Terza Settimana di Vignette Antifemministe: Un caso di… ehm… femminicidio

“Qui Tu vedevi giusto. Infatti, il segreto dell’esistenza umana non sta nel vivere per vivere, ma nell’avere un fine per cui vivere. Se non si prospetta in modo sicuro un fine per cui debba vivere, l’uomo non si rassegnerà a vivere e preferirà annichilarsi piuttosto che rimaner sulla terra, anche se tutt’intorno gli stessero pani a perdita d’occhio. Questo è vero, ma che conseguenza n’è stata tratta! Invece di prender possesso della libertà degli uomini, Tu gliel’hai resa ancora più grande! O dunque hai dimenticato che la pace e magari la morte sono all’uomo più care della libera scelta nella conoscenza del bene e del male? Non c’è nulla di più ammaliante per l’uomo che la libertà della propria coscienza: ma non c’è nulla, del pari, di più tormentoso. Ed ecco che invece di solidi fondamenti capaci di tranquillare la coscienza dell’uomo una volta per sempre, Tu hai scelto tutto ciò che v’è di più difforme, di più misterioso e di più indefinito: hai scelto tutto ciò che è superiore alle forze degli uomini: e perciò hai finito per agire come se addirittura non li amassi affatto: e questo, chi! Colui ch’è venuto a dare per essi la vita Sua!”

(F. Dostoevskij, “I fratelli Karamozov”)

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla Terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre,
la nuora dalla suocera.
E i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

(Matteo 10-34,36)

Non si può negare. Il tormentone di quest’anno è stato senza dubbio il “femminicidio”. “Non è cronaca! È femminicidio!” ha scritto un giorno una giornalista riferendosi a un caso di cronaca nera che vedeva una ragazza uccisa dal suo fidanzato.

Da lì in poi è partita la gara a chi sparava la cazzata più grossa. Litanie ripetute fino allo stremo sul perché gli uomini uccidano le donne (la teoria più gettonata è che le vedano come “oggetto del possesso”), statistiche che cambiano dalla sera alla mattina… Pare che alcune di queste cazzate siano state fotografate dal telescopio Hubble mentre si allontanavano dalla nostra galassia a velocità supersonica, dirette verso chissà dove.
La mia preferita è “In Italia viene uccisa una donna ogni due secondi.”, che ho sentito raccontare da una professoressa ai suoi alunni. Non so se qualcuno di questi alunni le abbia fatto notare che questo dato porta a un totale di 43.200 donne uccise ogni giorno (solo in Italia), laddove i morti per la fame nel mondo (in tutto il mondo) secondo l’ONU sono 26.000 al giorno. Basterebbe convertire quei ventiseimila al cannibalismo e avremmo risolto almeno uno dei due problemi.

In occasione della Festa della Donna di quest’anno, volevo prendere in analisi un celebre caso di (lol) femminicidio in letteratura, quello dell’“Otello”.
La storia è assai nota. Il geloso Otello viene convinto dall’infido Iago dell’infedeltà della giovane e innocente moglie Desdemona, e per questo la uccide.
Ora, nella testa bacata dei femministi io, antifemminista, dovrei ridere come un matto all’idea della giovane donna uccisa, magari ruggendo, mentre guardo lo spettacolo, “Le donne sono tutte puttane!”
In realtà io penso, ovviamente, che Otello abbia fatto male a ammazzare Desdemona. Ci mancherebbe altro. Ha fatto malissimo. Avrebbe dovuto ammazzare Iago.
E ce ne sono di Iago in giro.

È Iago il colpevole della morte di Desdemona. Ed è anche il colpevole di quella che Shakespeare chiama “la tragedia di Otello”.
Non so perché, ma ormai è diventata una tradizione della Settimana di Vignetta Antifemministe fare a un certo punto una digressione da melomane.
Spero che ne sopporterete un’altra, perché io sono molto affezionato alla versione dell'”Otello” scritta da Giuseppe Verdi e Arrigo Boito.
I
n essa il carattere di Iago viene tracciato con un’efficacia sorprendente dal poeta scapigliato, che all’inizio del secondo atto gli fa intonare questo monologo.

“Credo in un Dio crudel che m’ha creato
simile a sé e che nell’ira io nomo!
Dalla viltà di un germe o di un atòmo,
vile son nato.
Son scellerato
perché son uomo
e sento il fango originario in me!
Sì! Questa è la mia fe’!
Credo con fermo cor, siccome crede
la vedovella al tempio
che il mal ch’io penso e che da me procede
per mio destino adempio!
Credo che il giusto è un istrion beffardo,
e nel viso e nel cuor,
che tutto in lui è bugiardo,
lacrima, bacio, sguardo…
sacrificio ed onor!
E credo l’uom gioco d’iniqua sorte
dal germe della culla
al verme dell’avel.
Vien dopo tanta irrision la morte.
E poi…?
La morte è il nulla!
È vecchia fola il ciel!”

