Successo di pubblico per il finale della stagione lirica bergamasca

La stagione lirica al teatro Donizetti si è chiusa domenica con una rappresentazione del “Così fan tutte”.

La prima cosa che salta all’occhio è che il teatro non solo è pienissimo, ma è pieno di facce nuove, segno che lo spettacolo ha richiamato molti spettatori da fuori città.

Il pregio di questa rappresentazione, diretta dal direttore artistico Francesco Bellotto, è quello di far ascoltare allo spettatore alcune di quelle voci mozartiane così rare al giorno d’oggi (rarità di cui molti estimatori di questo compositore si lamentano). I sei ruoli che, sinteticamente, mette sul palco quest’opera sono stati interpretati da Elena Monti (Fiordiligi), Josè Maria Lo Monaco (Dorabella), Anicio Zorzi Giustiniani (Ferrando), Christian Senn (Guglielmo), Roberta Canzian (Despina) e Lorenzo Regazzo (Don Alfonso).
Questi cantanti, insieme al coro del Bergamo Musica Festival (diretto da Fabio Tartari), sono sostenuti dall’orchestra del teatro, diretta dalla baccheta di Stefano Montanari, in un’esecuzione buona ma che, per un gusto legato non tanto a questo repertorio, ma a quest’opera in particolare, avrei voluto a volte più audace.

Sappiamo già dalla “Cecchina” dell’anno scorso e da altre opere che le regie moderne volute da Bellotto non sono mai dovute al fatto che non c’erano idee migliori per rendere figo lo show, ma esistono per un motivo. Questo “Così fan tutte” è stato ambientato in una Napoli del dopoguerra che a me ha ricordato alcune commedie all’italiana (nel programma di sala si citano invece riferimenti al film “Nodo alla gola” di Hitchcock).
Scelte registiche utili in alcuni momenti (come quello in cui Despina e Don Alfonso discutono il loro piano diabolico mangiando spaghetti dallo stesso enorme piattone), ma fastidiose nella sequenza iniziale, quando durante l’ouverture la scena si riempie di ballerini e comparse di vario genere (donne dall’aria audace, mendicanti…) che mettono in scena non si sa bene cosa, disturbando, anche dal punto di vista sonoro, la misteriosa e brillante introduzione.
Però aggiungerei che, facendo parte questo spettacolo del progetto “La scuola all’opera”, potrebbe essere il primo contatto con il teatro lirico per molti spettatori, e quindi preferirei una regia filologica.

Finale, a ogni modo, che lascia ben sperare riguardo all’Opera come investimento. Abbiamo visto un pubblico molto partecipe, meno pedante che in altre occasioni, attento a quel che accade sul palcoscenico e in grado di sfidare l’aria a dir poco torrida che si respirava nel teatro (dice “Eh, vabbè…  che c’entra? Per quello non ci si può far niente…”, le palle; pure quello fa parte del teatro e bisogna starci attenti). A questo punto viene da chiedersi se davvero sia così sconveniente sia pure dal punto di vista meramente economico puntare su un genere teatrale simile, come invece si continua a sentire.

Pochi posti liberi anche per la “Serenata al Vento”, l’opera fuori cartellone che andrà in scena la sera del primo novembre. Una sorta di ammazzacaffè musicale.

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