Servi, schiavi e assassini. Che vuol dire “mafia”?

Si fa finta di dimenticare che la mafia è mafia solo perché ha rapporti con la politica. E, se non ne ha, è semplice gangsterismo.

Peter Gomez

Io ho un amico che ce l’ha sempre con lo Stato. Incolpa il governo di qualsiasi cosa vada male e, va detto, non ha tutti i torti.
Qualche volta l’ho sentito dire “A questo punto, sarebbe meglio la mafia, almeno lì paghi e vieni protetto, non come qui dove vengono protetti solo alcuni.”.

In realtà, il mio amico non ha del tutto ragione, quando dice questo, perché anche in uno stato di pura mafia vengono protetti solo “alcuni”… quelli, appunto, che possono pagare. Quando definisce la mafia uno Stato nello Stato, però, non ha certo torto.
La mafia uccide, ma anche lo Stato uccide. Avete mai sentito parlare della pena di morte? La mafia punisce, ma anche lo Stato punisce! Avete mai sentito parlare del carcere?
Qual è la differenza tra Stato e mafia?

La mafia è uno stato di dittatura, dove chi ha ragione non ha ragione perché ce l’ha, ma perché sta più in alto di quelli che hanno torto. La mafia è uno stato senza democrazia. La mafia è una bambina capricciosa che non vuole essere contraddetta.
Lo Stato, come la mafia, punisce, ma deve farlo secondo leggi approvate dai cittadini e nei modi decisi dai cittadini. Se non lo fa, è mafia.
La differenza tra la polizia e un boss mafioso è che la polizia deve rispondere ai cittadini di quello che fa, mentre un boss non deve. Uno Stato che non risponde ai suoi cittadini è mafioso.

Almeno stando a quello che ci hanno insegnato a scuola, nel mondo dopo la caduta dell’Impero Romano la democrazia è un’invenzione relativamente recente. C’è stato, dunque, un tempo in cui ogni Stato funzionava come una mafia.
Mafia è dare protezione in cambio di servitù. Ogni dittatura è mafiosa. Il fascismo, per esempio, è mafia. Non per i metodi che usa, ma per il modo in cui funziona.
Uno Stato può essere mafioso anche disarmato. Purché rifiuti la collaborazione dei cittadini, di cui si pone al di sopra.

C’è un film, ambientato all’epoca della carboneria, in cui un cardinale dice: “Che cosa vogliono [i ribelli]? Abbiamo abolito la ruota, la mazzola, lo squarto, l’abbruciamento e lo spezzettamento da vivo, instaurato il principio egualitario della decapitazione, prima riservato solo alla nobiltà. Ma cosa vogliono di più?”. “Forse la libertà.” gli risponde un frate. Una frase lanconica e smielata? Sì, ma che frase rivoluzionaria! Basterebbe capire questo concetto per passare dall’Alto Medioevo all’Età Neoclassica!

Di Falcone e Borsellino qualcuno dice “Se la sono cercata.” e c’è chi gli risponde indignato. Io non mi indigno, io sono d’accordo. Anche di Saviano qualcuno dice “Se l’è cercata.”. E io, anche in questo caso, dico “Sì.”
La differenza tra questi giovani cammoristi e me è che io non considero la cosa un’attenuante per quelli che li hanno uccisi, semmai un aggravante.
Falcone, Borsellino, Saviano e tutte le altre vittime della mafia se la sono cercata. Se non avessero fatto niente, non li avrebbero uccisi. Invece hanno fatto qualcosa. Cosa? Degli atti di eroismo.

Nel film “Il generale Della Rovere”, poco prima che alcuni prigionieri vengano fucilati, ce n’è uno che si lamenta. “Io non ho fatto niente!” esclama.
Un altro prigioniero gli si avvicina e gli dice “Le credo, ma è proprio questo il suo torto, di non aver fatto niente. Mi scusi… perché non ha fatto niente? Da cinque anni il mondo è in guerra, milioni di uomini sono morti, centinaia di città sono state rase al suolo… e lei non ha fatto niente?”.
È per questo che qualsiasi politica di non-intervento è mafiosa. La mafia si regge sull’omertà.

“Male non fare, paura non avere.” è mafia. “Quel film fa schifo, ma vediamolo lo stesso, l’importante è uscire insieme.” è mafia. Scrivere una recensione positiva in cui non si crede è mafia. Tacere per non inimicarsi qualcuno è mafia. Il Festival di Sanremo, dove non si può dire niente per paura di offendere chissà chi, è mafia. “Faccio cose, vedo gente…” è mafia. “C’ho i miei giri abusivi.” è mafia. Tony Randine è mafia (chi è Tony Randine? Lasciamo perdere, va’; non voglio mettervi tristezza…). “Quello mi sta sul cazzo, ma giro con lui perché posso trarne qualche vantaggio.” è mafia. “Perché dovrebbe interessarmi se succede qualcosa a quello? Manco lo conosco!” è mafia. “E a me che mi frega? Io non ho fatto niente!” è mafia. “Evita di commentare il nostro blog! Abbiamo il diritto di non parlare con chi ci sta sul culo!” è mafia. “È una tua opinione. Io ho la mia.” è mafia. “Manca poco alla fine! Stringi i denti e fregatene di tutto il resto.” detto a uno studente che sta per fare l’esame di Stato è mafia (un esame di mafia?). La censura è mafia. Non prendere posizione, in qualsiasi modo, o impedire a qualcun altro di farlo, è mafia.

