Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt1)

1. Introduzione

DYLAN: Buongiorno, signora! Noi veniamo da Londra… mi chiamo Dylan Dog, e vorrei parlare con vostra figlia.
SIG. RA JONES: M-mia figlia?… (chiude la porta con violenza)
GROUCHO: Forse “parlare” qui nel Galles ha un significato osceno… prova a dirle che te la vuoi portare a letto.

(Groucho teorizza sulla diffidenza della gente)

Diligite iustitiam qui iudicatis terram.

(Sapienza I, 1)

Volevo dedicare questa penultima giornata della seconda settimana di vignette antifemministe a un argomento particolarmente delicato: lo stalking.

Innanzitutto una precisazione di carattere storico. Il reato di stalking è stato istituito, prima che per difendere le donne dalle telefonate, per tutelare tutti quei “persecutori” che, prima dell’istituzione di questo reato, venivano linciati senza tanti complimenti.
Con “tutelare” intendo “prendere sotto la propria tutela”. Si tende spesso a dimenticarlo, ma la funzione dello Stato non è solo quella di proteggere i buoni dai cattivi, ma anche quella di dirimere le controversie tra i cittadini. Invece di dare gli stalker alla folla inferocita, li prendiamo sotto la nostra protezione.
Il guaio è che gli stalker sono anche nemici pubblici. Una volta dissi, scherzando ma non troppo, una cosa: “Un giorno gli stalker avranno la loro statua vicino a quella di Giordano Bruno”.
In effetti i cosiddetti stalker e i cosiddetti indemoniati di una volta hanno più di un punto in comune. In entrambi i casi parliamo di personaggi che mettono la gente di fronte alle sue paure, alle sue superstizioni. In entrambi i casi parliamo di personaggi destabilizzanti per una religione o una morale; nel Medioevo era un cristianesimo fatto di vuoti rituali, oggi un culto della femminilità altrettanto fanfarone. E, chissà perché, tra gli stregoni bruciati dalla Santa Inquisizione si ricordano pochissimi cardinali.

Domandiamoci infatti cosa sia lo stalking. Di certo non possiamo definire “stalking” semplicemente le minacce di morte o la persecuzione, altrimenti non si capisce che senso avrebbe istituire un terzo reato per indicare qualcosa che era già illegale da prima. Inoltre non si spiegherebbe perché le varie campagne di sensibilizzazione vadano sempre a colpire un certo immaginario, circa lo stalking. Una ragazza tormentata dall’ex, un ragazzo possessivo e mezzo matto, un centro antiviolenza che risolve tutto… manca solo Gennarino Parsifàl e c’è di che fare una sceneggiata.
“Stalking” non è un termine da codice penale, è un termine da vulgata, quasi dialettale. “Stalker” non è un reato, ma un meme.

C’è una scena de “I Simpson” in cui un agente federale, dopo aver scrutato per qualche secondo l’Uomo Fumetto, gli chiede “Tu sei quello che perseguitava…?” poi dice il nome di una VIP che non ricordo. “Io la corteggiavo!” corregge l’Uomo Fumetto.
Non intendo fare mio l’adagio di questo personaggio, ma una riflessione, vedendo questa scena, sorge spontanea. Qual è la differenza tra lo stalking e il corteggiamento?
“Il fatto che la donna voglia o no!” esclamerà qualche vissutissima signora impegnatissima nella gestione del proprio utero.
E brava la vissutissima signora! Ci ha azzeccato. La differenza sta proprio nel fatto che la donna apprezzi o meno le attenzioni che le vengono rivolte.
È una vecchia barzelletta… “se Scamarcio rompe il vetro della finestra di una ragazza in un film è romantico mentre, se lo faccio io, sono uno stupratore”.
Una vecchia barzelletta che non va sottovalutata, però. Devo dire che la prospettiva di considerare romantica una cosa basandosi sulle voglie della persona per cui viene fatta non mi entusiasma particolarmente, e neppure definire romantico qualcuno a cui al massimo si potrebbe riconoscere una certa capacità di capire cosa fa piacere a qualcun altro.
La mia idea di romanticismo è un po’ più elevata di quella corrente. Oggi si tende a definire “romanico”, che so io, un fidanzato che manda i fiori alla propria ragazza il giorno del suo compleanno. Una persona, dunque, che sta solo compiendo un rituale, che esprime un amore già accettato dalla diretta interessata e da quelli che le stanno intorno. Il mio concetto di “romantico”, è un po’ diverso. Romanticismo è sentire qualcosa dentro di sé e arrivare in qualche modo a farlo sentire anche a qualcun altro; il resto è smanceria.

Dico questo perché una delle analogie tra lo stalker e l’indemoniato medievale è il totale rifiuto di esso da parte della società. Come ho detto, si gioca su fobie, superstizioni… cose che fanno regredire al medioevo. Troppe volte ho sentito equiparare la gente sospettata di stupro agli stupratori, dire che se l’accusa è “stupro” si può anche evitare di celebrare il processo, che la sicurezza dei cittadini val bene qualche innocente in prigione.

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