Quindici giorni di carcere per la maestra che diede del deficiente a un bullo

Condannata la maestra palermitana che condannò un bullo a scrivere cento volte sul quaderno “Sono deficiente.”.

Il ragazzino in questione aveva impedito a un compagno di entrare nel bagno dei maschi in quanto, a suo dire, questo compagno di scuola era “un gay e una femminuccia”. Come volete chiamarlo uno così?
Ad ogni modo, per ogni figlio che fa una stronzata c’è un genitore che, pur di non ammettere di avere un idiota in casa, fa partire una denuncia, e così è stato anche in questo caso.

La maestra, con quella “punizione umiliante”, era passata dalla parte del torto? È possibile. Tuttavia anche quindici giorni di carcere per aver cercato di fare il proprio lavoro sono un’umiliazione. Quella legge che era stata interpretata per un bulletto da due soldi, è stata oggi applicata per una maestra delle medie.

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