Come per ogni opera verdiana, per apprezzare quest’aria bisogna ascoltare tutta l’opera di cui fa parte. Ci si accorge così che questa è l’unica scena in cui Iago si mostra per quello che è realmente. Per tutto il resto dello spettacolo non fa che cambiare una maschera dopo l’altra. Ora dice di odiare Otello, ora dice di amarlo. Ora dice di essere amico di Tizio, ora dice di essere amico di Caio. Ad un tratto si mostra per quello che è. Di chi è amico Iago? Di tutti!
L'”Otello” è bello perché racconta la storia di un delitto passionale non colpevolizzando l’assassino o la vittima, ma il mondo che gira intorno a loro. E non è per comodità (per esigenze di drammaturgia) che questo mondo trova personificazione in Iago, ma perché si tratta di un mondo fatto di persone.

Quante volte abbiamo sentito dire che in questo mondo non c’è abbastanza bontà, abbastanza romanticismo o abbastanza sentimento? Eppure sono persone che lo abitano a renderlo tale, non chissà quale forza esterna.
Quest’aria ci descrive alla perfezione queste persone. Uomini piccoli, meschini, nani.
Otello sbaglia a uccidere Desdemona. Non possiamo scusarlo, e lui stesso non si scusa quando capisce cosa ha fatto. Ma un tizo che commenta un delitto passionale dicendo “questi uomini che non si rassegnano…” oppure “Non mi interessa perché l’ha fatto. È un mostro e basta!”… un giornalistucolo che intitola un articolo “Quando lui si dispera e ti tormenta con telefonate strappalacrime”… consigli pieni di finto buon senso quali “Una donna non può rovinarsi la vita solo perché un uomo sta male per lei!” o “Non possiamo mica stare sempre a sacrificarci per gli altri!”

Come ho detto, Otello ha fatto malissimo a uccidere Desdemona. Uomini gelosi e col cuore spezzato, perché ve la prendete con delle povere creature innocenti quando ci sono in giro così tante nullità che parlano di sentimenti come di cazzatelle, di innamorati come di persone sostituibili…? È colpa loro se vivete quella che Shakespeare chiamava “la tragedia di Otello”. Se proprio dovete uccidere qualcuno, uccidete questi qua.

Appena sentite uno dire “Ma scusate, se voi/noi uomini amate/amiamo una donna, questa vi/ci deve per forza corrispondere…?”… PAM! Vai con lo strangolamento.
Io l’ho sentito giusto qualche ora fa un discorso del genere. “Se amate una donna e lei non vi ama, allora è stronza?”.
No. Ma la stronzaggine di ritrovarsi davanti a un sentimento e farsi subito i conti in tasca, senza cercare di capirne la perfezione, la meraviglia. L'”occhio alla spesa” di chi vede l’amore come un generico argomento di interesse, semplicemente perché non lo capisce… questo è il cancro dei nostri giorni.
Riflettete sull’etimologia della parola “stronzo”. Sta a indicare una persona cattiva, ma preso alla lettera vuol dire “uomo di merda” (gli stronzi sono le feci). Rifiuto, cioè, scarto, nano.
E Iago, nano, meschino, povero stronzo… vile non capisce l’amore. Né capisce qualsiasi concetto sia un po’ più “alto” dei suoi giochetti meschini, del “male che pensa e che da lui procede.

Vorrei spiegare, con l’occasione, una cosa che non tutti sembrano avere chiara.
Se uno è scemo… non è che “non è colpa sua”.
Se hai passato tutta la tua vita a fare le impenne col motorino davanti al baretto, senza mai dedicare un secondo a… riflettere, ragionare, leggerti un libro… e poi con questa tua ignoranza fai danno, non sei un poverino che non capisce cosa sta facendo, sei un colpevole.
Dire “Eh… vabè, io so’ ignorante.” non è umiltà.
Cosa dice Iago nei versi che gli fa dire Boito? “Son scellerato perché son uomo e sento il fango originario in me.”.
L’uomo più vile della storia del teatro pronuncia un atto di automortificazione che non ha nulla di umile o di modesto. Parafrasando, si potrebbe dire che sta dicendo “Che cazzo volete dalla mia vita? Sono ignorante, e allora? Sono nato vile… cosa ve ne frega a voi? Lasciatemi stare!”.

Eppure, atrocità delle atrocità, è proprio quest’uomo che non capisce niente a trascinare alla rovina due personaggi così romantici.
Così come certi dicono “Ma va là… l’amore… non poteva stare senza di lei… ma cresci…”, Iago dice “lacrima, bacio, sguardo, sacrificio, onor… non è vero niente!”. Analizzate questo elenco. Le lacrime di Otello per Desdemona (“Ah! E son io l’innocente cagion di tanto pianto!”), i baci tra di loro, gli sguardi, il sacrificio di Desdemona (povero agnello sacrificale), l’onore così importante per Otello (“Ora e per sempre addio, sante memorie!”). Questi sono i tesori custoditi dai due personaggi e che Iago non vede neppure. Per lui non esiste nulla, oltre al continuo trascinarsi avanti dal germe della culla fino al freddo della tomba. Cosa c’è oltre a questo banalissimo passaggio da un punto A a un punto B, per gli uomini? Nulla! Il cielo (soffrire per amore è terribile ma, via, non si muore mica) è solo una vecchia favola!

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