Seconda settimana di vignette antifemministe: casi di violenza (appendice)

Volevo inserire una piccola appendice a un articolo precedente, quello sulla violenza sulle donne.
Volevo parlare di due recenti casi di violenza che hanno visto coinvolte due donne.
Dal primo caso mi sono sentito toccato perché è avvenuto a pochi chilometri da casa mia, in una discoteca in provincia de L’Aquila, peraltro in un ambiente che conosco molto bene. Una ragazza è stata stuprata, e un militare è stato accusato di stupro e tentato omicidio. Volevo farvi leggere un mio commento alla vicenda che risale a circa un mese fa.

Come molti di voi sapranno, sono aquilano, infatti sono venuto a sapere di questa cosa quasi subito. La questione dei militari seduttori (e fancazzisti) che hanno invaso la città dopo il terremoto la conosco benissimo, tanto è vero che scrissi, qualche anno fa, “Tra uno stupro e un bombardamento,/come i soldati del ‘900/in quella scena de ‘La ciociara’/la Protezione Civile lavora.”. Sarà perché siamo gente di campagna, che di facce nuove ne vede poche, ma tanti episodi a cui ho assistito ricordano con una precisione inquietante quei versi de “L’elisir d’amore” che recitano: “Non v’ha bella che resista/alla vista di un cimiero./Cede a Marte, dio guerriero,/sin la madre dell’Amor”. È ridicolo e triste come queste parole siano ancora così vere dopo tanti anni di parodie, caricature e discorsi su quanto sia superficiale frequentare un ragazzo solo perché è in vista o per spassarsela un po’ (beninteso: non è che uno debba chiudersi in casa appena vede passare uno con la divisa, ma da qui a andare in brodo di giuggiole alla sola “vista di un cimiero” ci corre). Fa rabbia vedere che “Femminismo a Sud” [il commento riguardava un articolo del blog di cui sopra] non ha neppure la dignità di tacere, di fronte a una cosa del genere, che del femminismo ha la totale approvazione, datosi che in una società meno cretina a nessuno verrebbe in mente di dire che una ragazza che corre dietro ai bellimbusti sta “rivendicando il suo diritto di amare i bicipiti scolpiti” o cazzate del genere.

Il secondo caso è quello che riguarda la morte di Stefania Noce, uccisa dal suo ex fidanzato. Da questo sono stato toccato in modo particolare perché due mie vignette che riguardavano la vicenda sono state oggetto di critiche.
Secondo alcuni, infatti, pareva che le mie vignette strumentalizzassero la morte della ragazza. Ora… cosa dicevano queste vignette? Che non mi sembrava giusto che il femminismo strumentalizzasse la morte di questa ragazza.
Ma, porca miseria…! Perché la gente punta solo a batterti sul tempo accusandoti di quello che fa lei stessa? È snervante!
Intendiamoci bene… Stefania Noce era un’attivista femminista, non è che proprio… io e lei giocassimo nella stessa squadra, anche se questo non significa comunque che io volessi la sua morte. E si capisce anche che, probabilmente, essere strumentalizzata dal femminismo non deve averla propriamente fatta rivoltare nella tomba, ma non è questo il punto. Il punto è che “strumentalizzare” non vuol dire solo che ognuno vuole seppellirsi i suoi morti. “Strumentalizzare” significa distogliere la verità; non è solo una cosa che insulta la memoria di una vittima (che, magari, vuol essere insultata), ma anche un crimine contro il concetto stesso di giustizia.
Questo detto, vi lascio alle vignette criticate, in modo che possiate valutare da voi.

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2 pensieri su “Seconda settimana di vignette antifemministe: casi di violenza (appendice)

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