Seconda settimana di vignette antifemministe: il bello

Volevo dedicare questo articolo a una ragazza che ho conosciuto qualche tempo fa. La incontrai una sera, me la presentarono un paio d’amici. Anzi, sarebbe forse più corretto dire che me la portarono, in un ambiente in cui si portano le ragazze alle feste come alle feste si porta la cocaina… per lucro, per guadagnarsi la fama di essere “quello che ravviva l’ambiente”.
Le era appena spuntato il seno, e non riusciva ancora a reggersi in piedi da sola, difatti si accompagnava ad un paio di amiche. Per lei, era appena arrivato il momento fatidico di essere presentata ai conoscenti.
Come si paga il protettore di una ragazza per poi restare solo con lei, pagai gli amici che me l’avevano presentata. Non vollero denaro, solo quattro soldi di rispetto. Mi congedai da Calibano e volsi il viso a Ofelia.
Era buio, quel viso si distingueva appena. Mi chiesi a cosa avrebbe portato quel viso efebico in una cornice neoclassica, mi chiesi a cosa avrebbe portato la sua bellezza.
Aveva solo quindic’anni, ma i bergamaschi crescono in fretta. Non siamo i francesini bohemienne del “Piccolo Principe”, siamo gli italiani con la scorza dura di “Pinocchio”. Abbiamo fretta di trasformare al più presto i nostri figli da burattini a bambini veri; devono aiutare la famiglia. Siamo forse nell’epoca più infantilizzante che la Storia ricordi, eppure nessuno resta bambino tanto a lungo.
Tornai a casa. Iniziai a descrivere quello che era successo senza omettere nulla. Le pagine stavano urlando.

“Ogni delitto è volgare, così come ogni volgarità è un delitto.”

Oscar Wilde

Una delle più becere tradizioni dell’8 marzo è l’uscita serale “per sole donne” a cui troppe donne scelgono di aderire.
Ciò che rende odiosa questa tradizione non è il fatto che, come commenterà qualche insaccata, “dovremmo fermarci a riflettere sul motivo per cui è nata questa festa, quelle donne barbaramente uccise in una fabbrica, invece di andare insieme a mangiare la pizza!” anche perché quella storia delle donne barbaramente uccise è un falso storico, ed ormai lo sanno praticamente tutti. Quello che rende odiosa questa tradizione è il fatto che sia brutta.
Sia che si tratti solo di una pizza tra amiche sia che degeneri nel cattivo gusto più totale con tanto di spogliarello finale alla Patty e Selma, la costante di queste uscite è il cattivo gusto.

Io mi definisco un esteta. Quando guardo a qualcosa, per decidere se approvarlo o meno, non valuto se la cosa che sto guardando è dannosa, legale, è legittima, onesta… guardo se è bella.
La bellezza, beninteso, non è quella cosa con cui fa i soldi Belen Rodriguez. Sto parlando di gusto del bello.
La bellezza ispira, fa capire, dà la vita. Per fare un esempio, Belen Rodriguez non riuscirebbe a entusiasmare qualcuno neppure mostrando la passera in eurovisione (letteralmente), se non avesse un esercito di giornalisti a spalleggiarla; il suo mito finisce appena si spegne il televisore, appena finisce uno dei suoi spot. La bellezza è quella cosa a cui continui a pensare dopo la fine del film, della serata, mentre stai per addormentarti… è quella cosa che ti resta impressa.
Marilyn Monroe, ad esempio, a cinquant’anni dalla sua morte riesce ancora ad affascinare il mondo. La guardiamo e vediamo un’epoca, una cultura, vogliamo capire un segreto. Intuiamo, come guardando una sfinge, un mistero che ci fa capire che la vita è molto più grande di quello che sembra.
La bellezza spinse l’umanità a filosofare. È stato quando gli uomini hanno visto le stelle che hanno iniziato a chiedersi da dove venissero.

