Seconda settimana di vignette antifemministe

ERSTER PRIESTER: Wo willst du, kühner Fremdling, hin?/Was suchst du hier im Heiligtum?
TAMINO: Der Lieb’ und Tugend Eigentum.
ERSTER PRIESTER: Die Worte sind von hohem Sinn!/Allein, wie willst du diese finden?/Dich leitet Lieb’ und Tugend nicht,/Weil Tod und Rache dich entzünden.[…]Wenn du dein Leben liebst,/So rede, bleibe da!/Sarastro hassest du?
TAMINO: Ich haß’ ihn ewig, ja!
ERSTER PRIESTER: Nun gib mir deine Gründe an!
TAMINO: Er ist ein Unmensch, ein Tyrann!
ERSTER PRIESTER: Ist das, was du gesagt, erwiesen?

PRIMO SACERDOTE: Dove vuoi andare, audace forestiero?/Cosa cerchi in questo tempio?
TAMINO: Il regno dell’amore e della virtù.
PRIMO SACERDOTE: Parole di elevati sentimenti!/Ma come speri di trovarlo?/Non ti guida né l’amore né la virtù./Il tuo cuore è posseduto dalla vendetta e dall’odio.[…]Se ami la vita,/allora parla, rimani qui!/Dunque tu odi Sarastro?
TAMINO: Lo odio per l’eternità, sì!
PRIMO SACERDOTE: Ora indicami le tue ragioni.
TAMINO: È un mostro, un tiranno!
PRIMO SACERDOTE: Puoi dimostrare ciò che affermi?

(E. Schikaneder/W. A. Mozart; “Il flauto magico”)

Tutti abbiamo dei problemi con la nostra fede.

(N. Jewison, commentando le ultime scene di “Jesus Christ Superstar”)

