Terza Settimana di Vignette Antifemministe: l’attacco al “Fatto Quotidiano”

Poco prima del 25 novembre dell’anno passato (giornata “contro la violenza sulle donne”, ma ditemi voi) “Il Fatto Quotidiano” è stato occupato simbolicamente da un gruppo di femministi.

Ora… innanzitutto ci tengo a precisare che un gruppo di femministi che occupa “Il Fatto Quotidiano” mi evoca l’immagine di un gruppo di bambini di nove anni che tira i capelli a una bambina di sei per dimostrare forza e coraggio… ma vabè…
In realtà “Il Fatto Quotidiano” si trova sotto occupazione femminista già da molto tempo, e non simbolicamente. Sto parlando della rubrica “Donne di Fatto”, che tratta tematiche femminili… béh, sostanzialmente racconta di fatti di cronaca nera senza alcun nesso logico tra loro in cui degli uomini uccidono delle donne.
Un’occupazione che fa incazzare, perché “Il Fatto Quotidiano” è un giornale squisitamente razionalista, lucido nell’esporre i fatti, lucido negli editoriali, lucido nei ragionamenti. È l’ultimo posto dove dovrebbero trovare posto espressioni come “femminicidio” o altre rivolte più all’emotività della gente che alla sua intelligenza.
E invece c’è chi si lamenta perché espressioni come “femminicidio” su questo giornale non vengono usate abbastanza.

Questo attacco ha avuto come causa scatenante l’articolo di Marcello Adriano Mazzola del 21 novembre 2012, in cui si avanzava l’ipotesi che il concetto di “femminicidio” fosse una puttanata da ritardati inventata per avviare campagne a tutela delle donne (questa è la mia versione sintetica del suo articolo, ovviamente, per il resto vi invito a leggerlo) e si provava ad analizzare lucidamente il frastuono generato dai fautori di questo concetto.
Peter Gomez, direttore del giornale in questione, giustamente, prese le difese del suo giornalista. “La linea del mio giornale” affermò “è chiara. Al post di Mazzola rispondiamo argomentando. E abbiamo buoni argomenti. Non censuriamo” rispose su Twitter a una lettrice che si lamentava dell’articolo. Un’altra lettrice rispose a Gomez “Liberi voi, libera io di non rinnovare l’abbonamento. Addio”, mentre un terzo lettore commentò “Evidentemente la strategia non è chiara”.

Vorrei che vi soffermaste sulla scelta di termini di Gomez e su quella del suo lettore (probabilmente oggi ex-lettore). Gomez parla di “linea”, mentre il suo lettore di “strategia” (politica?). “Loro prendano le posizioni che vogliono, ma io devo fare il giornalista.” ama ripetere Marco Travaglio (altra figura di spicco de “Il Fatto Quotidiano” apprezzabile per la sua lucidità) durante i suoi attacchi di capitanovviagine. Eppure, per ovvia che sia, sembra che molti non capiscano la deontologia professionale di questi giornalisti.
O meglio, la capiscono quando hanno voglia di capirla. Molti lettori de “Il Fatto Quotidiano” scambiano “Il Fatto Quotidiano” per una sorta di luogo cartaceo in cui trovare tutto quello che amano sentirsi dire. Una sorta di sciechimiche.org della politica. “Il Fatto Quotidiano” fa bene a scrivere le cose che gli altri non scrivono, ma solo se scrive che quel politico che mi sta antipatico è disonesto. Se mette in discussione una cosa che mi piace, fa parte del complotto.
A
nzi… “Non è un argomento che si può mettere in discussione”, esclamò una delle partecipanti a quell’occupazione, e questo potrebbe già da solo bastare a capire l’incompatibilità tra un giornale come “Il Fatto Quotidiano” e il femminismo.
Non ci sono cose che non si possono mettere in discussione. Non ci sono verità assolute “perché sì”. Non ci sono cose che se provi ad analizzarle sei “fassista”. Questa è una cosa che “Il Fatto Quotidiano” ha capito e i femministi no, e se c’è discordanza su questo punto non si può convivere seriamente.

“Il Fatto Quotidiano” non è nuovo a certi attacchi ideologici. Una volta Stafano Disegni (che per me rimane comunque uno stimabile collega) attaccò Marco Travaglio perché s’era azzardato a scrivere che il suicidio assistito non gli sembrava una cosa bella. Per averlo scritto si meritò una tavola in cui veniva ritratto come un clericale in atteggiamento servizievole verso il Pap. Un giudizio davvero ingiusto per uno degli articoli più belli e più lucidi che abbia mai letto.
Disse qualcuno, “se vuoi un figlio libero, non gli insegnare cosa pensare, ma come pensare”. Io comincerò a dire che “Il Fatto Quotidiano” fa parte del complotto (per come sono io è più probabile che dica una cosa come “è caduto in basso”) quando smetterà di avere la lucidità per cui lo apprezzo.
Per esempio (e questo ci tengo a precisarlo) “Donne di Fatto” non è che non mi piaccia perché dice cose che mi stanno antipatiche, non mi piace perché ospita articoli in cui si sciorinano dati alla cazzo sulle donne uccise per poi lasciare il numero di qualche centro antiviolenza senza esprimere una mazza di concetto.

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Terza Settimana di Vignette Antifemministe: l’attacco al “Fatto Quotidiano”

Un pensiero su “Terza Settimana di Vignette Antifemministe: l’attacco al “Fatto Quotidiano”

  1. vortex ha detto:

    Il “femminicidio” è il fenomeno inventato da un sistema che fomenta la guerra “uomini contro donne” per controllarli entrambi. Divide et impera.

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