“Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani

Di recente ho visto il film “Ted”, quindi mi prendo una pausa dalla stagione lirica donizettiana per recensirlo.

“Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani

Non muori dalle risate. È carino, ma non muori dalle risate.

Sostanzialmente, si tratta di una vicenda ambientata nella società media americana (che si sbiadisce parecchio nella traduzione, per inciso) con qualche battuta in mezzo.

Già. Società media americana. Ammazza, che schifo di vita che fanno gli americani! E non lo dico per offendere qualcuno, lo dico perché fa proprio schifo! Il modo di gestire i rapporti umani, i posti in cui vivono, quello che mangiano… fa tutto schifo! Se questa roba è quello che si chiama “vivere all’occidentale”, non mi stupisce che la gente ammazzi i figli per risparmiarglielo. Certo, il mio giudizio sarebbe forse un po’ meno duro, se non pretendessero di imporre tutto ciò nel mio paese.

L’esempio di questa aridità culturale che salta all’occhio per primo è che nel film non c’è un solo essere umano di sesso femminile che non sembri uscito di YouPorn. Sul serio. Non perché Seth MacFarlane abbia “una brutta idea della donna” o cose simili, ma semplicemente perché non serviva farsi venire in mente un’idea migliore. Sono una coppia media americana, quindi lei è una strafiga e lui un uomo imperfetto che deve realizzare qualcosa nella vita; tutto qua. A proposito, come può Mila Kunis essere credibile come ragazza speciale, perché dovrebbe essere credibile che lui cambi la sua vita per lei, quando interpreta semplicemente una bagasciona in mezzo ad altre bagascione? Voglio dire… una ragazza speciale non dovrebbe avere qualcosa che… la renda speciale?

“Ted”, quindi, non pretende neppure di essere politicamente scorretto. E questo è un bene, perché mi sarei seriamente sentito preso per il culo, se avessero fatto una commedia del genere pretendendo anche di essere scorretti.

In effetti il lavoro di Seth MacFarlane non è mai stato provocatorio come si dice. Come ha detto uno che ha guardato il film con me, “I creatori de ‘I Griffin’,” (il paragone con “I Griffin” è inevitabile) “alla fine dei conti, si fanno semplicemente un sacco di cannoni e poi si mettono lì a scrivere cose a caso finché non esce qualcosa di bello.”. Non c’è niente di male. Sono sempre stati così e noi li abbiamo sempre apprezzati per quello che sono. Va però detto che ne “I Griffin” ci sono eccome dei momenti di genialità vera. Il cavallo assassino, lo stupro di Peter, il pollo gigante, il porno inglese… quelle battute che ti rimangono in mente e che citi in varie occasioni con gli amici. Di “Ted”, francamente, non mi è rimasto impresso nulla. Sì, ho riso, e anche di gusto, per esempio nelle due scene del capo del personale del supermercato, che assume e promuove Ted seguendo una logica assai contorta, però non c’è niente che mi abbia lasciato qualcosa.

Fare un film così non è un peccato, non è un oltraggio alla morale, non è un reato, ma… (correggetemi se sbaglio) non è forse non fare un buon film?

Però cosa che mi è rimasta impressa c’è: il modo in cui è stato animato l’orsetto. Non è una marionetta, non è un effetto speciale… è proprio un orso di peluche che si muove da solo, e la cosa è impressionante. E poi c’è un Mark Wahlberg che interpreta praticamente sé stesso, quindi è inevitabile che gli riesca bene.

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