Seconda settimana di vignette antifemministe: una questione privata

“Voi congiuraste contro noi, signore,
e noi, clementi, invero, perdonammo…
Qual vi piglia or delirio, a tutte l’ore
di vostra figlia a reclamar l’onore?”

(“Rigoletto”)

Volevo chiudere questa seconda settimana di vignette antifemministe pubblicando qui un mio commento a un video che ho visto qualche tempo fa. È un video che tratta un argomento che mi sta molto a cuore. Chiedo scusa se ho esagerato un po’ con le citazioni.

IL VIDEO IN QUESTIONE: http://www.youtube.com/watch?v=WFaMN34yY50

A parte le risate, come si fa a fare un discorso come questo non solo per ridere ma anche nell’interesse delle bimbeminkia? Farmi due risate non mi basta. Io voglio evitare alle ragazzine a cui voglio bene di diventare carne da stupro.
Una volta sentii dire a un abitante del mio paesino: “Dobbiamo dire ai giovani: ‘Tu queste cose (discoteca, droga, rave) non le devi fare’. Punto.”. “Eh…” rispose sconsolato l’interlocutore “Ma poi passiamo per quelli severi…”. “E chi se ne frega!” fu la risposta.
Risposta, in sé, comprensibile, però il problema della degenerazione in bimbeminkia è serio e, se non lo si maneggia con cautela, se si dicono troppi “chi se ne frega” o troppi “punto”, si rischia di finire come quelle persone che avrebbero bisogno d’aiuto per sé stesse, altro che poter aiutare il prossimo. Se volete farvi un’idea di quello di cui sto parlando, guardate la signora al minuto 1:39 di questo video .
Per criticare qualcuno bisogna possedere una morale superiore a questo qualcuno, altrimenti che critica è? È una sparata… una spiritosaggine… Insomma, bisogna conoscere da vicino quello di cui si parla… essere tolleranti. Educare non deve significare pretendere di guarire con l’imposizione delle mani, ma cercare di trasportare qualcuno con sé nella ricerca di qualcosa di più grande di entrambi.

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Seconda settimana di vignette antifemministe: una questione privata

Seconda settimana di vignette antifemministe: l’educazione (sentimentale e non) della fanciulla

MESSALINA: Un comandamento per ogni cosa…! “Non desiderare”, “non amare”, “non vivere”!
DEMETRIO: Nessun comandamento vieta a una donna di parlare come una sciocca…

(dal film “I gladiatori” di Henry Koster, un titolo un po’ natalizio, ma, secondo un gusto dell’epoca, un film abbastanza carino)

FRATE: Vi sembrerà un’eresia, ma io mi sento libero solo quando obbedisco!
LEONIDA MONTANARI (CARBONARO): Anch’io. Chi crede obbedisce.

(dal film “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni)

Vorrei affrontare più approfonditamente l’argomento che sto per trattare, ma è così vasto che dovrei iniziare una terza settimana di vignette antifemministe solo per quello. Si tratta del sessimo nella religione.
Che oggi esista una crisi di coscienza collettiva, per quanto riguarda la religione, è innegabile. Se una volta gli atei erano l’eccezione, oggi sono la regola. Con l’uscire di moda della religione, l’ateismo ha purtroppo perso il suo carattere di scelta controcorrente e, quindi, tendenzialmente illuminista. Credere in Dio a cinque anni perché ti dicono di farlo non è una scelta tanto più intelligente che non crederci per lo stesso motivo a venti.
Questa “religione dell’ateismo” è, a mio parere, il motivo per cui, nonostante sembrino moribonde, istituzioni come la Chiesa faticano a morire. Distruggere dogmi senza distruggere la mentalità che li crea è come spalare l’acqua col forcone.
Capita quindi spesso che molti atei non si liberino dalla schiavitù del dogma, ma saltino semplicemente da un carrozzone del vincitore all’altro. Uno di questi nuovi dogmi è quello che riguarda l’emancipazione femminile, e il fatto che sia contrastata in tutti i modi dalla Chiesa. In un patetico teatrino che ricorda quello dei paesi del Sud America che cercavano l’appoggio dell’USA o dell’URSS durante la guerra fredda, l’ateo si ritrova a essere femminista.

