Terza Settimana di Vignette Antifemministe

Benvenuti alla Terza edizione della Settimana di Vignette Antifemministe. Presto, in occasione della Festa della Donna, avremo occasione di vedere all’opera quel circo femminista purtroppo attivo tutto l’anno, ma che venerdì e nei giorni vicini si presenterà alla nazione in pompa magna. Un’inchiesta di nicchia come questa, in confronto a un tale circo fracassone, non ha molte speranze di far notare la propria presenza, probabilmente il risultato non varrà l’impegno profuso, ma c’est la vie! Non si può essere fracassoni e sansazionalisti, se si vuole criticare chi parla a vanvera.
Sono i rischi di una scelta razionalista.

1. Lebt denn Pamina noch?

Che chiari lumi apporta
onesto Amor
di cui Ragione è scorta!

(“Venere, Amore e Ragione”,
serenata a tre voci di Alessandro Scarlatti)

L’anno scorso ho iniziato questa inchiesta citando un’opera lirica. Era “Il flauto magico”.
Riassumiamo brevemente, per chi si fosse appena sintonizzato, di cosa stiamo parlando. C’è questo giovane principe, Tamino, che incontra una regina (la Regina della Notte), Astrifiammante, una madre disperata per la perdita della propria figlia Pamina. La fanciulla è prigioniera, spiega la regina, del malvagio Sarastro. Pamino, che è un giovane di elevatissimi sentimenti, parte coraggiosamente alla sua ricerca, animato da un profondo sentimento d’amore.
Ma il principe è stato ingannato. Il racconto di Astrifiammante è infatti una mezza verità, in quanto Pamina è veramente prigioniera di Sarastro, ma questi non è affatto un uomo malvagio e, se ha rapito Pamina, lo ha fatto per difenderla dalla malvagità della madre. Notte e Giorno, Razionalità e Irrazionalità si contrappongono.

La scena più affascinante di tutta l’opera, quella con cui avevo aperto anche la scorsa Settimana di Vignette Antifemministe, è quella in cui Tamino entra in contatto col mondo di Sarastro.
Subito dopo aver incontrato tre sacerdoti di Sarastro, ed essere così venuto a conoscenza delle menzogne della Regina della Notte, il principe cade in un profondo sconforto, e chiede di poter vedere la sua amata.
“Eh, no.” gli rispondono i sacerdoti “Siam mica qua a fare il video su Kony che risolve tutti i problemi in mezz’ora di immagini sottotitolate. La ricerca della verità è qualcosa di lungo e faticoso. Non posso ancora rivelarti quello che vuoi sapere. Col tempo saprai tutto.”.
Tamino, deluso, si chiude in sé stesso per un momento, poi rivolge un’ultima angosciata domanda: “Pamina è viva?”.

Tamino, come dicevo l’anno scorso, è, nella prima parte dell’opera, un padanotto di belle speranze, un giovane soldato riempito di ideali e mandato al massacro, un cittadino galvanizzato dagli spot sui femminicidi e inviato a bruciare campi rom o a pestare gente a caso. Nella seconda scopre che gli hanno raccontato un sacco di fregnacce, e il distacco da quelle fregnacce è traumatico, come potrebbe esserlo scoprire che Babbo Natale non esiste.
Tutti noi scopriamo che Babbo Natale non esiste, a un certo punto, e la nostra prima reazione (siccome la prima fase del lutto è la negazione) è la stessa di Tamino. “Ma… allora… non è vero niente?” chiediamo.
La domanda di Tamino, fuor di metafora, potrebbe assumere una forma un po’ più palese: “Pamina esiste? È reale?”.
La risposta che danno i seguaci di Sarastro è incoraggiante. “Pamina…” risponde un coro misterioso, da lontano “Pamina… Sì! Pamina è viva!” e Tamino si toglie così un peso dal cuore. “Sì. Pamina esiste, ed è esattamente come te l’hanno descritta.”.
Pamina esiste e deve poter esistere liberamente, essere inserita in una società dove le sue caratteristiche possano trovare sfogo senza degenerare, essere strumentalizzati o venir gonfiati al punto di scoppiare e andare perduti.

2. Donne, animali, bambini e altre cose pucchose

La fedeltà è un bene,
ma è un bene anche la leggerezza!

