Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (appendice)

Appendice. La Hunziker che frigido fé licito in sua legge, per torre il biasmo in che era corrotta

NERONE: Loro sono impazienti? E chi pensa alla mia pazienza? Ah… un trionfo per distrarli… e chi distrae me? Io fatico… io agonizzo per loro! Non ho vita privata…
PETRONIO: Tu sei il sole per loro! Il sole ha una vita privata, forse?

(dal film “Quo vadis?”)

Oggi volevo parlare di un caso celebre di stalking, quello ai danni della nota star televisiva Michele Hunziker.

Comincio subito col dire che ovviamente non intendo dare una spiegazione esaustiva del fatto ma solo riflettere su un punto in particolare. Non so bene chi siano questi stalker, tanto per cominciare. Non perché non mi sia voluto informare, ma perché, quando si trattano casi, bene o male, delicati come questi, è sempre difficile definire come stiano le cose.
Non è stato detto, per esempio, quali fossero i messaggi inviati dagli stalker, né sono mai riuscito a parlare con queste persone.
Sappiamo però che si possono distinguere i messaggi degli stalker, sostanzialmente, in due generi: minacce e… stranezze (che so… “non posso vivere senza di te”, “siamo fatti per stare insieme”, “voglio bere il tuo sangue”… roba del genere).

Bisogna infatti precisare che la persecuzione esiste. Non è mandare messaggi alle due di notte, però, ma è agire in modo tale da infastidire/intimidire qualcuno con L’INTENZIONE, badate bene, di infastidirlo. Un gruppo di bulletti che si diverte a provocare un bambino timido ululandogli il suo nome da lontano con fare sfottente sta perseguitando e un tale che cerca (magari in modo un po’ strano) di comunicare qualcosa a qualcuno no.
Purtroppo per la Hunziker, anche le persone strane sono depositarie di diritti, tra i quali spicca quello di essere ascoltati.

Il parlare del caso di una “star” perseguitata aiuta a parlare anche di una delle caratteristiche più interessanti dei fenomeni di stalking, e cioè quella che li fa somigliare alle crisi economiche dovute ad una bolla speculativa.
Il divismo dovrebbe essere una cosa che giova tanto all’idolatrato quanto a quelli che lo idolatrano, ispirati e istruiti da lui. Il divo, il maestro dovrebbe essere l’ultimo dei servitori, quello a cui tutti si rivolgono quando c’è bisogno di qualcosa.
Il sogno di chi lavora in televisione è quello di avere grandi poteri senza avere grandi responsabilità, vivere in un mondo dorato dove si viene osannati da tutti senza dover dare niente in cambio.
Ho scelto il caso della Hunziker, per questo articolo, perché è un simbolo perfetto di questo genere di televisione buonista e idilliaca.
Senza, naturalmente, negare l’esistenza di pazzi e maniaci, mi chiedo se alcuni di questi non siano semplicemente poveracci che alzano la testa chiedendo quando, in quello che dovrebbe teoricamente essere un “do ut des”, arriverà il momento di ricevere.

E soprattutto perché, tra un cane abbandonato in autostrada perché divenuto troppo vecchio per fare da mascotte a “Striscia la Notizia” e un classico di Broadway sputtanato per sempre, Michelle Hunziker s’è messa anche a collaborare con varie iniziative femministe ed ha persino fondato (insieme all’avvocatessa Giulia Bongiorno) un movimento di supporto per donne vittime di violenza: “Doppia Difesa”.
“La violenza non è un fatto privato!” esclama uno slogan di questo movimento. Il fondamento, quindi, è la negazione del discorso di cui sopra. Non conta niente il privato, l’intimo… le intenzioni dello stalker non contano niente, è quanto dà fastidio quello che fa il problema.
La Hunziker, come personaggio, non ha assolutamente nessun valore, e lo sa. Non perché sia una donna senza qualità o che… semplicemente perché si muove in quell’ambiente idilliaco, rassicurante e ovattato che non le permette di essere nulla di più di un volto noto.
Michelle Hunziker è la nemesi dello stalker, perché uno stalker è un Socrate, un Dickens, qualcuno venuto a dire qualcosa che non si vuole sentire. Socrate parlava di sé stesso come di “un tafano venuto a pungere una cavalla”, la coscienza di Atene, che le sue punture tenevano sveglia. Lessi una volta una poesia d’amore in cui una donna veniva descritta come colei che aveva sconvolto i piani dell’innamorato, che era stato ben felice di farseli sconvolgere. Questo è lo stalking.

Siccome la signora ha questi limiti, ecco la soluzione: non è la visione plastificata, buonista e pregna di buon senso di cui fa parte ad essere sbagliata, non è la visione frigida e patetica della vita, del romanticismo, del lavoro suggerita dai seguaci di Signorini a essere sbagliata, ma chi vuole cercarne un’altra.
Facciamo quindi che queste proteste, questi sussulti nella coscienza di qualche elemento delle masse brulicanti deputate a sorreggere i pochi eletti del mondo dei telefoni bianchi diventino un reato. Se c’è una legge (quella dell’intelligenza) secondo cui dovremmo andare in galera, facciamone un’altra secondo cui deve andare in galera qualcun altro.

 
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