Seconda settimana di vignette antifemministe: la condizione dell’antifemminista pt1

Volevo dedicare due articoli all’antifemminismo in sé, cioè alla condizione dell’antifemminista.
Come dissi già con una punta d’orgoglio, non è una condizione facilissima da sopportare. Per fare un esempio, pochi minuti prima di scrivere questo articolo ho linkato il precedente della stessa inchiesta a un’amica; se l’avete letto, sapete bene che il femminismo, con quell’articolo, c’entra… relativamente, eppure la mia amica ha storto il naso. La parola “antifemminista” non le piaceva.
E non è la prima volta che qualcuno, riconoscendomi come antifemminista, decida di non stare neppure a sentire quel che ho da dire. Naturalmente partire prevenuti è un diritto, forse una certa fama da eretico è anche quello che certi antifemministi cercano, ma cancellare un commento su un blog o in un forum a priori, solo perché viene da qualcuno… bhé… non so… personalmente mi ricorda quella volta che Emilio Fede non fece passare una telefonata che arrivò in diretta perché veniva da Di Pietro.

Se qualcuno sta per dirlo, no. Questo modus operandi non è neppure lontanamente paragonabile a quello di un tizio che mette alla porta uno scocciatore che si è comportato male in casa sua. Se i blog, i giornali o i telegiornali fossero circoli privati chiusi sia dall’interno per l’esterno sia dall’esterno per l’interno, le due cose potrebbero essere paragonabili, ma un giornale (online o meno) è un organo di informazione. Gli organi di informazione riguardano tutti; non si può scrivere sul “Corriere” che Mario Rossi è uno stronzo ed accusarlo di maleducazione se cerca di replicare.

Comunque sia, c’è stato un caso di censura molto particolare, qualche tempo fa. Il blog “Femminismo a Sud” pubblicò un articoloin cui giustificava la censura, definendola una cosa auspicabile. Io, a suo tempo, scrissi un articolo di risposta, e ora ve lo volevo riproporre.

I MONOLOGHI DELLA VAGINA

Che “Femminismo a Sud” non stravedesse per il dibattito io lo sapevo già da un po’, ma che si potesse arrivare a questo punto non me lo immaginavo.
“Obbligo di parlare anche con chi ti sta sul culo”? Ma noi, come esseri umani, abbiamo l’obbligo di parlare SOLO con chi ci sta sul culo! Persino quando parliamo con un nostro amico, o con noi stessi, la discussione va avanti grazie ai punti di contrasto, non certo grazie ai punti in comune.
Cosa c’entra che “ti sto sul culo”? Mica devi invitarmi a mangiare a casa tua!
Leggendo un articolo in cui si ricordano con nostalgia i bei tempi in cui “il ban era una pratica auspicata” (mentre, ora, la gente vuole esprimersi liberamente… dove andremo a finire?), ci si chiede come qualcuno possa mandarlo giù senza fiatare. Da che mondo è mondo, c’è un modo solo per spingere la gente a mandar giù qualsiasi cosa: parlarle di un pericolo imminente. Ed ecco quindi che commentatori le cui parole (in quanto, appunto, censurate) non possono essere valutate da chi legge diventano pedofili, stupratori, frustrati e maschilisti. “Mangiatori di bambini” se lo sono scordati ma, quando c’è la pedofilia, c’è tutto.

A sentire l’autrice dell’articolo qui sopra, pare che i blog femministi vengano riempiti di spam e pubblicità del viagra. In realtà, i commenti incriminati trattano gli stessi argomenti degli articoli, e questo, per come la vedo io, basta per dire che non si tratta di spam.
È evidente per chiunque conosca anche solo superficialmente i “commentatori compulsivi” di cui qui si parla (e che l’articolo si guarda bene dall’indicare con precisione) che i loro non sono commenti gratuiti e basati sul nulla, ma mettiamo pure che lo fossero. Cambia qualcosa?
Persino un giornalista di quinta categoria come me lo sa che, quando si parla con un commentatore, non si parla con lui, ma con tutti i lettori. Ammesso che quel commentatore lì parli perché è un sadico e ce l’ha con te, tu devi fregartene, perché non stai rispondendo a lui, ma a tutti.
Un blog non è “casa tua”, non è una rimpatriata tra amici, non è un club esclusivo, ma è un organo di informazione. Già posso accettare solo in determinate circostanze il fatto che si escluda qualcuno da una rimpatriata tra amici (il gruppetto di bambini coi vestiti firmati che non invita alle feste lo sfigato della scuola non mi ha mai fatto simpatia), ma che si pretenda di farlo in un organo di informazione no, eh…
Trovo inoltre commovente il candore con cui la giornalista, a un certo punto, si domanda se sia democratico o no far parlare solo coloro che si ha interesse a far parlare.

Oggi come oggi, diciamolo, la voglia di comunicare è stata parecchio demonizzata, specialmente su internet. Non è passato molto tempo dal rogo dei libri di Filesonic e Megaupload, dalla distruzione di due archivi di materiale introvabile con la scusa del copyright, i tiranni del globo terraqueo vogliono la testa di Wikipedia e si sta parlando di chiusura di siti internet senza possibilità d’appello. Non mi sembra il momento per fare l’apologia della censura. Non mi sembra il momento di rivendicare la libertà di togliere la libertà al prossimo.
Libertà di non far parlare quelli che ci stanno antipatici? Ma come ti può VENIRE IN MENTE di dire una cazzata simile? Una persona seria si vergogna pure a pensarla una cosa del genere, questi ci hanno scritto su UN ARTICOLO!

In questo articolo c’è anche un appello alle donne che trovano commenti antifemministi sul web, che le invita a non rispondere. Per fortuna, è una battaglia persa in partenza, perché la gente, per sua natura, si impiccia, commenta e non si fa gli affari suoi.
Tuttavia voglio rivolgere anch’io un appello alle donne a cui si sono rivolti questi signori.
Parlate. Non sono forse le donne quelle accusate di parlare troppo? E allora parlate, ma non parlate da sole. Parlate con gli altri, parlate con tutti. Nessun commento è mai stato vano, nessuna parola è mai caduta nel vuoto. Se non vi ascolteranno i vostri interlocutori, vi ascolteranno altre persone, se non vi ascolteranno altre persone, vi ascolterete voi stesse. Una voce che parla sarà sempre migliore di una che tace, come una voce che canta sarà sempre migliore di una che parla.

Annunci
Seconda settimana di vignette antifemministe: la condizione dell’antifemminista pt1

Un pensiero su “Seconda settimana di vignette antifemministe: la condizione dell’antifemminista pt1

  1. Jan ha detto:

    Beh, sai … la “censura”, sopratutto quella femminista a me sembra una specie di difesa da un immaginario attacco. Perchè immaginario? Perchè nella mente della femminista, che è talmente vaga, non esiste più il concetto di “realtà” … quindi cercano ispirazione dall’interno. Non puoi fare altro, tranne dei semplici auguri! Ma, sappiamo di certo che anche tra i malati di mente ci sono quelli colpevoli e non, quindi “occhio!”(lo dico a me stesso, tranquillo).
    Chiedo scusa per il tono misto di sarcasmo e serietà, ma l’ultima vignetta che hai creato fa abbastanza ridere e piangere alcuni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...