Senza volersi impegolare in citazioni bibliche e nelle loro interpretazioni, devo dire di non aver mai visto nella religione nulla di particolarmente sessista. La religione, però, vuoi per la paura, vuoi per l’ideale, è qualcosa che ricerca una certa educazione per l’essere umano. Possiamo definirla uno spauracchio per evitare che le persone si facciano del male a vicenda, possiamo definirla un codice per raggiungere la perfezione, ma il concetto è quello.
Oggi, sotto l’ideologia femminista, l’educazione è purtroppo qualcosa che si tende a rifiutare. Giusto oggi pomeriggio, parlando in un talk-show televisivo, Alessandra Mussolini ha detto “Ma questi tizi che dicono che le donne, per non essere violentate, non dovrebbero girare di notte con la minigonna… Ma come vi permettete? Noi possiamo ubriacarci, possiamo drogarci, possiamo andare in giro con chi ci pare…”. No.
Un posto frequentato da gentaglia è un posto poco raccomandabile e, se non vuoi guai, lo eviti. Se non vuoi essere considerato gentaglia, non ti comporti da gentaglia.
Non sono solo i bacchettoni moralisti che parlano di educazione. Chi crede obbedisce, la linea di comportamento che si segue è indice dei propri obiettivi.

Un concetto in voga già da molto tempo, questo “chi crede obbedisce”, non molto avveniristico. Eppure, nel femminismo, sembra sconosciuto.
È quasi ridicolo che chi si proclama ateo si proclami anche femminista, perché il femminismo è una religione, con la sua chiesa ferma ai secoli bui e che non ha nessuna intenzione di muoversi. Mi viene in mente una famosa vignetta contro la Chiesa in cui si vedeva un grafico che rappresentava l’evoluzione della tecnologia nel corso del tempo; dall’inizio della storia della Chiesa cattolica fino al Rinascimento c’era una voragine. “A quest’ora” diceva la didascalia “potevamo aver conquistato la galassia, pensateci!”.
È la stessa cosa che penso io del femminismo. Il mondo va verso il pacifismo e le conquiste del femminismo mandano le donne in trincea; il mondo va verso la non violenza e le conquiste del femminismo mandano le donne a fare lotta libera; il mondo va verso l’educazione e le conquiste del femminismo mandano le donne ai rave-party; il mondo va verso l’entusiasmo e la fiducia verso il prossimo e il femminismo educa le ragazze alla paura e al cinismo. Il mondo va verso l’ovvio e il femminismo blocca tutto questo.

Seconda settimana di vignette antifemministe: l’educazione (sentimentale e non) della fanciulla

Seconda settimana di vignette antifemministe: intervista saltata

Siamo arrivati all’ultimo giorno di questa seconda settimana di vignette antifemministe. Come qualcuno ricorderà, la prima si concludeva con un’intervista al fondatore del giornale online “AntiFeminist”. Per una scelta di parcondicio, avevo deciso di concludere quest’altra con un’intervista a uno dei redattori di “Femminismo a Sud”, il celebre blog che parla dei tempi in cui tutti dicevano di aver capito. Purtroppo, quando ho domandato se qualcuno voleva rilasciarmi un’intervista, nessuno mi ha risposto. È vero che chi tace acconsente ma, alla domanda “Chi mi rilascia un’intervista?” che risposta è “Sì.”? Mi sa tanto che non se ne farà niente.

