Terza Settimana di Vignette Antifemministe: al pomeriggio in tir e alla sera in tiro

“Nessun servo può servire a due padroni:
o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno
e disprezzerà l’altro.”

(Luca 16, 13)

Qualche tempo fa, si sono svolti i mondiali di calcio femminile. Ovviamente è stata fatta un’enorme propaganda, intorno all’evento; parte di questa propaganda cercava di piazzare nelle menti degli ascoltatori un’immagine della calciatrice non più come armadio dalle gambe tozze, ma come simbolo di bellezza e femminilità. Venivano così creati articoli su quanto gnocca fosse questa o quella calciatrice, per poi strillare, il giorno dopo, rimproveri quali “Vergogna! Guardate le calciatrici per il fisico che hanno se non per come giocano!”.
Nacque ovviamente anche un certo scetticismo riguardo al patetico tentativo del giornalista di far apparire una calciatrice come un modello di femminilità, e sentii, in risposta a questo scetticismo, questo commento: “Se devo mettermi in tiro, lo faccio la sera! Il mondo non gira mica intorno agli uomini.”.

Non parliamo di “mettersi in tiro”, ma di femminilità, e di certo non parliamo di far girare il mondo intorno agli uomini.
Per alcuni di noi ci vogliono anni e anni di contemplazione della nostra vita, per arrivare a definire in noi stessi qualcosa che somigli a una sessualità. Tentando di farlo semplicemente schiacciando un bottone, muovendo una levetta dalla scritta “camionista” alla scritta “in tiro” si otterrà solamente… di mettersi, al massimo, “in tiro”, appunto. Io vorrei che le ragazze vedessero la loro femminilità come qualcosa di più profondo del semplice fatto che quella sera si sono messe i tacchi alti.

Altrimenti si finisce per fare due cose male nel tentativo di farle contemporaneamente, e, facendo le cose male, si fanno cose riduttive. Facendo cose riduttive, si finisce per far concretizzare quella stessa prospettiva che tanto faceva tremare la commentatrice di cui sopra; si diventa parti insignificanti di un mondo che gira intorno a qualcun altro.
Né calciatori, né emblemi di femminilità, ma figurine indistinte e indifferenti su uno schermo quando c’è la partita e sostituibili oggettini la sera, con un paio di tacchi abbastanza alti da non doversi chinare per vedere le tette e un bel paio di gambone ben tornite per sottoministrare movimenti pelvici da professioniste.

Una donna che potresti comprare all’IKEA, insomma.

Modelli di femminilità

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