Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”

Si sta discutendo molto, in questi giorni, di un volantino affisso dal sacerdote don Piero Corsi sulla bacheca di una chiesa di Lerici intitolato “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”.
Feroci e immediate le condanne piovono da ogni parte. Non si giustificano lo stupro e l’omicidio! Non si proibisce alle donne di vestirsi come vogliono! La cosa finisce male per il prete, che viene costretto a una pubblica abiura e viene attaccato dallo stesso Vaticano (“Cosa grave e triste.” dice Bagnasco).
Le condanne piovono così ferocemente che, in effetti, non si riesce a capire cosa c’è scritto di preciso sul volantino. Basta un clic per trovare mille articoli che ne parlano, ma è una faticaccia trovarne uno che ne riporti il testo.
Io, comunque, con un po’ di pazienza, l’ho trovato e ve lo riporto di seguito.

Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?

Proseguiamo nella nostra analisi su quel fenomeno che i soliti tromboni di giornali e Tv chiamano “femminicidio”. Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? Notoriamente, l’aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi. Una stampa fanatica e deviata, attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. In alcuni casi, questa diagnosi può anche essere vera. Tuttavia, non è serio che qualche psichiatra esprima giudizi, a priori e dalla Tv, senza aver esaminato personalmente i soggetti interessati. Non sarebbe il caso di analizzare episodio per episodio, senza generalizzare e seriamente, anche per evitare l’odio nei confronti dei mariti e degli uomini? Domandiamoci. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti.
Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti?
Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre, nei cinema, eccetera?
Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e se poi si arriva anche alla violenza o all’abuso sessuale (lo ribadiamo: roba da mascalzoni), facciano un sano esame di coscienza: “forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”.
Basterebbe, per esempio, proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l’immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio. Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo, davanti al commercio, proprio non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano.

In realtà, a parte qualche boiatina qua e là (proibire la pornografia, l’aborto è un omicidio) e un tono non proprio diplomatico, questo articolo non è così delirante.
Più avanti spiegherò il mio punto di vista a riguardo, ma ora vorrei far notare un’altra cosa.
Leggendo qua e là i commenti ai vari articoli in cui si parla di questa vicenda, ho notato che, gira e rigira, le frasi di chi condanna il prete di cui sopra sono sempre le stesse. Tanto che si potrebbe quasi parlare di Frequently Asked Questions dei lettori indignati. Continua a leggere “Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?””

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Il volantino di Lerici: “Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”

Il “Lohengrin” scaligero e le scenografie teatrali

Pubblico oggi, con un po’ di ritardo dovuto a inconvenienti tecnici, l’articolo scritto all’indomani della prima scaligera del 7 dicembre 2012.

Ieri sera si è aperta la stagione scaligera con il “Lohengrin” di Wagner.
Serata che musicalmente mi ha soddisfatto più di altre (mi viene in mente la celebratissima “Carmen” di qualche anno fa).
Non amo impegolarmi in discorsi sulle singole vocalità dei cantanti. Mi sono piaciuti particolarmente René Pape (re Enrico), e la fisicità di Evelyn Herlitzius (spaventosa soprattutto all’inizio del secondo atto). Inevitabile un accenno a Annette Dasch (Elsa), la soprano che ha sostituito eroicamente Anja Harteros e la sostituta Ann Petersen. Non molto sciolta ma apprezzabile, indubbiamente. Forse più apprezzabile in video che dal vivo, dal momento che la sua voce non ha proprio il timbro wagneriano.
L’impressione generale, in effetti, è stata quella di assistere a uno spettacolo di voci non malvagie, ma appartenente a un epoca lontana da Wagner. Continua a leggere “Il “Lohengrin” scaligero e le scenografie teatrali”

Il “Lohengrin” scaligero e le scenografie teatrali

“La serenata al vento” di Aldo Finzi; non proprio buona la prima

È il 1937. Il compositore Aldo Finzi  partecipa al concorso indetto dal teatro alla Scala per una nuova opera da eseguirsi l’anno seguente e lo vince. L’opera vincitrice è “La serenata al vento”, opera buffa in tre atti che parla di figlie ribelli, genitori severi, matrimoni combinati, scandali… insomma, quelle cose lì.

L’opera, però, non viene eseguita, ed il premio non viene assegnato.
Il motivo? Aldo Finzi è ebreo, e questo è il periodo in cui stanno entrando in vigore le leggi razziali. Al compositore sarà vietato pertanto di far eseguire la propria musica, che, nonostante questo e le altre mille peripezie della sua triste e avventurosa vita continuerà a comporre. Pare che le ultime parole di Finzi siano state “Fate eseguire la mia musica”.

Il primo dicembre 2012, finalmente, “La serenata al vento” è stata messa in scena al Donizetti di Bergamo. È stata la prima assoluta, ospitata dal teatro bergamasco e realizzata dall’Opera Aeterna di Gerusalemme. Realizzazione di scene e costumi a cura degli studenti della Scuola di Teatro HaMartef. Continua a leggere ““La serenata al vento” di Aldo Finzi; non proprio buona la prima”

“La serenata al vento” di Aldo Finzi; non proprio buona la prima