Seconda settimana di vignette antifemministe: intervista saltata

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (appendice)

Appendice. La Hunziker che frigido fé licito in sua legge, per torre il biasmo in che era corrotta

NERONE: Loro sono impazienti? E chi pensa alla mia pazienza? Ah… un trionfo per distrarli… e chi distrae me? Io fatico… io agonizzo per loro! Non ho vita privata…
PETRONIO: Tu sei il sole per loro! Il sole ha una vita privata, forse?

(dal film “Quo vadis?”)

Oggi volevo parlare di un caso celebre di stalking, quello ai danni della nota star televisiva Michele Hunziker.

Comincio subito col dire che ovviamente non intendo dare una spiegazione esaustiva del fatto ma solo riflettere su un punto in particolare. Non so bene chi siano questi stalker, tanto per cominciare. Non perché non mi sia voluto informare, ma perché, quando si trattano casi, bene o male, delicati come questi, è sempre difficile definire come stiano le cose.
Non è stato detto, per esempio, quali fossero i messaggi inviati dagli stalker, né sono mai riuscito a parlare con queste persone.
Sappiamo però che si possono distinguere i messaggi degli stalker, sostanzialmente, in due generi: minacce e… stranezze (che so… “non posso vivere senza di te”, “siamo fatti per stare insieme”, “voglio bere il tuo sangue”… roba del genere). Continua a leggere “Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (appendice)”

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (appendice)

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt2)

2. Il senso della realtà

SERGENTE: Bisogna prendere provvedimenti per il soldaten Shultz! Con la scusa che l’alcool lo fa diventare più feroce, si scola sempre tutta la razionen di grappa da distribuire prima di attakko!
SOLDATO: (passando di corsa vicino ai due col fucile in resta) AAATTAAACK!
CAPITANO: Ma difenta feramente combattifo! … Non fedo cosa ci sia di male! …
SERGENTE: Il nemiken è dall’altra parte!

(Bonvi, una striscia delle Sturmtruppen)

Stronzate, perché gli innocenti in prigione non fanno bene a nessuno. Un ragionamento secondo cui è meglio l’amico morto del nemico vivo può andar bene per il nonno seduto sotto il porticato con l’archibugio sottobraccio, non per la legge! La legge deve capire le situazioni, sviscerarle, studiarle. “Non esiste chi uccide per amore! Chi uccide per amore è un assassino, punto! Gli assassini sono tutti uguali!” Ah… quindi quelli che hanno studiato psicologia criminale finora sono tutti degli stronzi?
Cioè… solide argomentazioni… anch’io penso che non si possa uccidere (o, peggio, maltrattare) per amore, anch’io, se uno mi corre incontro con un pugnale alzato, sparo prima di parlare, ma non sarebbe meglio che almeno un paio di persone si dedicassero a studiare questi comportamenti, oltre a pensare a come arginarli?
“Scegliete la giustizia, voi che siete i giudici in terra”, dice la Bibbia. I “giudici” devono avere il senso della realtà, non possono comportarsi come coloro a cui basta risolvere il problema immediato. A cosa serve il senso della realtà? Continua a leggere “Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt2)”

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt2)

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt1)

1. Introduzione

DYLAN: Buongiorno, signora! Noi veniamo da Londra… mi chiamo Dylan Dog, e vorrei parlare con vostra figlia.
SIG. RA JONES: M-mia figlia?… (chiude la porta con violenza)
GROUCHO: Forse “parlare” qui nel Galles ha un significato osceno… prova a dirle che te la vuoi portare a letto.

(Groucho teorizza sulla diffidenza della gente)

Diligite iustitiam qui iudicatis terram.

(Sapienza I, 1)

Volevo dedicare questa penultima giornata della seconda settimana di vignette antifemministe a un argomento particolarmente delicato: lo stalking.

