Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica

Si parla molto in questi giorni (tutti i giornalisti sognano di dire questa frase, appena se ne presenta l’occasione) di pirateria informatica. Il motivo lo avete saputo da enti di informazione meno pigri di questo: l’imminente votazione delle leggi SOPA e PIPA e la chiusura del sito di file-sharing Megaupload (con annesso Megavideo). Essendo io un appartenente alla categoria che questi signori dicono di voler proteggere, ossia quella degli autori, una serie di pensieri riguardanti la pirateria informatica ha attraversato la mia mente. Ho parlato con tantissimi autori, sia emergenti che affermati, nella mia vita; ne avessi mai trovato uno contrario alla pirateria informatica. Deve essere perché i produttori che si preoccupano della pirateria possono essere giusto quelli di gente che non sono abituato a frequentare, come Jovanotti, personaggi che non hanno bisogno di anteprime perché, tanto, la gente li segue perché lo fanno tutti. Se sei, che so io, l’editore di Fumetti Disegnati Male (i cui autori, infatti, pubblicano su internet tutto quello che fanno), fai di tutto perché i tuoi fumetti siano più noti possibile, in modo che i lettori abbiano una base su cui scegliere il tuo libro piuttosto che un altro. La gente non compra a scatola chiusa; i produttori lo sanno e cercano spesso di incoraggiare la diffusione di anteprime. Per citare un utente di YouTube che era stato rimproverato per aver pubblicato lo spezzone di uno spettacolo filmato col videofonino, “basta con questo accanimento verso chi non danneggia affatto il lavoro di un artista, anzi, lo pubblicizza”! Secondo certa gente, io non dovrei andarmi a vedere dal vivo uno spettacolo di tre ore perché, tanto, c’ho il video di trenta secondi fatto col telefonino… La verità è che metà della produzione artistica che c’è in giro nessuno la conoscerebbe, senza la pirateria informatica. La cultura non si muove tramite azioni di compravendita da banchetto della limonata, ma tramite un enorme movimento di capitali che la pirateria non blocca, ma incoraggia. Faccio un esempio. Per ironia della sorte, conobbi la saga de “I Pirati dei Caraibi” proprio grazie a un atto di pirateria, e questo mi spinse prima di tutto a comprare il DVD del film (nei costosissimi primi giorni d’uscita), e in seguito a vedere al cinema non solo i due film successivi (di uno dei quali mi regalarono anche il DVD) ma anche TUTTA la filmografia di Johnny Depp. Il file-sharing, insomma, non solo non danneggiò la Disney, ma, anzi, aiutò lei a guadagnare con due film orribili che non avrei mai visto senza quell’atto di pirateria e creò occasioni di guadagno per tutta l’industria del cinema. Anche a proposito dei soldi che guadagnarono altri produttori potrei citare soldi REGALATI come quelli che spesi per andare a vedere “Nemico pubblico”. Quanti di quelli che fanno la voce grossa contro la pirateria, infine, sarebbero disposti a prevenirla? In quanti impiegherebbero le stesse energie che usano per cancellare un film da internet per fare in modo che quel film passi ogni tanto in televisione? Quanti di loro, se proprio vogliamo pretendere che la gente compri a scatola chiusa, si batterebbero per rendere più facile la ricerca di DVD di film irreperibili e programmati in televisione una volta ogni morte di papa? Recentemente, per fare un esempio, è stato cancellato dalla rete il film di Luigi Magni “In nome del Papa re” tramite un’azione legale. Si tratta di un film, come gli altri film di questo regista, condannato a registrare rarissimi passaggi televisivi, e unicamente come tappabuchi da seconda serata, che piomba addosso al nottambulo che fa zapping senza essere stato annunciato neppure da uno spot. In quanti se la sentirebbero di lottare contro questo sabotaggio, questa villania, questa forma di disprezzo verso le opere d’arte, invece che contro Megavideo? In quanti sarebbero disposti a sostenere il teatro o il cinema? E non parliamo semplicemente di “non fare tagli alla cultura”, che sta diventando una frase che non significa niente. Quanti sarebbero disposti ad ammortizzare di tasca loro i costi a cui un autore deve andare incontro in modo che possa permettersi biglietti omaggio o quantomeno dai prezzi più ragionevoli? Insomma, la cultura è come la marijuana. Se fosse legale, sarebbe impossibile specularci sopra.

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Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica

2 pensieri su “Le impressioni di un autore riguardo la pirateria informatica

    1. Io vidi grazie a internet tutti i film di Luigi Magni meno uno (meno uno e qualche minuto di un altro, se contiamo un passaggio in RAI di “Secondo Ponzio Pilato” programmato così tardi che il sonno mi vinse qualcosa come venti minuti dopo l’inizio): “Nell’anno del Signore”, che credo fosse uscito in DVD con un giornale o giù di lì. Ora tra i miei DVD troneggia praticamente metà della filmografia di questo regista, e sto anche aspettando che mi arrivi un DVD recentemente acquistato di “Nemici di infanzia”.
      E non sto citando un nome sconosciuto, eh! Se questi sono i problemi di uno dei principali esponenti della commedia all’italiana, immaginatevi quelli degli impressionisti bielorussi!

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