“La Bohéme” al Donizetti (non mi sono dimenticato della storia della riflessione sulle scenografie; arriva tra poco)

Il Festival Donizetti 2012 continua con “La Bohéme”. Il titolo pucciniano è stato presentato venerdì e domenica scorsi.

Show con tutti i crismi, senza grilli per la testa. Si tratta del resto di un repertorio (molto amato dal pubblico di oggi) 

Il rischio di scadere nello spettacolo “gita in gondola” è forte. Abbiamo i cantanti che cantano e se la godano, l’atmosfera romantica ma non troppo (stemperata dall’ironia o dalla schiettezza della scapigliatura), la passione tutta italiana… tutto quello che vorrebbe sentire un Giapponese andando alla scala.

Lo spettacolo di venerdì ha soddisfatto appieno queste esigenze, questo sì, ma non è stato una furbata. Di Ivan Stefanutti (regista di questo spettacolo) ricordiamo il “Rigoletto” di due anni fa presentato in questo stesso teatro. Regia rischiosa (o coraggiosa che dir si voglia) decisamente di primo piano, più protagonista rispetto a quella di questa “Bohéme”. Del resto quello bergamasco è un teatro molto più rigido di quanto si pensi, e francamente non ce lo vedo a marciare troppo su questa o quella aspettativa del pubblico. Ricordo una tristissima “Figlia del Reggimento” di pochi anni fa, seguita da un “Barbiere di Siviglia” con lo stesso difetto, pregna di scenette di vecchi e gente che si buttava in terra (purtroppo premiate dal pubblico), ma a parte questo in genere c’è troppa adesione alla musica per permettere grandi voli di fantasia.

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“La Bohéme” al Donizetti (non mi sono dimenticato della storia della riflessione sulle scenografie; arriva tra poco)

“Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani

Di recente ho visto il film “Ted”, quindi mi prendo una pausa dalla stagione lirica donizettiana per recensirlo.

“Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani

Non muori dalle risate. È carino, ma non muori dalle risate.

Sostanzialmente, si tratta di una vicenda ambientata nella società media americana (che si sbiadisce parecchio nella traduzione, per inciso) con qualche battuta in mezzo.

Già. Società media americana. Ammazza, che schifo di vita che fanno gli americani! E non lo dico per offendere qualcuno, lo dico perché fa proprio schifo! Il modo di gestire i rapporti umani, i posti in cui vivono, quello che mangiano… fa tutto schifo! Se questa roba è quello che si chiama “vivere all’occidentale”, non mi stupisce che la gente ammazzi i figli per risparmiarglielo. Certo, il mio giudizio sarebbe forse un po’ meno duro, se non pretendessero di imporre tutto ciò nel mio paese. Continua a leggere ““Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani”

“Ted”. Mamma mia, che schifo di vita che fanno gli americani

“Maria Stuarda” a Bergamo e piccola riflessione sulle scenografie teatrali

Dopo l’inizio brillante col “Belisario”, il Festival Donizetti ha rilanciato con un titolo assai impegnativo: la Maria Stuarda”.

Da dove cominciare? La prima cosa che salta all’occhio in questa produzione è l’impostazione funerea della regia. Colori cupi e macabri adeguati al titolo, ma ho avuto modo di vedere da vicino i costumi di Manuel Pedretti, prima dello spettacolo, e devo dire che in una scena di massa perdono molto del loro fascino.

Sintetica la scenografia, formata da un cubo al centro della scena che rappresenterà volta per volta il trono della regina, il carcere della prigioniera finché solo alla fine lo spettatore si accorgerà di trovarsi di fronte a una vera e propria ghigliottina.

Molto evocative le luci di Claudio Schmid, forse poco protagoniste, dato che la scena resta perlopiù avvolta in un neutro bianco e nero e solo in alcuni momenti, per esempio il finale con l’uscita di scena di Maria Stuarda, in cui il cubo di cui sopra si apre per liberare una candida luce sfolgorante. Continua a leggere ““Maria Stuarda” a Bergamo e piccola riflessione sulle scenografie teatrali”

“Maria Stuarda” a Bergamo e piccola riflessione sulle scenografie teatrali

Giustiniano ci racconta il “Belisario”; intervista a Francesco Palmieri

Dopo il “Belisario” di qualche giorno fa ho intervistato per voi il basso Francesco Palmieri, alias Giustiano. Ecco cosa mi ha raccontato.

Una descrizione di te in poche parole.

Non amo parlare di me, e sono anche poco avvezzo alla sintesi. Anche questa potrebbe essere una descrizione.

Come ti trovi in questo ruolo? Hai qualcosa in comune col tuo personaggio?

Poter vestire i panni di un personaggio storico così di rilievo è un grande privilegio. Vestire i panni di qualsiasi personaggio è un’occasione. Il personaggio ti offre la possibilità, attraverso la sua incompletezza, di misurare la tua incompletezza nella vita. Questa, a parer mio, è l’unica completezza possibile, la grande offerta che fa il teatro!
Dal punto di vista musicale mi sarebbe piaciuto essere impegnato di più, ma alla fine mi rendo conto che nell’economia generale dello spettacolo tutto è impostato in una coralità, quindi tutti i personaggi contribuiscono alla sua realizzazione. Continua a leggere “Giustiniano ci racconta il “Belisario”; intervista a Francesco Palmieri”

Giustiniano ci racconta il “Belisario”; intervista a Francesco Palmieri