Oggi, il lunedì della settimana dell’8 marzo 2012, inizia la Seconda Settimana di Vignette Antifemministe. In effetti, la comincio un po’ zoppicando. Gli ultimi tempi non sono stati facili, e non solo dal punto di vista personale, ovviamente.
L’argomento è diventato sempre più vasto… più difficile da trattare… da dove cominciare a parlare, parlando di antifemminismo?
Ricomincerò da dove avevo cominciato l’ultima volta. “Ho spesso sentito descrivere l’antifemminismo” scrivevo un anno fa “in un modo disgustoso, come se fosse un’idea da paleolitico, dettata dall’incapacità di guardare avanti, volta a legalizzare lo stupro e altre amenità, come fosse una barbarie che vuole soffocare legittime richieste di parità.”. L’opinione comune dell’antifemminismo, in questi dodici mesi, non è migliorata.
Peggio ancora. Di recente ho sentito definire l’antifemminista “bigotto”.
A che so io, un “bigotto” vive generalmente una vita comoda. Cioè, il bigotto arriva, dice il suo luogo comune, zittisce tutti e se ne va per la sua strada. Grande comodità, durante una discussione. Comodità dovuta anche al fatto che il bigotto non dà a nessuno il tempo per replicare.
Viceversa, da quando, un anno fa, con la prima settimana di vignette antifemministe, ho ufficializzato la mia posizione di antifemminista, discutere è per me diventata una cosa alquanto difficile. Forse mi sono appiccicato addosso un’etichetta sconveniente, chissà? Fatto sta che l’antifeminnimso non è stata una scelta di comodità. Mi è capitato abbastanza spesso, specie negli ultimi tempi, di non riuscire a commentare un articolo di un blog senza essere cacciato in malo modo. Mi sono iscritto a una specie di lista nera.
È inutile ripetere qual è la mia posizione circa la libertà di commentare gli articoli, penso che come la penso si capisca. Non ho mai cancellato un commento e credo che mai lo farò (come dissi una volta, solo gli spoiler…!).
A differenza di me, però, credo che molti titolari di blog dichiaratamente femministi non afferrino bene la differenza tra “dissidente” e “moralista, ipocrita, negazionista e chi più ne ha più ne metta”.
Specialmente l’ultima accusa (“negazionista”, non “chi più ne ha più ne metta”) sembra quasi una riflesso incondizionato a qualsiasi commento si discosti sia pur lievemente dal punto di vista dei giornalisti di cui parlo, e vorrei quindi fare una precisazione. “Negazionista”, in termini strettamente etimologici (e quindi oggettivi) è un sostantivo che sta a indicare colui che nega, appunto, l’esistenza di qualcosa, non chi mette in dubbio la versione ufficiale.
Chi sostiene che le torri gemelle non siano state distrutte da Saddam Hussein, che i lager non fossero adibiti alla prigionia dei soli ebrei, che fumare una sigaretta al giorno faccia meno male che lavorare in una miniera di carbone eccetera, non è quindi un negazionista. Per esserlo dovrebbe negare che le torri gemelle siano mai cadute, che i lager siano mai esistiti o che fumare faccia male.
Sentirmi dire, dunque, che sono un negazionista se avanzo un’ipotesi secondo cui le donne che si prostituiscono sulla strada e che vengono uccise non vengono uccise “perché sono donne”, ma perché sono particolarmente esposte ai balordi (gli stessi balordi che danno fuoco ai barboni) mi crea quindi un certo disagio.
Quando si parla di antifemminismo, la prima cosa verso cui essere “anti” è l’oscurantismo, il bigottismo… vero, quello di chi intorta le persone, più che spiegar loro le cose, che crea aforismi, più che ragionamenti, che diffonde paura, più che saggezza.
La prima cosa da fare, e il principale intento dell’inchiesta di questa settimana, è quindi mettere chiarezza in questo buio di ignoranza e superstizione. Cercare di ritrovare il senso della realtà non è negazionismo, essere contro il femminismo non è maschilismo, le femministe non sono “donne incazzate” (anzi, sono più furbe di me e voi messi insieme), cercare di capire cos’ha in testa un uomo che uccide la moglie non è meditare di uccidere le mogli di tutti gli altri, eccetera.
Insomma, quello che tanta gente non capisce è che ormai non si può più tornare all’epoca in cui si liquidava qualsiasi dissenso dal femminismo con la parola magica “maschilista”, qualsiasi dissenso dal potere costituito con la parola magica “terrorista”, qualsiasi dissenso dalla Chiesa con la parola magica “eretico” e altre cose. Il tempo delle parole magiche che trasformavano in lupi cattivi tutti i dissidenti è finito. Oggi ci sono degli scontri tra correnti di pensiero e bisognerà affrontarli; chi non vorrà farlo, sarà destinato a rimanere indietro.
Non mi lamento perché il costume da lupo cattivo non mi piaccia… cioè, a me non piace, ma conosco qualcuno che lo sfoggerebbe con orgoglio. Semplicemente, pensateci… a che serve far passare chi ha fatto il male come un lupo cattivo? Serve a dire che c’era una volta. Serve, sostanzialmente, a archiviare la pratica senza risolverla.

Ho quindi deciso di aprire questa seconda settimana di vignette antifemministe con la citazione che vedete qui sopra. Come vedete, è tratta da “Il flauto magico”, un’opera mozartiana di cui ho intenzione di parlare anche tra un paio di giorni.
Ho molto riflettuto su quest’opera, di recente. Per molti versi, essa ha tutta l’aria di una parabola antifemminista. Racconta infatti la storia di un principe a cui una perfida regina fa credere che la ragazza di cui è innamorato sia prigioniera del malvagio mago Sarastro. Coraggioso e ispirato, il giovane parte alla ricerca della fanciulla, pronto a sfidare qualsiasi cosa per salvarla.
Il fatto è che la verità è molto diversa dalla storia che è stata raccontata al giovane. In realtà Sarastro non ha nulla di malvagio, e la fanciulla è stata da lui rapita per sottrarla alle “tenebre” del regno della perfida regina di cui sopra.
Come avrete capito, si tratta di una storia altamente simbolica, che parla, oltre che di principi, regine e rapimenti, anche e soprattutto di come vengono ingannate le menti degli uomini tramite bugie e storielle, e di come è possibile uscire dall’inganno.
C’è una scena in particolare, a questo proposito, molto commovente… il centro dello spettacolo, in un certo senso. Sto parlando della scena da me citata.
È il momento in cui il principe raggiunge la fortezza di Sarastro e viene a contatto con quel mondo che finirà per illuminarlo. Ad accoglierlo, ci sono tre sacerdoti.
“Dove stai andando, audace forestiero?” gli chiede uno di loro “Cosa ti porta a questo luogo sacro?”.
“A cercare l’amore e la virtù!” è la risposta del principe. Parole nobili, ammettono i sacerdoti, ma come spera di trovare l’amore e la virtù quando il suo cuore è accecato dalla morte e dalla vendetta?
Quindi lo rassicurano… in quel luogo non troverà né malvagi né tiranni.