Rompere questa omertà significa combattere la mafia. Staccarsi dall’idea di uno Stato che sta in alto e veglia su di te (“Noi siamo contro la vita comoda.” era uno dello slogan dei fascisti, ma mentivano; cosa c’è di più comodo che obbedire?) significa combattere la mafia.
È questo che hanno cercato di fare tutti quelli che “se la sono cercata” negli anni. È per questo che a tutti quelli che dicono “Se la sono cercata!” io rispondo “Eccome!”.
Beati i perseguitati, perché hanno fatto qualcosa per meritarselo!

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Servi, schiavi e assassini. Che vuol dire “mafia”?

Beni artistici e culturali

Qualche giorno fa feci un viaggetto in Emilia-Romagna e, più precisamente, nella campagna modenese. Ricordo che la definii “un paradiso terrestre”. “C’è qualcosa, laggiù…” scrissi “qualcosa che ti fa capire come si sta al mondo. Ti senti lontano da tutte le Riffe, i Mologni, i Bar Italia, i Fata Morgana, i parchetti umidi dove gli amici dei carabinieri si fanno le canne nell’illusione di compiere un atto illegale. È dolcissimo guardare da lontano tutto questo.”. Ricordo che vagavo insieme a un mio amico per quelle zone declamando più volte ad alta voce quei versi del nono canto del “Paradiso” che recitano “La maggior valle in che l’acqua si spanda… ecc.” che, in realtà, non c’entrano una beata cippa né con Modena né con l’Emilia-Romagna in generale ma, per qualche motivo, mi sembrava ci stessero bene. Insomma, è un posto che vale la pena vedere.

Ora… ricordo che, dopo il terremoto a L’Aquila, una delle poche cose a salvarsi fu un muretto orribile al lato di una strada in mezzo al bosco, pitturato di un imbarazzante ARANCIONE fosforescente. Non è triste che sia così? Forse, però, quando si tratta di beni artistici e culturali, un po’ di colpa ce l’abbiamo anche noi…

Beni artistici e culturali

Terremoto nell’Emilia (con repost)

Diceva bene Saviano quando ne parlava a “Vieni via con me”, e diceva che ogni volta che in Italia si parla di terremoti sembra sempre di sentire la stessa storia. È una storia che ci accomuna tutti, e a cui ancora non ci siamo abituati, nonostante il nostro paese di terremoti ne abbia avuti tanti. È stata la prima cosa a cui ho pensato quando ho saputo.

Naturalmente, tornerò sulla notizia. Per il momento eccovi un repost vagamente in tema preso dalla storia a vignette “LAVATIV” (parodia di “AVATAR”).

Terremoto nell’Emilia (con repost)

Intervista a Vittorio Bari (repost)

Come ricorderete, mi sono da poco trasferito su questo blog dopo la chiusura del primo, che si trovava su Splinder. Molti articoli in esso contenuti sono così spariti dalla circolazione. Di tanto in tanto ripubblico uno dei più riusciti (anche per sopperire alla mancanza di idee).

Datosi che oggi è il compleanno di Vittorio Bari, che è stato intervistato su questo blog, ho pensato di festeggiare ripubblicando la sua intervista. Risale all’anno scorso e venne fatta in occasione del ritorno in scena de “La Divina Commedia – l’opera” di Frisina. Godetevela.

Per prima cosa, si presenti ai lettori dell’intervista.

Mi chiamo Vittorio Bari, ho 36 anni e sono pugliese di un paese della provincia di Bari, Palo del Colle. Ho frequentato il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari dove mi sono diplomato in Canto ed in Musica Vocale da Camera. Canto e recito da sempre, ma per quattro anni circa, dopo aver frequentato un corso di abilitazione, ho anche insegnato ed. musicale in diverse scuole medie. Mi piace lavorare con i ragazzi e nei ritagli di tempo collaboro ancora come esperto musicale a progetti teatrali di alcune scuole della mia provincia. In passato ho anche lavorato come cuoco in alcuni ristoranti per non pesare troppo sull’economia familiare. Ricordo ancora con piacere, un’estate trascorsa a lavorare in un ristorante in Piazza del Campo a Siena. Dopo l’orario di lavoro mi capitava di allietare con qualche mia performances canora i miei colleghi ed il titolare del ristorante che era amante dell’opera ed ex musicista. Mi dicevano tutti: “quando sarai famoso ricordati di noi!!”. Non credo di essere famoso ma mi ricordo ancora di loro. Continua a leggere “Intervista a Vittorio Bari (repost)”

Intervista a Vittorio Bari (repost)

Adunata degli alpini a Bolzano

Oggi è l’ultima giornata dell’85° raduno nazionale degli alpini a Bolzano. Non voglio perdermi in chiacchere. Cosa pensi di questi raduni qualcuno dei miei lettori lo sa già. Già due anni fa (in occasione del raduno a Bergamo) pubblicai una vignetta in cui esprimevo perplessità circa questo evento. “Viva gli alpini” mi scrisse un commentatore “e viva quelli che avranno occasione di metterti le mani addosso (sono sicuro che saranno tanti)!”.

Per evitare che l’auspicio di questo commentatore si avveri, non vi tedierò molto. Per me i raduni degli alpini rappresentano la coscienza sporca di una popolazione che vive nel lusso più vuoto e ha bisogno del mito della vita bucolica per non finire in analisi. Altro che “allegria”. Continua a leggere “Adunata degli alpini a Bolzano”

Adunata degli alpini a Bolzano