Maratona cinematografica di Batman – “Catwoman”

Catwoman locandina

Prima che la serie di “Batman” ricominciasse coi film di Cristopher Nolan, ci fu un film del 2004 che riprendeva uno dei personaggi della saga: “Catwoman”.
Questo film, che non ha nulla a che vedere con il personaggio di Bob Cane, racconta la storia di una donna goffa e imbranata intrappolata in una vita che non le piace. La sua esistenza cambia quando un gatto dai poteri magici (o qualcosa del genere), le dona un’agilità e una sicumera fuori dal comune (e OverPowered). La ragazza usa i suoi superpoteri per sconfiggere una multinazionale senza scrupoli e vissero tutti felici e contenti.

Come avrete capito, è una schifezza, tanto è vero che fu un fiasco sia per la critica che per il pubblico. È un film scontato, poco interessante e oltre i limiti del ridicolo. Non lo consiglierei a nessuno.

“Catwoman” nasce dalla volontà di creare un film di supereroi per donne rincitrullite. Più che un film è un’operazione commerciale (che per quanto non sia andata a buon fine segue una logica abbastanza condivisibile, dal punto di vista economico) volta ad allargare il target di un filone che stava avendo fortuna in quel momento.
Ed è quasi ammirevole l’incondizionata fedeltà che gli autori hanno dimostrato ai cliché sia del genere supereroistico si del genere per donne rincitrullite.

  • Lo sfigato cronico che diventa super a causa di una botta di culo? C’è.
  • Il breve momento di smarrimento iniziale? C’è.
  • Il protagonista che vive un’avventura a caso con inseguimento finale e morte del cattivo? C’è. In questo caso, si tratta della lotta contro una multinazionale senza scrupoli (trattandosi di un film così smaccatamente commerciale, la cosa è ironica).

E, per quanto riguarda il genere per donne rincitrullite…

  • I due migliori amici della protagonista, uno dei quali è un gay simpatico™  e l’altra una burina sempre solidale™? Ci sono.
  • L’American Lifestyle? C’è.
  • La storia d’amore tra due personaggi anonimi che se non fossero i protagonisti non te li fileresti di striscio? C’è.
  • Le morali scontate sulla bellezza interiore messe in bocca a bellone di Hollywood? Ci sono.

Insomma, tutto va secondo il copione. Perché la mossa commerciale riesca, bisogna evitare il minimo sforzo, sia pure involontario, di fantasia. Si rischierebbe di cadere nell’originalità, che spaventerebbe il pubblico.
E il film ci riesce!

Catwoman 1

Per farvi capire cosa manca a quel film, ma soprattutto perché umiliare i film commerciali paragonandoli alle opere d’arte è divertente, vorrei fare un paragone impietoso con la Catwoman di “Batman Returns”.
In quel film tutto era molto più sottile. A cominciare dal fatto che il personaggio di Michelle Pfeiffer non acquistava i suoi poteri per qualche evento sovrannaturale ma decideva di dare una svolta alla sua vita dopo aver toccato il fondo. Miracolosamente sopravvissuta a un tentativo di omicidio, infatti, si costruiva un costume da gatta e, abbandonato l’atteggiamento da segretaria remissiva, cominciava a scorrazzare per Gotham City con movenze feline. È un’idea geniale, perché la situazione è altrettanto inconsueta ma non dipende da magie o roba simile, bensì dal profondo mutamento psicologico (per non dire dal declino nella pazzia) del personaggio. Questo invece è festival della pacchianaggine. Basta pensare agli ammiccamenti sadomaso di Halle Berry durante i combattimenti, roba buona a stento per dei quindicenni brufolosi, o alla fastidiosissima colonna sonora pseudo-hip-hop.

In undici fotogrammi di "Batman - il ritorno" c'è più erotismo che in due ore di mossette scialbe di "Catwoman".
In undici fotogrammi di “Batman – il ritorno” c’è più erotismo che in due ore di mossette scialbe di “Catwoman”.

Il ruolo di Catwoman valse ad Halle Berry un Razzie Award (Pernacchia d’Oro) e lei, caso più unico che raro, andò a ritirarlo. Su questo gesto avrei qualcosa da ridire.
La Pernacchia d’Oro vorrebbe essere un premio satirico per i film più scarsi dell’anno. Dico “vorrebbe” perché più spesso che no la commissione più segnalare i film brutti si limita a sfottere secondo la moda del momento. A volte a ragione (si pensi ai “premi” dati a “Twilight”) a volte a torto (si pensi al “premio” dato a Leonardo Di Caprio per “La Maschera di Ferro”, sfottò immeritato, ma in quel periodo era l’idolo delle ragazzine e andava di moda prenderlo per il culo).

Nessun film è così squallido da non avere almeno un cretino che lo difende su mymovies.
Nessun film è così squallido da non avere almeno un cretino che lo difende su mymovies. Clicca per ingrandire.

A ogni modo, un premio del genere ha senso se serve a segnalare un lavoro disonesto, cioè un prodotto commerciale consapevole del proprio fare schifo e che nonostante questo non si fa scrupoli di lucrare sui più bassi istinti del pubblico, magari convinto che nessuno farà caso alle sue malefatte. Se dato a un cineasta che ha provato a fare un bel film e non ci è riuscito, mi sembra solo una cattiveria inutile.
In entrambi i casi, andare a ritirare il premio ha per me poco senso. Nel secondo caso è masochismo puro, ma nel primo caso è da stronzi. Che senso ha, infatti, fare volontariamente un film orribile e poi “stare al gioco” quando qualcuno te lo fa notare? È paraculismo allo stato puro.
Questo detto, Halle Berry come attrice non mi dispiace.

Una curiosità: da questo film è stato tratto un videogioco della “EA Games”. Non l’ho giocato ma la “EA Games” riesce a trarre videogiochi decenti anche da film orribili (è il caso di “Harry Potter”), quindi potrebbe essere bello.

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