A lasciare spiazzato il principe, in effetti, è proprio il luogo in cui è andato a finire… che non è certo quello che si aspettava! “Qui dimorano sapienza, lavoro e arte…” pensa confuso. Altro che l’antro del brigante che gli era stato descritto dalla regina!
Lo smarrimento è tale che il ragazzo sta per fuggire dal tempio, ma uno dei sacerdoti lo blocca. “Rimani qui.”, gli chiede “Raccontaci… tu odi Sarastro? E perché?”. Insomma, pian piano i loro mondi iniziano a sfiorarsi, a guardarsi.

Non continuo col racconto perché immagino che il perché considero questa una parabola antifemminista sia ormai chiaro. Una mia visione personale che non voglio imporre, ovviamente. Io ci ho visto l’antifemminismo, qualcuno potrà vederci qualcosa d’altro.
Il fatto è che le bugie ci sono e ci sono dappertutto, il punto è che ciò che manca davvero oggi è quella… buona fede che nell’opera spinge il protagonista a tornare sui suoi passi, che permette ai sacerdoti di trattenerlo quando gli dicono “Willst du schon wieder gehn?” (“Vuoi già andare via?”), che consente alla verità di trovare uno spiraglio per entrare nell’animo umano… quella buona fede perfetta che consiste non solo nell’agire bene a seconda della verità che si conosce, ma anche nel cercare di conoscere perfettamente la verità in modo di agire nel modo migliore.
Ammettiamo pure che il femminismo dica tutte cose vere, che davvero le donne uccise vengano uccise “perché sono donne” e “perché gli uomini odiano le donne”. La stupidità di chi dice queste cose non sta tanto in quello che dice, quanto nel fatto che, come l’8 marzo, questi slogan più di ventiquattr’ore non durano. E questo è dogmatico, imbarazzante. Ho parlato, nella mia vita, con ogni genere di persona: fascisti, naziskin, testimoni di Geova, Papaboys, leninisti… radicali di tutti i tipi. Avessi mai trovato qualcuno meno disposto a riflettere sulle proprie convinzioni.

È la differenza tra il dogma e la fede. La frase di un famoso regista rende benissimo questa differenza: “Tutti abbiamo dei problemi con la nostra fede”. Se non siamo continuamente turbati da quello in cui crediamo, vuol dire che stiamo accettando qualcosa passivamente, ed è questo il problema della società femminista. È l’ultimo dogma rimasto, l’ultima verità accettata passivamente; è il dogmatismo stesso.
Il protagonista de “Il flauto magico” è sinceramente innamorato della protagonista, è per questo che segue ostinatamente la sua impresa, non si fa bastare il fatto di potersi mettere la coscienza a posto, ma vuole sviscerare il problema. Così come l’antifemminista è sinceramente turbato da cose tipo… che so… le ragazze stuprate, e non si fa bastare qualche stronzatina tipo “Io gli stupratori li ammazzerei tutti”.
Comincio questa seconda inchiesta sul femminismo in maniera zoppicante, ma non me ne vergogno. Tutti abbiamo dei problemi con la nostra fede.

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Seconda settimana di vignette antifemministe

2 pensieri su “Seconda settimana di vignette antifemministe

  1. Ciao! Siamo un gruppo di donne che hanno aperto una pagina antifemminista su FB! Volevamo chiederti se è possibile pubblicare qualche tua vignetta 🙂
    Grazie 🙂
    facebook.com/donnecontrofem
    donnecontrofemminismo.wordpress.com

    1. Il materiale contenuto su questo sito è assolutamente copyleft. Se citate la fonte (e non modificate nulla del mio lavoro, ovviamente) per me potete pubblicare quello che volete.

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