Beni artistici e culturali

Qualche giorno fa feci un viaggetto in Emilia-Romagna e, più precisamente, nella campagna modenese. Ricordo che la definii “un paradiso terrestre”. “C’è qualcosa, laggiù…” scrissi “qualcosa che ti fa capire come si sta al mondo. Ti senti lontano da tutte le Riffe, i Mologni, i Bar Italia, i Fata Morgana, i parchetti umidi dove gli amici dei carabinieri si fanno le canne nell’illusione di compiere un atto illegale. È dolcissimo guardare da lontano tutto questo.”. Ricordo che vagavo insieme a un mio amico per quelle zone declamando più volte ad alta voce quei versi del nono canto del “Paradiso” che recitano “La maggior valle in che l’acqua si spanda… ecc.” che, in realtà, non c’entrano una beata cippa né con Modena né con l’Emilia-Romagna in generale ma, per qualche motivo, mi sembrava ci stessero bene. Insomma, è un posto che vale la pena vedere.

Ora… ricordo che, dopo il terremoto a L’Aquila, una delle poche cose a salvarsi fu un muretto orribile al lato di una strada in mezzo al bosco, pitturato di un imbarazzante ARANCIONE fosforescente. Non è triste che sia così? Forse, però, quando si tratta di beni artistici e culturali, un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi…

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