“Il furioso all’isola di Santo Domingo”. Applausi scroscianti al Donizetti

L’11 e il 13 ottobre è andata in scena al Donizetti di Bergamo l’opera Il furioso all’isola di Santo Domingo. Si tratta di un’opera poco nota, a cui il pubblico bergamasco ha reagito molto bene.

Ma andiamo con ordine. Lo spettacolo racconta la storia di un uomo che impazzisce per una delusione d’amore e si riduce a vivere da selvaggio su un’isola delle Antille. Qui il poveretto è da un lato compatito e dall’altro temuto dai paesani.
Per un gioco del caso, però, la ragazza che ha fatto impazzire il furioso fa naufragio sulla stessa isola, e i due si rappacificheranno.

La regia di quest’opera semiseria è stata affidata a Francesco Esposito (supportato da Maria Cerveira) che, partendo da un progetto inedito di Emanuele Luzzati (adattato e reso fruibile per la scena da Michele Olcese) trasporta lo spettatore in una sorta di teatro dei burattini, fatto di alberi di cartone, piante esotiche e onde marine.
Hanno fatto il loro dovere anche i costumi di Santuzza Calì (supportata da Paola Tosti), che, solo apparentemente improvvisati, sembrano davvero usciti da un disegno di Luzzati.
Da non dimenticare il lavoro di Bruno Ciulli, assistente alle luci, che in un’opera del genere viene davvero messo alla prova. Deve infatti rappresentare ora un giorno di sole su una spiaggia caraibica, ora una tranquilla serata, ora la notte più fonda. Buono il risultato.

Tutte scelte registiche che sono state premiate e che dimostrano, tra l’altro, che una regia attinente al testo non è necessariamente sinonimo di immobilità e mancanza di inventiva. L’inventiva in questo spettacolo c’è, e non ho avvertito nessuna noia né personalmente né intorno a me guardandolo.
Io personalmente non sono uno che disprezza le regie particolari, ma credo che di base si tratti di capire il materiale che si sta affrontando. Penso che si sia capito lo spirito di testo in particolare, che, tra l’altro, è molto bello.
Certo, forse avrei preferito che fosse un tantinello più corto. Anche perché molte scene tendono a ripetersi, come ad esempio i buffi siparietti tra il furioso Cardenio e il servo Sazh Katzroy… cioè… volevo dire… Kaidamà.
Ma era anche il gusto dell’epoca, e non ci lamentiamo.

Dal punto di vista musicale, almeno per me, tutto bene. Qualcuno ha commentato che un’opera come questa “meriterebbe ben altre voci“. Può darsi, ma non ha importanza. I cantanti hanno fatto tutti il loro dovere e non mi va di fargli le pulci.

Mi è dispiaciuto vedere un teatro non troppo pieno, cosa che capita spesso quando si fanno opere poco note o addirittura inedite. Ad esempio, per La serenata al vento dell’anno scorso, opera mai andata in scena prima di allora, il teatro era vuoto (e sì che i biglietti costavano poco o niente).
Mi è dispiaciuto perché a me vedere opere inedite piace. Non credo abbia molto senso andare a teatro solo per vedere Tosche e Traviate. Purtroppo molti di noi vivono ancora nell’erronea convinzione che l’Opera appartenga al passato, e che vedere cose diverse non abbia senso. Poi, però, come in questo caso, davanti a una cosa nuova fatta bene si va in brodo di giuggiole.

Mi secca dare ragione a Tremonti, anche quando si tratta di un’imitazione, ma credo che Corrado Guzzanti abbia ragione quando, imitandolo, si lamenta perché i teatri lirici “ci fanno vedeve tutti gli anni la stovia di quel povtatove di handicap, e quella baldvacca che tutti gli anni mi va a movive di tisi” (traduzione: “perché dovremmo dare soldi a questi che ci fanno vedere sempre le stesse cose?”).

Di chi è la colpa? Di un pubblico arroccato sui suoi gusti? Dei teatri che non propongono novità? Di chi taglia soldi alla cultura?
Personalmente penso che l’atteggiamento del pubblico sia infantile, quando questo vuole vedere sempre le stesse cose (ricorda un po’ i bambini che quando scoprono Biancaneve vogliono vederselo tutti i giorni), ma credo anche che il pubblico abbia diritto a questo atteggiamento. È il teatro che deve proporgli cose nuove da apprezzare.
Al più si può rimproverare chi non va a cercarsi cose nuove, o chi le snobba quando glie le mettono davanti. Ma anche questo è un atteggiamento che si perde se qualcuno ti educa a perderlo. In soldoni, non si acquisisce l’abitudine a confrontarsi con cose nuove quando è già un miracolo arrivare a vedere i classici.
E, aggiungerei, quando anche questi classici vengono fatti senza alcun criterio. Non sto parlando di cantanti che cantano come macchinette e fondali dipinti, sto parlando di messe in scena che abbiano un senso.
Quindi si torna sempre al discorso dei fondi che non ci sono. Per un teatro, mettere in scena un’opera da zero è un costo enorme, che porta a un guadagno infinitamente più basso rispetto a quello che si realizza con un “Trovatore”. Un costo che spesso non corrisponde a un guadagno. I fondi pubblici servono proprio ad ammortizzare le inevitabili perdite a cui si va incontro con un investimento così poco sicuro. La prossima volta che il classico comunista sfigato si lamenta perché non ci sono soldi, ricordatevi che si riferisce a questo.

Annunci
“Il furioso all’isola di Santo Domingo”. Applausi scroscianti al Donizetti

4 pensieri su ““Il furioso all’isola di Santo Domingo”. Applausi scroscianti al Donizetti

  1. pasquale ha detto:

    il tuo discorso sulle opere poche note che vengono poco rappresentate,è vero ,e hai ragione,ma ora mettiamo che per miracolo ,venga un periodo di vacche grasse,quindi un teatro può mettere in cartellone senza preoccupasi della cassa,e potrebbe mettere in una stagione un centinaio di opere,minori,del’800,ma sopratutto del novecento,è il sovrintendente ti dia l’incarico di sceglierle,e fare la scaletta della stagione,tu cosa sceglieresti ?

    1. Sulle opere minori dell’800 e del ‘900 dovrei probabilmente confessare la mia ignoranza. Ma quello che davvero sono curioso di vedere è un’opera nuova, commissionata per l’occasione. Pensa che bello! Una stagione teatrale con vari titoli di repertorio e, insieme, due o tre novità!
      A proposito, tra qualche giorno (30 ottobre), qui a Bergamo, faranno una serata in cui rappresenteranno due atti unici di Vittorio Montalti e Raffaele Grimaldi praticamente inediti. Dovrebbe essere figo. Io ovviamente ci sarò.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...