Innanzitutto una precisazione di carattere storico. Il reato di stalking è stato istituito, prima che per difendere le donne dalle telefonate, per tutelare tutti quei “persecutori” che, prima dell’istituzione di questo reato, venivano linciati senza tanti complimenti.
Con “tutelare” intendo “prendere sotto la propria tutela”. Si tende spesso a dimenticarlo, ma la funzione dello Stato non è solo quella di proteggere i buoni dai cattivi, ma anche quella di dirimere le controversie tra i cittadini. Invece di dare gli stalker alla folla inferocita, li prendiamo sotto la nostra protezione.
Il guaio è che gli stalker sono anche nemici pubblici. Una volta dissi, scherzando ma non troppo, una cosa: “Un giorno gli stalker avranno la loro statua vicino a quella di Giordano Bruno”.
In effetti i cosiddetti stalker e i cosiddetti indemoniati di una volta hanno più di un punto in comune. In entrambi i casi parliamo di personaggi che mettono la gente di fronte alle sue paure, alle sue superstizioni. In entrambi i casi parliamo di personaggi destabilizzanti per una religione o una morale; nel Medioevo era un cristianesimo fatto di vuoti rituali, oggi un culto della femminilità altrettanto fanfarone. E, chissà perché, tra gli stregoni bruciati dalla Santa Inquisizione si ricordano pochissimi cardinali. Continua a leggere “Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt1)”

Seconda settimana di vignette antifemministe: agli stalker, un uomo dell’umanità da loro divinata, dove il rogo arse (pt1)

Seconda settimana di vignette antifemministe: piccola digressione da melomani

La donna è originale e stravagante.

(riscrittura sessantottina della scena di una scena de “L’elisir d’amore” in cui il cattivo definisce la donna “un animale stravagante”)

È mai possibile che si possa pensare oggi alla realizzazione di un “Rigoletto”, efferata istoria di un tirannello provinciale che usa e abusa dei suoi sudditi, di un satrapo che si sollazza di rapimenti e assassini in una Italietta divisa e primitiva, con tutte le conseguenze politiche e morali che ne possono derivare alla massa di pubblico che frequenta il cinema e che è centomila volte superiore a quello che frequenta il teatro lirico? È mai possibile che in un’Italia cattolica si possa riesumare per l’edificazione delle grandi masse un dramma come la “Tosca”, fosco e truce, intriso di sangue, con un contorno di abusi polizieschi? È mai possibile che nell’Italia moderna si osi parlare di rievocare davanti agli occhi di tutto il mondo il dramma da cronaca nera della “Cavalleria rusticana” (l’opera lirica, s’intende), con tutto il vecchio bagaglio coloristico della gelosia, del coltello, del costume? È mai possibile che in un’Italia che pretende di stabile una morale tra la razza bianca e quella di colore, si pensi a realizzare un’”Aida” in cui pateticamente e drammaticamente si esalta, mi pare, perché io non ho mai capito bene la storia, il connubio tra un bianco e una negra, al padre della quale non manca che l’appoggio della Società delle Nazioni per apparire come il Negus?

(Luigi Freddi a Benito Mussolini)

Vogliate perdonarmi, ma volevo , in attesa di cominciare gli articoli di oggi, proporvi un articolo che scrissi un annetto fa, e che ho già pubblicato una volta in occasione della prima scaligera dell’anno passato (un “Don Giovanni”, per chi non se lo ricordasse). Vogliate perdonarmi perché so bene di abbandonarmi troppo spesso a efferate citazioni da melomani e che, quando comincio, non la finisco più.
Comunque sia l’articolo che sto per proporvi tratta di censura ideologica femminista nel mondo della lirica. Come avevo accennato introducendo questa inchiesta, c’è un piccolo riferimento a un’opera d cui ho già parlato, questa settimana, ma la cosa è del tutto casuale, in quanto già avevo deciso di inserire questo articolo in quest’inchiesta prima ancora di scrivere quello di apertura. Continua a leggere “Seconda settimana di vignette antifemministe: piccola digressione da melomani”

Seconda settimana di vignette antifemministe: piccola digressione da melomani