“La Bohéme” al Donizetti (non mi sono dimenticato della storia della riflessione sulle scenografie; arriva tra poco)

Il Festival Donizetti 2012 continua con “La Bohéme”. Il titolo pucciniano è stato presentato venerdì e domenica scorsi.

Show con tutti i crismi, senza grilli per la testa. Si tratta del resto di un repertorio (molto amato dal pubblico di oggi) 

Il rischio di scadere nello spettacolo “gita in gondola” è forte. Abbiamo i cantanti che cantano e se la godano, l’atmosfera romantica ma non troppo (stemperata dall’ironia o dalla schiettezza della scapigliatura), la passione tutta italiana… tutto quello che vorrebbe sentire un Giapponese andando alla scala.

Lo spettacolo di venerdì ha soddisfatto appieno queste esigenze, questo sì, ma non è stato una furbata. Di Ivan Stefanutti (regista di questo spettacolo) ricordiamo il “Rigoletto” di due anni fa presentato in questo stesso teatro. Regia rischiosa (o coraggiosa che dir si voglia) decisamente di primo piano, più protagonista rispetto a quella di questa “Bohéme”. Del resto quello bergamasco è un teatro molto più rigido di quanto si pensi, e francamente non ce lo vedo a marciare troppo su questa o quella aspettativa del pubblico. Ricordo una tristissima “Figlia del Reggimento” di pochi anni fa, seguita da un “Barbiere di Siviglia” con lo stesso difetto, pregna di scenette di vecchi e gente che si buttava in terra (purtroppo premiate dal pubblico), ma a parte questo in genere c’è troppa adesione alla musica per permettere grandi voli di fantasia.

Già, la musica. Di quella che abbiamo sentito venerdì e domenica si potrebbe dire che a tratti c’è stato troppo poco fuoco e troppo volume. Per usare le parole di una spettatrice, talvolta i cantanti dovevano cimentarsi in “gare a chi grida di più”. Non stiamo parlando di momenti in cui i cantati non si sentono, ma l’espressività dei recitativi pucciniani corre sempre il rischio di venire smorzata.

Cast espressivo, a questo proposito. Yolanda Auyanet è una Mimì ottima, anche se non generosissima. Risparmia la voce in molti punti dell’opera, per poi dare il massimo nel finale. La sua dichiarazione d’amore a Rodolfo sul letto di morte è il suo momento migliore, caldo e bene appoggiato, in contrasto con la struggente freddezza (adatta la ruolo) di altri passaggi.
Rodolfo, dal canto suo, è stato interpretato prima da Giordano Lucà e poi da Javier Tomé Fernandez; io ho sentito (per due volte) solo quest’ultimo. Bravissimo nell’esecuzione, ma non troppo emotivo. Accanto a lui la spigliatezza di personaggi come Marcello (Luca Grassi), Colline (Giuseppe Nicodemo) e Schaunard (Donato Di Gioia), decisamente più a loro agio quanto a caratterizzazione del personaggio e decisamente affiatati. Qui la verve espressiva di cui si parlava poc’anzi c’è tutta. Per fare un esempio, il momento all’inizio del quadro terzo in cui sentiamo il canto di Musetta (Gabriella Costa) emergere dalla nebbia (accorgimento scenico semplice ma usato in modo brillante) è stato secondo me il più credibile e coinvolgente. Da lì si può prendere lo spunto per pensare ad altri exploit dei personaggi secondari e ci si rende conto che anche quelli sono stati credibilissimi. Tornando per un attimo al discorso del pericolo “gita in gondola”, so che Giuseppe Nicodemo è stato di recente impegnato nella discografia. Niente di male, anzi, benissimo, ma colgo ugualmente l’occasione per ricordargli di stare attento, specie cantando in questo repertorio, a non fare il cantante da CD. Ehm… non è uno di quei “ti consiglio” che sta per “vorrei farti questa critica, ma ho paura di far arrabbiare qualcuno”; il mio è davvero un consiglio spassionato. Del resto Colline non è il ruolo più adatto per valutare se un cantante canta “da CD”.

Concludo con una chicca. Ricordate i miei discorsi di qualche giorno fa sulle pedanterie del pubblico bergamasco? A questo proposito, poco prima dell’inizio del quadro secondo, nello spettacolo di domenica, è stata udita la voce di un’anziana signora che urlava: “Lasciate finire la musica, cribbio!”. Costei (premesso che il latte alle ginocchia me lo fanno venire molto di più gli “Sssh!” degli ignoranti che le esternazioni di una signora che, quantomeno, decide di esprimere un’opinione) lamentava il fatto che alcuni spettatori si mettessero talvolta ad applaudire i cantanti prima ancora che l’orchestra avesse taciuto completamente.
Ditemi voi…

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