“Quelle che vanno a ‘festeggiare’ l’8 marzo in quel modo non le considero nemmeno umane” disse una volta un mio amico. Scelse bene le parole. Il brutto toglie umanità, rende bestiali. E badate che non intendo “fa fare cose di livello infimo”, perché la mia parte di cose di livello infimo l’ho fatta anch’io e non mi ritengo per questo bestiale.
L’umanità dell’individuo (cfr Pico Della Mirandola) non consiste nel poter fare grandi cose, ma nel poter scegliere se salire oltre i più alti livelli di nobiltà o scendere fino a livelli a cui nemmeno la più rozza delle bestie potrebbe mai scendere.
Disumanizzate, le creature avvolte da questo cattivo gusto non possono più scegliere. I loro gesti non hanno significato, le loro emozioni non sono reali… odierei molto meno queste “serate per sole donne”, se le loro adepte non reagissero, una volta accusate di star facendo qualcosa di stupido, facendo spallucce o sbuffando.
È la differenza tra un genio e un mucchietto di spazzatura. I due possono anche fare la stessa cosa, ma il genio è disposto a portare alle estreme conseguenze quello che fa.

Sono molto più disposto a subire l’aggressione di un gruppo di ienette che difendono una loro amica dalle mie advances a forza di unghiate che le parole pregne di buon senso di un fidanzato geloso che mi scrive pacatamente “Eviteresti di invitare la mia ragazza a uscire? Grazie.”. Non perché la prima faccia meno male, ma perché nell’aggressione delle ienette rinasce la scena ritratta da Bouguereau ne “Le ninfe e il satiro”.
La morale è solo un’opinione generata dalla condizione sociale in cui si vive, il bello no. L’umanità è in cerca di esperienze, e il bello può dargliele.
Può dargliele perché il gusto del bello fa esistere le cose da sperimentare. Una donna non è bella se è bella, ma se permette a qualcosa di bello di esserlo.
Trasformare il sole nel sole e il cielo nel cielo. Questa è la bellezza. In questo senso una sinfonia è estremamente più educativa del codice penale, perché non si limita a dire cosa deve essere fatto, ma spiega perché non farlo.
Purtroppo, sia pure nel senso più nobile del termine, una sinfonia deve essere originale, per interessare. È per questo che l’arte è sempre illegale, altrimenti è un’altra cosa.
Paradossalmente, un cattivo gusto apparentemente democraticissimo costringe le persone a comportarsi in un certo modo molto più di un gusto del bello che le esalta, le trascina.

Ed è fragilissima la differenza tra un genio e un mucchietto di spazzatura. Possono anche fare la stessa vita; del resto non è forse vero che i bambini non sono buoni? Eppure sono innocenti.
È questo che rende così geniale la filosofia dei greci: l’essere riusciti a unire la pesantezza della profondità con la capacità di volare dell’efebo.
Un individuo non toccato dalle esperienze a cui passa attraverso rimane bello, come se non ne fosse stato toccato… il genio e l’immondizia giocano entrambi con le miserie umane, ma ci sono solo due tipi di persona che sanno farlo. Sono quelle troppo pure per concepire il male e quelle troppo snob per reputarlo degno della loro attenzione.
“Un’aristocratica è una donna” disse qualcuno “che vive nella volgarità senza esserne sfiorata”, come se non la riguardasse; ma chi vive come se la volgarità non lo riguardasse crede davvero che non la riguardi?
Si può cercare di scoprirlo guardando nell’animo degli esseri umani e scopriendo quali sono le loro paure. Scrive Baudelaire in uno dei libri più letti e meno capiti della Storia, quando descrive la discesa all’inferno di Don Giovanni: “il calmo eroe, sulla sua sponda raccolto, fissava la scia e non degnava altro vedere.”. Secondo la mia interpretazione di questi versi, quello di Don Giovanni non era solo disinteresse per l’inferno; la scia della barca era davvero l’unica cosa di cui avesse paura. Io non ho paura di accuse e punizioni… o meglio, certo che ne ho paura, come potrei non averne? ma è la scia della barca a spaventarmi. Il lato tecnico, la burocrazia, il conto da saldare, la meschinità… uomini di legge dall’aspetto ordinario che fanno il loro lavoro, in un mondo dove cercano di trasformare l’uomo in topo.
Solo una sottile linea rossa separa queste due cose, il genio e il cretino che passa attraverso le atrocità facendo spallucce, vive con i suoi simili senza conoscere la comunione, è corrotto senza essere interessante, non ha amor proprio di conseguenza non ha amore per nessuno.
Io, personalmente, sono la linea.

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