malizia, però, non si può parlare di molestia, a prescindere da quanto ti dà fastidio il comportamento di qualcuno. Anzi, in alcuni casi potresti essere tu a dover cambiare atteggiamento. Vedi il caso (probabilmente estremo, me ne rendo conto) di un tizio che non vuole che uno straniero si sieda al suo fianco su un mezzo pubblico: può sentirsi molestato quanto vuole ma è lui che ha un problema (di intolleranza) non il tizio che si è seduto vicino a lui.
Insomma, bisogna vedere prima di tutto quali sono gli intenti del supposto molestatore.

Ora, io suppongo che l’intento di un uomo che chiede il numero di telefono di una sconosciuta per strada sia quello di conoscerla per poi eventualmente portarsela a letto. La domanda è: questo è lecito o non lo è?

Se rivolgessimo questa domanda a un uomo vissuto cento anni fa la risposta sarebbe scontata: certe cose si fanno – se si fanno – a tempo debito, e se una ragazza non ti è stata presentata ufficialmente non devi neppure rivolgerle la parola. Punto.
E più si va indietro nel tempo più il codice di comportamento diventa rigido. Nell’800 ci si dava del voi persino tra marito e moglie, ed era considerato sconveniente che un ragazzo e una ragazza passassero del tempo da soli. Se avete visto film come “Il padrino”, “L’albero degli zoccoli” o vi ricordate di canzoni come “Io, mammeta e tu” capite a cosa mi riferisco.

Un approccio romantico ne
Un approccio romantico ne “L’albero degli zoccoli”.
Appuntamenti galanti ai tempi di Mike Corleone
Appuntamenti galanti ai tempi di Mike Corleone

Se invece rivolgessimo questa domanda a un uomo di quest’epoca, la risposta dovrebbe essere altrettanto scontata: amore libero, rapporti umani liberi a prescindere dalla provenienza sociale, dalla famiglia e dal background culturale.

Quando giunsi a una distanza di circa 10-15 centimetri da lui (no, cioé) mi venne quasi spontaneo inginocchiarmi (no) e fargli questa domanda (cioè):
Quando giunsi a una distanza di circa 10-15 centimetri da lui (no, cioé) mi venne quasi spontaneo inginocchiarmi (no?) e fargli questa domanda (cioè): “Maestro che cosa vuoi che io faccia per te?”. E lui rispose: “LOVE, LOVE, LOVE!”.

Il paradosso consiste nel fatto che questa è la stessa risposta che mi aspetterei da una femminista. Dopotutto questa mentalità è figlia di una rivoluzione culturale (quella degli anni ’60) a cui ha preso parte attiva anche il femminismo. E non sono certo gli antifemministi a difendere a spada tratta il diritto di una ragazza a fare sesso con chi le pare e piace, sia pure una persona che conosce da poco, o a scandalizzarsi se si dà della troia a una donna che ha tanti partner sessuali. Quindi tecnicamente la condanna nei confronti di un uomo che fa er piacione con una sconosciuta sarebbe più lecito aspettarsela da un antifemminista.

Mi viene in mente Don Giovanni, che nell’opera omonima pronuncia la frase “È aperto a tutti quanti! Viva la libertà!”, aprendo le porte del suo palazzo a persone di tutti i sessi e di tutte le estrazioni sociali. Paradossalmente un personaggio non certo femminista, anzi, definito maschilista da molti, sembra possedere un punto di vista molto più sessantottino di chi vive nell’epoca post-sessantotto e parla di conoscere ragazzi tramite compagnie di amici o eventi mondani.

Alice is into casual sex, ma non confondete la cosa con l'essere una zoccola. Si tratta, infatti, di due cose diversissime!
Alice is into casual sex, ma non confondete la cosa con l’essere una zoccola. Si tratta, infatti, di due cose diversissime!

Aggiungerei, a questo proposito, che personalmente mi sento abbastanza conservatore da questo punto di vista, nel senso che non disdegno rapporti umani informali, mi importa poco di fattori quali l’età o l’estrazione sociale ma credo comunque che certe cose vadano fatte con una certa raffinatezza e con le giuste tempistiche.
Il problema è che mentre io aspetto di fare tutto con le giuste tempistiche la ragazza con cui voglio farlo si è già trombata mezzo quartiere.
Ma questo è un altro discorso.

A questo punto, in ogni caso, mi domando come possiamo uscire da questo paradosso. Per come la vedo io, abbiamo due opzioni:

  1. Certe libertà esistono per le donne per gli uomini, vale a dire che una donna può accettare sesso da uno sconosciuto ma uno sconosciuto non può offrirglielo. Con buona pace di chi afferma che la promiscuità sessuale di un uomo sia più accettata di quella di una donna.
    Non è chiaro, infatti, come dovrebbe fare un uomo per entrare in contatto con una sconosciuta, se non attaccando bottone con una frase di circostanza.
    Qualcuno suggerisce frasi come “Buonasera, signorina. La trovo molto carina, posso conoscerla?” ma già questa è una frase molto formale (non molto diversa da ciò che nell’ottocentesco avrebbero definito “domandare la mano di una ragazza”) e per di più decisamente troppo fredda per la circostanza (almeno i damerini dell’800 erano formali ma romantici).
  2. Chi parla di amore libero in realtà non si rende conto di cosa questa espressione significa in pratica, non ha calcolato tutte le possibili conseguenze di certi atteggiamenti, propone di distruggere rituali antichi di millenni senza cercare prima di capire a cosa servano, solo perché non gli piacciono di primo acchito. Nel primo caso siamo davanti a un’ideologia ingiusta, nel secondo caso siamo davanti a un’ideologia superficiale ed immatura e quindi inutile.

A voi la scelta.

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Un paradosso sessantottino

3 pensieri su “Un paradosso sessantottino

    1. Vero. Nel mio articolo ci sono poche idee e confuse. In questo commento però non c’è nessuna idea, né chiara né confusa. Niente, in effetti, che possa aggiungere o togliere qualcosa a quanto espresso nell’articolo.

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