Seconda settimana di vignette antifemministe: la violenza sulle donne non esiste

LAMARR: Precedenti penali?
BRUTTO CEFFO: Stupro, assassinio, incendio doloso e stupro.
LAMARR: Hai detto “stupro” due volte.
BRUTTO CEFFO: Mi piace lo stupro!

(Difficile trovare differenze tra questa scena di “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e un uomo che indaga sulla violenza sulle donne)

Se una donna viene picchiata, è innegabile che la stanno picchiando. Se una donna muore perché la uccidono, non verrò certo a dirvi che non è stata uccisa. Questo penso sia ovvio.
Provate, però, a immaginare una cosa. Cosa fa un uomo che, in una stanza, guarda un termometro e legge che la temperatura è di 500 °C? Semplice. Dapprima sobbalza, dopodiché inizia a scuotere il termometro per verificare se è guasto.

Questa suppongo sia la normale reazione di fronte a un dato allarmante. Non è detto che un dato esagerato sia per forza falso. Per esempio, potrebbe essere in atto un disastro nucleare, nel qual caso l’uomo non avrebbe neppure avuto bisogno del termometro per capire che la temperatura si stava alzando notevolmente.

Anche i dati riguardanti la violenza sulle donne sono allarmanti. Per citare uno dei più eclatanti, “nove donne su dieci, in Italia, hanno subito violenza”.
Un dato tanto allarmante e esagerato da risultare poco credibile. Voglio dire… io non sono la persona più vissuta di questo mondo, ma una quantità accettabile di persone la conosco anch’io, e un dato come “in Italia il 90% delle donne ha subito violenze”, empiricamente, mi sembra una stronzata.
La prima cosa che mi viene in mente di fare, quindi, è di controllare se lo strumento che ha rilevato il dato funziona a dovere.
Cosa può falsare una rilevazione? Bhè, mi viene in mente la battuta di quel comico secondo cui Berlusconi si apprestava a portare benessere abbassando il limite sotto il quale una famiglia può considerarsi povera. Le famiglie definite povere sono quelle con 1000€ di reddito? e noi diciamo che sono quelle con 500€ di reddito, così diminuiamo i poveri.
Se sotto il nome di “violenza” viene messo tutto ciò che va dallo stupro di gruppo all’apprezzamento sgradito, dall’aggressione con motosega al sesso senza preservativo, dalle bastonate alle telefonate indesiderate o agli sguardi troppo prolungati (l’ormai celeberrimo stupro visivo), penso si possa dire che non c’è una donna che sia una che non ha subito violenze in vita sua.
Peccato che quello che la gente si immagina sentendo dire “in Italia nove donne su dieci hanno subito violenza” è che i nove decimi della penisola si trasformino ogni notte, appena si fa scuro, nel set del film “Saw”, con uomini sadici e donne terrorizzate.
Come già dicevo nell’introduzione, questa riduzione dei fatti ad una riduzione fiabesca porta, alla fine, ad allontanare il problema, a vederlo orribile, ma irreale. È quindi mia opinione che un terrorismo psicologico del genere distolga l’attenzione dallo stesso problema che dice di voler risolvere. Di più, trattare così un argomento significa monopolizzarlo. Lo stesso media che oggi enfatizza gli sguardi troppo insistenti promuovendoli a stupri, domani potrà tranquillamente minimizzare gli stupri declassandoli a sguardi troppo insistenti. Da qui l’importanza vitale di un pensiero autonomo (che mette in dubbio quello che sente) e lucido.
Quando dissi a un mio cugino che ero preoccupato all’idea che mi si potesse considerare un potenziale stupratore in quanto uomo, egli mi rispose “Bhè… meglio rischiare di essere considerati stupratori che rischiare di essere stuprati, no?”. “Bravo.” avrei dovuto rispondergli “Meglio correre un rischio (che peraltro corro comunque, visto che anche gli uomini vengono violentati) che incappare in un pregiudizio certo.”, invece non dissi nulla.

Si dia il caso, infatti, che la questione della violenza sulle donne abbia a che vedere più coi media che con qualsiasi altra cosa. Qualcuno potrebbe infatti, a ragione, notare che, anche se il discorso che ho fatto finora fosse giusto, il titolo sarebbe comunque sbagliato. Perché “la violenza sulle donne non esiste”? Al massimo si potrebbe dire che la violenza sulle donne è un problema da ridimensionare.
Invece no, perché c’è un altro dettaglio che permette di ridimensionarlo ulteriormente. Cosa significa “violenza sulle donne”? Significa che, come ho spesso sentito dire, ci sono donne che subiscono violenza per il fatto di essere donne da uomini che glie la fanno subire perché sono uomini. Il fatto che casualmente vengano uccise più donne che uomini non permette di parlare di “violenza sulle donne” più di quanto il fatto che vengano uccisi più biondi che mori permetta di parlare di “violenza sui biondi”.
Si intende che il fenomeno deve essere di un’entità tale da rappresentare un fenomeno sociale. Di gente strana ne esiste tanta, quindi esisteranno anche degli uomini che odiano le donne e le uccidono per questo, ma se sono tanti quanti gli uomini che odiano le mucche e le uccidono per questo, per dirne una, non possiamo parlare di fenomeno sociale.
Non solo. La società stessa deve essere strutturata in modo tale non solo da permettere, non solo da incoraggiare ma da prevedere un fenomeno simile. Per poter parlare di violenza sulle donne, deve esistere almeno una parte considerevole di società che giustifica la violenza sulle donne.
Forse si può parlare di emergenza stupri, ma bisogna guardare a quali sono le condizioni della società che portano agli stupri. In quel caso, più che guardare agli uomini che danno di matto o che sono stronzi, si potrebbe guardare allo stile di vita che, in una città, può portare al verificarsi di uno stupro. Invece, quando qualcuno osa dire che per limitare gli stupri sarebbe utile evitare di mandare le bambine di diec’anni ai rave party, si sente dire che vuole “togliere la libertà”… bhà…

In altre parole, io non voglio ridimensionare il problema, ma sostituirlo con uno ben più tangibile che è la violenza… quella vera, quella non solo priva di genere, ma anche che non è a compartimenti stagni. La violenza è un problema sociale vastissimo, ogni sfaccettatura del quale comunica con tutte le altre. È la società a essere violenta. Dire che le donne non sono violente solo perché ci sono casi di uomini che uccidono le donne è come dire che l’Occidente è più pacifico del Terzo Mondo perché vende le armi invece di fare le guerre.

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Seconda settimana di vignette antifemministe: la violenza sulle donne non esiste

2 pensieri su “Seconda settimana di vignette antifemministe: la violenza sulle donne non esiste

  1. Ismaele ha detto:

    Salve,
    1 su 10 equivale al 10% no al 90% , queste sono le fondamenta del tuo discorso.
    Credi possa reggere la struttura ?
    Cordiali saluti.

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