(“Il fiore delle mille e una notte”)

Cos’è Pamina? Questa è una Settimana di Vignette Antifemministe, quindi avrete già capito che io ci vedo le donne, le ragazzine, le bambine… ma Pamina, per estensione, è tutto ciò che è pucchoso. Le donne, i bambini, gli animali, il mondo da spot del Mulino Bianco auspicato dai cattolici… È istintività, narcisismo ed egocentrismo. Pamina è un ideale, l’ideale di conoscere le farfalle senza sopportare qualche bruco, l’ideale di essere giovani per sempre, il miraggio capitalista di vivere una vita di lusso senza conseguenze.
Tutto questo è legittimo, tutto questo può esistere. Pamina non è sbagliata.
Si può, per esempio, dire che i bambini sono egocentrici, che non danno alcun ascolto a chi parla con loro, che la loro opinione si può comprare con un pacchetto di caramelle, ed amarli e stimarli lo stesso?
Si può. Si può ricordandosi che l’egocentrismo dei bambini non è sbagliato, ricordandosi che non è l’egocentrismo della stupidità ma, al contrario, della troppa ricettività, un egocentrismo non menefreghista. Allo stesso modo, non è sbagliata la sfrontatezza della gioventù, o la civetteria della femminilità.
Sarebbe bello poter vivere in un mondo dove le donne possano essere seducenti senza essere puttane e gli uomini abbandonarsi al piacere di essere sedotti senza essere fessi.
La ricerca di questo mondo si chiama “antifemminismo”.

3. Resistenza Razionalista

“Cinico io? No, no… io volevo solo dire che molti bambini muoiono di maltrattamenti e di stenti e nessuno ci fa caso.
Se, però, uno di questi poveri topolini di fogna viene ucciso dalla mano nera di un mostro, allora ‘Poveri angioletti… creature innocenti…’ eccetera eccetera…”.

(“Girolimoni, il mostro di Roma”)

Se non è possibile vivere i propri sentimenti, sogni o istinti con naturalezza, è perché ogni istinto viene irregimentato da questa o quella ideologia. Ogni cosa pucchosa ha la sua ideologia pronta a irregimentarla. Le donne hanno il femminismo, i cuccioli gli animalisti, i bambini gli svitati pronti a urlare al pedofilo per ogni essere vivente che vedono, la spiritualità la Religione organizzata.

Ovviamente, tutti questi pucchosisti, dopo un po’, si stufano delle balle che raccontano, diventano cinici e, come un ragazzo che non ti richiama dopo una notte di sesso sfrenato, buttano via malamente quello che hanno difeso fino a pochi secondi prima. Non è una premonizione per un lontanissimo futuro, è quello che succede attualmente. Il pucchosista difende solo ciò che è pucchoso, si occupa unicamente di ciò che causa risposte emotive nella gente che cerca di fregare. Difatti non si è mai sentito un animalista inveire contro la derattizazione, un femminista parlare a favore degli uomini stuprati o un bambinista preoccuparsi dell’abuso su un bambino del quale, in quel momento, non parlino tutti i giornali.
L’antipucchosista è contro questa degenerazione.

Quello che auspico è che tutti gli antipucchosisti del mondo si uniscano in nome di un unico comune denominatore, ossia la Ragione, l’Illuminismo che combatte l’oscurantismo. Se i pucchosisti agiscono tutti nello stesso modo, che senso ha combatterli separatamente?
Qualche tempo fa vissi la stessa esperienza di Tamino. Entrai a contatto con quello che, anche se qualcuno potrebbe non essere d’accordo, si potrebbe definire “antianimalismo”. Fu tramite un sito dal titolo “A favore della Sperimentazione Animale”.
Essendo io, all’epoca, assolutamente contrario, entrai incuriosito, e scoprii di cosa si trattava.

Vi parlo col cuore in mano quando vi dico che mi resi amaramente conto di come certe persone avessero sputato sulla mia buona fede.
Più di tutto, a lasciarmi a bocca aperta fu la pace che regnava (almeno all’epoca) tra quelli che sostenevano queste idee. Non erano idee in contrasto col rispetto per gli animali così come non sono idee in contrasto col rispetto per le donne le idee antifemministe.
Mi era sempre stato insegnato che i seriosi professori impiegati nei laboratori non avevano rispetto per me, mentre gli animalisti si. Quel giorno mi resi conto che era vero il contrario. Chi, lucidamente, mi chiedeva di capire quello che diceva si stava davvero rivolgendo a me, mentre chi cercava solo di stupirmi e sconvolgermi (con foto macabre scattate in qualche canile del terzo mondo e spacciate per foto di laboratori) voleva solo un’adesione acritica.

Un’immagine dominava la home di quel sito, quella del pensatore di Rodin, e accanto c’era la scritta “Resistenza Razionalista”.
È in nome di questa resistenza che dobbiamo unirci come antifemministi, antianimalisti, laici eccetera. Deve essere una coalizione. Antifemministi, antianimalisti, laici… Se non è questo lo spirito con cui ci si avvicina all’antifemminismo, se non si è innanzitutto seguaci di Voltaire, essere antifemministi non ha senso.

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