Intervista a Vittorio Bari (repost)

Come ricorderete, mi sono da poco trasferito su questo blog dopo la chiusura del primo, che si trovava su Splinder. Molti articoli in esso contenuti sono così spariti dalla circolazione. Di tanto in tanto ripubblico uno dei più riusciti (anche per sopperire alla mancanza di idee).

Datosi che oggi è il compleanno di Vittorio Bari, che è stato intervistato su questo blog, ho pensato di festeggiare ripubblicando la sua intervista. Risale all’anno scorso e venne fatta in occasione del ritorno in scena de “La Divina Commedia – l’opera” di Frisina. Godetevela.

Per prima cosa, si presenti ai lettori dell’intervista.

Mi chiamo Vittorio Bari, ho 36 anni e sono pugliese di un paese della provincia di Bari, Palo del Colle. Ho frequentato il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari dove mi sono diplomato in Canto ed in Musica Vocale da Camera. Canto e recito da sempre, ma per quattro anni circa, dopo aver frequentato un corso di abilitazione, ho anche insegnato ed. musicale in diverse scuole medie. Mi piace lavorare con i ragazzi e nei ritagli di tempo collaboro ancora come esperto musicale a progetti teatrali di alcune scuole della mia provincia. In passato ho anche lavorato come cuoco in alcuni ristoranti per non pesare troppo sull’economia familiare. Ricordo ancora con piacere, un’estate trascorsa a lavorare in un ristorante in Piazza del Campo a Siena. Dopo l’orario di lavoro mi capitava di allietare con qualche mia performances canora i miei colleghi ed il titolare del ristorante che era amante dell’opera ed ex musicista. Mi dicevano tutti: “quando sarai famoso ricordati di noi!!”. Non credo di essere famoso ma mi ricordo ancora di loro.

“La Divina Commedia-l’opera” è uno spettacolo che prevede l’uso di voci liriche e moderne. Cosa pensa di quando ciò avviene in un’opera?

Non disdegno queste commistioni. Costituiscono una ricchezza. Utilizzare voci liriche e pop offre la possibilità di ampliare le potenzialità espressive di uno spettacolo. Molto spesso gli autori utilizzano voci impostate per personaggi che hanno una profonda intensità. Nella Divina Commedia, Marco Frisina ha pensato ad una voce impostata liricamente per il personaggio di Ulisse al quale, con questo tipo di vocalità, l’autore ha voluto dare una maggiore valenza epica. Mentre per il personaggio di Pier delle Vigne è stata necessaria una vocalità più rock, proprio perché questo personaggio, suicida, esprime un dolore dilaniante e prorompente per la morte che si è provocato. Vorrei ricordare che in Italia anche il compianto Luciano Pavarotti con il suo “ Pavarotti and friends”, aveva tentato in maniera spesso felice ma non priva di critiche, un avvicinamento della lirica al pop. All’estero c’è una più evidente apertura verso la commistione tra generi e stili diversi, rispetto all’Italia. 

Sempre riguardo alle voci, una volta, in un’intervista, Vittorio Matteucci mi disse “Credo che il monsignore mi abbia visto come un anello di congiunzione tra voce lirica e moderna” (precisando che, tuttavia, “non voleva sembrarmi eccessivo”). Lei, che ha dichiarato di possedere “una tecnica duttile che le permette di cantare un repertorio che va dal Lieder all’Opera, dall’Operetta al Musical”, come si è avvicinato a questo ruolo dopo aver sostenuto quello del Conte Ugolino?

Premetto che quando ho dichiarato di possedere una tecnica duttile l’ho fatto solo per onorare la mia insegnante, la Sig.ra S. Tuzzi alla quale devo tanto e che ho definito “anima della mia voce”. Il fatto che abbia potuto spaziare nel repertorio poi, è una cosa che è accaduta e di cui sono grato al destino. Il come abbia compiuto questo mio “viaggio” tra repertori diversi, questo lo lascio dire a chi mi ha ascoltato. Quanto all’ultima parte della sua domanda, ho già avuto modo di dire che i due ruoli sono davvero molto diversi tra loro. Dopo aver dato al Conte Ugolino accenti lirici ed una impostazione vocale operistica, Mons Frisina mi aveva chiesto per il personaggio di Dante una vocalità più libera, svincolata da rigidità tecniche, meno “nobile”. Questo è stato il mio primo non facile step da superare. Può immaginare quanto sia stato difficile per me rinunciare a quel rigore al quale anni di studio accademico mi avevano abituato. E’ seguito uno studio approfondito della partitura. Lo spettacolo è stato definito “opera” perché contiene i pezzi classici del repertorio operistico come arie, duetti, cori e concertati. Per eseguirla non occorrono solo bravi cantanti, ma anche musicisti preparati. La difficoltà nell’esecuzione è notevole, in quanto gli spettacoli sono realizzati su basi orchestrali ma senza direttore e necessitano pertanto di una solida padronanza ritmico-musicale e di una buona conoscenza della partitura. Non semplice è stata la preparazione del personaggio. Nella Divina Commedia don Marco ha descritto non tanto il poeta quanto l’uomo ed il suo viaggio interiore alla ricerca dell’amore, un viaggio che riguarda ogni essere vivente e che conduce alla libertà. Più che la poetica dantesca quindi interessavano le emozioni e le reazioni umane a racconti spesso drammatici e dilanianti. Si è trattato di disegnare un personaggio “spettatore” nonché “regista” di sé stesso, al limite del teatro nel teatro.

Cosa pensa dei tagli operati nella seconda edizione dello spettacolo (sia per quanto riguarda il libretto che per quanto riguarda le scene)?

E’ stata una scelta dettata da ragioni pratiche per consentire una più semplice fruizione da parte di un pubblico spesso variegato. Già nella versione integrale lo spettacolo aveva ricevuto critiche per le scelte che gli autori avevano fatto su alcuni personaggi rispetto ad altri o sullo spazio che era stato dato alla descrizione dell’inferno piuttosto che alle due altre cantiche. Quando si mettono le mani su un capolavoro come la Divina Commedia per farne una sintesi teatrale è difficile non suscitare scetticismo o malcontento. La semplificazione della scenografia è stata fatta per consentire allo spettacolo di poter essere portato in scena in teatri piccoli con palcoscenici che spesso non superano gli 8 metri per 5. Il mio pensiero a riguardo è che la musica e lo spettacolo ne hanno guadagnato. Le varie performances essendo spoglie di artifici scenografici appaiono a mio avviso più vere e pertanto più emozionanti e coinvolgenti. Lo spettatore ha la possibilità di guardare l’interprete negli occhi e di ricevere da esso le sue emozioni prive di elementi di contorno che spesso distolgono e distraggono. 

Degli spettacoli musicali usciti in questi anni quali trova più apprezzabili e quali meno?

Difficile andare a teatro quando si è tournée. L’ultimo spettacolo che ho avuto la possibilità di vedere è stato il musical “La bella e la bestia” della Stage Entertainment. La “Stage” è una produzione leader nel settore che produce spettacoli di alto livello e che ha fatto scuola in Europa. Il marchio Stage entertainment è garanzia di qualità. Si è trattato di uno spettacolo di buon livello con un cast ottimo formato da colleghi all’altezza della situazione. Mi ha colpito molto l’impianto scenografico ed i suoi automatismi ma anche, da musicista, l’esecuzione con orchestra dal vivo, un’assoluta novità per il musical italiano che fortunatamente sta ritornando in voga. 

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sono in attesa di risposte. Ho sostenuto alcuni provini di recente per alcune produzioni (che non cito per scaramanzia) che spero producano dei risultati positivi.

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